Il coordinatore di progettiamo Mesagne Antonio Calabrese (nella foto) torna sulla vicenda delle biciclette di proprietà comunale scomparse e valuta “approssimativa” la risposta data dal sindaco Pompeo Molfetta alla denuncia presentata dal suo movimento politico e dal consigliere Carmine Dimastrodonato. Questa la nota inviata in Redazione da “ProgettiAmo Mesagne”.
Malgrado siano tanti i problemi che dopo la denuncia delle bici comunali sono emersi nella gestione amministrativa di questo paese (trasporto pubblico studenti, integrazione scolastica, ecc.) e che impongono altrettanta considerazione e attenzione, sentiamo tuttavia il dovere di fare una breve riflessione sui contenuti della risposta fornita dal Sindaco sulla vicenda del progetto “bike sharing”e delle bici scomparse.
Sul punto è necessario sottolineare che all’indomani della denuncia, Progettiamo Mesagne e il consigliere Dimastrodonato, avevano depositato (oramai più di un mese fa) la richiesta di visionare l’inventario completo dei beni mobili comunali al fine di comprendere come vengono gestiti i beni appartenenti ai cittadini. Ci sarebbe piaciuto rispondere sulla vicenda delle bike sharing proprio partendo quindi da un’analisi più ampia dei beni comunali; purtroppo non è stato possibile perché ad oggi, nonostante le sollecitazioni, questo inventario non è stato ancora consegnato. Questione grave che evidenzia come questa amministrazione non garantisce il pieno diritto di accesso agli atti ai consiglieri di minoranza nei tempi previsti dalle leggi e dal regolamento comunale.
Il dato di partenza dunque è solo la risposta del Sindaco, che appare a dir poco confusa, caotica e approssimativa e che, agli occhi anche del più attento lettore, non chiarisce neppure uno dei dubbi sollevati nell’interrogazione promossa da Progettiamo Mesagne. Nello specifico, malgrado lo sforzo di ricostruzione operato dall’assessore Antonio Marotta, non è chiaro quante bici sono rientrate in possesso dell’amministrazione comunale dopo la denuncia sollevata e “chi” e per “quali ragioni” ne era in possesso. Il problema si pone principalmente per le bici lasciate in tutti questi anni nella disponibilità esclusiva di privati, e mai riconsegnate all’amministrazione se non dopo la recente denuncia sollevata. La questione è di non poco rilievo perché, nonostante l’esistenza di un progetto per favorire la mobilità alternativa cittadina, si è avallato negli anni, una dispersione, una distrazione di beni pubblici dalle finalità progettuali fissate, un uso illegittimo e incontrollato, favorito dall’incuria e dall’inerzia di chi avrebbe dovuto monitorare e garantire il rispetto della res pubblica.
Ad oggi, dunque, il quadro ricostruito non può dirsi assolutamente né completo né lineare; non sono chiare le responsabilità di chi ha permesso o soltanto favorito questa situazione. I cittadini attendono non verifiche approssimative, ma risposte chiare e soprattutto “decisioni autorevoli”, che lontane dal mettere alla gogna questo o quel dipendente o funzionario “poco attento”, diano invece attraverso “provvedimenti concreti” nei confronti dei responsabili, un segnale chiaro e univoco sull’attenzione che la pubblica amministrazione deve necessariamente avere nei confronti di beni che appartengono a tutti i cittadini.
“La risposta del Sindaco appare confusa, caotica e approssimativa”
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