
Mesagne ancora una volta ha risposto alla grande. “Abbiamo un contesto favorevole. I mesagnesi ritengono che sia giunto il momento perché questa città abbia di nuovo un suo rappresentante nel governo nazionale”.
Ieri sera l’auditorium del castello ha ribadito un sentimento: Toni Matarrelli è la grande novità del panorama politico di questo territorio. E’ il suo momento. Piaccia o no, sia ai tradizionali avversari politici del centrodestra che a quelli della sua stessa coalizione molti dei quali, in verità, già vedono in questo ragazzo figlio di emigranti, è il nuovo riferimento politico.
“Il prossimo governo – ha detto – ha il dovere di rimettere in moto l’economia. Noi faremo esattamente il contrario di quanto hanno fatto sia Tremonti che Monti che con il blocco della spesa hanno provocato una stasi dell’economia. Investiremo su questo Paese, sui nostri giovani. Abbiamo le risorse per poterlo fare: spendiamo miliardi di euro per acquistare gli aerei da guerra F35 che non sappiamo che farcene: quelle risorse le investiremo per produrre lavoro”.

Con quale coalizione? “Noi non abbiamo nulla a che fare con Monti. Siamo agli antipodi: Monti predica l’austerity per la ripresa, noi diciamo esattamente l’opposto. Se non saremo produttivi, se non faremo investimenti in tutti i settori strategici, saremo condannati. Il nostro programma politico è chiaro: bisogna rimettere in moto l’economia attraverso gli investimenti”.
Dario Stefano, candidato al Senato in Sel, porta a Roma l’esperienza positiva maturata come assessore regionale alle Risorse Agroalimentari. “Stiamo ricostruendo una prospettiva per le nuove generazioni. Nel nostro territorio sono state sostenute iniziative devastanti dal punto di vista ambientale sostenendole come la soluzione per l’occupazione dei nostri giovani. L’esperienza maturata nel governo regionale è di riferimento in ambito nazionale ed internazionale e fa della Puglia una delle regioni di maggiore innovazione”. Questo territorio chiede molto. “La Puglia è stata individuata come la regione che ha tenuto più delle altre. C’è mancato un interlocutore nazionale prima con il governo di Berlusconi e poi con Monti che ci hanno messo i paletti”.