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(di Viluccio Montanaro) Il suo nome era porta Boreale oppure porta Napoli ed attualmente Porta Grande. Essa è l’ultima ed unica testimonianza della vecchia città; doveva, probabilmente, far parte dell’imponente circuito murario di cui era dotata la città di Mesagne, difeso da un fossato, 22 torri di guardia (di cui ne è rimasta solo una inglobata in una civile abitazione) e camminamenti. Per mancanza di notizie, non si conosce la data della sua prima costruzione; in ogni caso è prima del 1596 in quanto riportata in un disegno della pianta della città di quella data. Nel 1764 era in parte crollata e così era rimasta fino al 1784 quando l’allora feudatario, marchese Giuseppe Barretta, voleva smantellarla completamente ed utilizzare i blocchi di carparo per uso proprio; ma si bloccò di fronte alla forte reazione del popolo mesagnese, anzi fu costretto a ricostruirla completamente ed in pochi giorni. La porta, ad arco, è realizzata in tufi di carparo lasciati a vista. Sull’arco è presente lo stemma dell’Università o Comune di Mesagne, raffigurante una palma con due spighe di grano. Sulla parte superiore della struttura c’è lo stemma nobiliare dei feudatari di allora. L’altro ingresso, invece, a sud del centro storico, denominato Porta Piccola, è oggi scomparso.
Porta Grande
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