A proposito di legalità, rispetto delle regole ed onorabilità delle istituzioni che si rappresentano.
La partecipazione con tanto di fascia tricolore (pare anche con il gonfalone) di un Assessore alla festa in onore della Madonna della Madia a Monopoli, relegata tra le notizie di cronaca rosa in questo scorcio d’estate, è una vicenda che ci racconta di come a svilire e ledere l’onorabilità delle Istituzioni giammai possono essere le critiche ed i rilievi di un cronista quanto, piuttosto, i comportamenti e le decisioni che i titolari di cariche pubbliche assumono nell’esercizio delle proprie funzioni. Nell’episodio citato, infatti, si appalesa chiaramente che le prerogative riservate al Sindaco, non sono state esercitate nell’interesse della comunità che si vorrebbe rappresentare ma piegate, verosimilmente, all’essenza dell’uomo nella società contemporanea: “appaio ergo sum”. Giova sapere, infatti, che l’uso della fascia tricolore o del gonfalone non è rimesso al libero arbitrio del Sindaco, ma è disciplinato da un serie di norme e da apposito Regolamento Comunale. La delicatezza dell’argomento spinse nel 1998 l’allora Ministro dell’Interno, Jervolino, ad emanare una apposita circolare (n.5/98) con la quale si rammentava che la fascia tricolore, indossata dai Sindaci di una città durante le cerimonie ufficiali, non è un semplice ornamento, ma “si caratterizza per il suo valore altamente simbolico…… Il distintivo del Sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune; è di carattere sostanziale e significativo, in relazione alla particolare valenza nella cura degli interessi pubblici conferita al Sindaco con il sistema della investitura diretta….. Viene attribuito ad un elemento simbolico una specifica funzione che è distintiva, siccome finalizzata a rendere palese la differenza tra il Sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche e che, nel contempo, sottolinea l’impegno che il Sindaco si assume nei confronti dello Stato e della comunità locale. L’alto ruolo istituzionale svolto dal Sindaco impone, pertanto, un uso corretto e conveniente della fascia tricolore nell’avvertita consapevolezza della dignità e del decoro della carica…….”. A sua volta il regolamento ”Del Cerimoniale e dell’uso dello Stemma e del Gonfalone” del Comune di Mesagne statuisce che l’uso della fascia tricolore “è riservata al Sindaco che può delegare…. La fascia va indossata nelle occasioni ufficiali nelle quali il Sindaco deve essere individuato …… la partecipazione del Gonfalone ad iniziative di terzi è autorizzata dal Sindaco previa valutazione del valore morale dell’iniziativa”. Quali ragioni hanno spinto il Sindaco, disattendendo al complesso delle norme in materia, a consentire all’Assessore di poter utilizzare la fascia tricolore e addirittura ad esporre (salvo gradite smentite) il gonfalone del comune? Forse Molfetta ha ricevuto un invito formale dal suo omologo di Monopoli e non potendo partecipare personalmente ha delegato l’Assessore? Quale cura degli interessi pubblici ha inteso tutelare? Sono forse Mesagne e Monopoli città gemellate? Quale alto valore morale può riconoscersi alla festa patronale della città delle “cento contrade” dissimile da quello di migliaia di analoghe celebrazioni che si tengono ogni anno in Italia? Domande che trovano una risposta (anche questa certamente sofferta) solo nell’insostenibile leggerezza dell’apparire dell’Assessore il quale, adornato dalla fascia tricolore, si è potuto così distinguere dagli altri fedeli in processione.
Un lettore ci scrive (a proposito di legalità)
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praticamente tutto votato a trappito…come si usa dire.
riassunto della cosa
è quello che si capisce…