“Io grazie ad una vecchia conoscenza ho risolto il problema, ma un turista avrebbe sicuramente perso la valigia o l’avrebbe riavuta chissà dopo quanto tempo. In questo modo il turismo non decollerà mai”. Maojapan Maurizio Francioso (nella foto assieme alla graziosa moglie giapponese al ristorante da Uccio Barbanera), mesagnese trapiantato da 22 anni in Giappone, ha toccato con mano i problemi della “sua” Italia tornando per un breve periodo di vacanza a Mesagne. Maurizio vive ad Osaka dove gestisce un ristorante e dove importa, anche per terzi, prodotti della gastronomia italiana, pugliese in particolare “perché – dice – la nostra cucina è la prima al mondo e tutti vanno pazzi per assaggiare i prodotti della nostra terra”.
Ma…”Ma quando arrivo in Italia mi trovo di fronte ai soliti problemi”. Quali? “Da Osaka ad Amsterdam abbiamo fatto un volo regolare. Arrivato a Roma ci siamo imbarcati per Brindisi. All’arrivo al Papola non c’era la valigia di mia moglie. Capisci bene che anche in Giappone la valigia di una donna è diversa da quella di un uomo. Ho dovuto comprare diversi capi di abbigliamento e tanto altro perché diversamente mia moglie non sarebbe uscita di casa”. Subito ha presentato denuncia di smarrimento della valigia e l’agenzia che gestisce per l’Alitalia i bagagli lo ha assicurato che entro un giorno avrebbero riavuto la valigia. “Te la spediamo o vieni a riprenderla? gli hanno chiesto. “No telefonatemi ed arrivo subito”, ha risposto.
Questo è accaduto il 5 agosto. Sono passati due giorni ma della valigia non c’erano notizie. Sapendo come si usa fare in Italia, Maurizio ho cercato una… raccomandazione. Si è ricordato di un amico d’infanzia con cui andava a scuola e che adesso lavora in quel settore in aeroporto. Gli ha telefonato pregandolo di interessarsi. Dopo pochi minuti è stato richiamato: la valigia era nel deposito dell’aeroporto da due giorni. “Ma come, mi avrebbero dovuto richiamare”.
Maurizio si è subito precipitato in aeroporto assieme alla moglie per riprendere la valigia ed ha presentato richiesta di rimborso delle spese che ha sostenuto. “In deposito c’erano centinaia di valigie – spiega arrabbiatissimo -. Se al mio posto ci fosse stato uno turista straniero e gente che non aveva conoscenze sul posto starebbe ancora aspettando la valigia che certamente avrebbe perso. Questa negligenza, questo modo di fare il proprio lavoro e il proprio dovere per cui si è pagati, è tipico dell’italiano. Un vero peccato perché il turista in questo modo fugge, non torna più in questa terra che, vi assicuro, è la più bella del mondo”.
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