
Il Partito Democratico, come abbiamo già riferito in altro servizio dell’altro ieri, conclusa la fase di confronto interna alla quale sono intervenuti con importanti contributi molti dirigenti di partito, ha redatto un comunicato stampa.
Nel corso del dibattito è emerso l’orientamento che, relativamente all’attuale legge elettorale meglio conosciuta come Porcellum, si rende necessaria una immediata modifica al fine di poter garantire la governabilità al Paese.
Un coro di sdegno, inoltre, si è alzato in merito ai costi della politica. Tutti sono stati concordi nel sostenere che è arrivato il momento di dare segnali forti, di ridurre drasticamente costi e benefici della politica, di eliminare le Province e di sospendere il finanziamento pubblico ai Partiti. Peccato che quando c’è stata la possibilità di dare un segnale forte, i democratici mesagnesi abbiano preferito Bersani anziché Renzi.
Tutti i dirigenti del Pd mesagnese si sono ritrovati d’accordo anche nel procedere con urgenza all’approvazione di riforme chiare e nette, volte alla ripartenza dell’economia e del Mezzogiorno, unico e ultimo spiraglio di speranza per un’Italia ormai in fase di stallo. Durante il confronto si è interpretato il messaggio fornito dagli elettori attraverso il voto, con la volontà improcrastinabile di cambiamento nei modi, nel linguaggio, nei contenuti e nelle persone.
Speriamo. Finalmente nel Pd si inizia a parlare di cambiamento.
E allora – si è detto nel Pd – perché in attesa che lo faccia Bersani a Roma non iniziamo il cambiamento proprio da Mesagne dove la giunta Scoditti non risponde più alle aspettative della città? “Il PD – dice il comunicato – ha voluto cogliere la sfida del cambiamento lanciata e, nel riconoscere al Sindaco l’esercizio delle prerogative conferitegli dalla legge, ha proposto una rimodulazione complessiva della Giunta Comunale”.
Un passaggio che – a parere del PD mesagnese – “si rende necessario per dare un segnale forte di cambiamento anche al fine di individuare, con gli alleati di governo, alcuni obiettivi comuni, condivisi ed economicamente sostenibili, per rilanciare l’azione amministrativa nel solo ed esclusivo interesse della città che deve essere il punto fermo da cui far partire un confronto all’interno della maggioranza, dove ognuno deve essere pronto a mettersi in discussione per favorire quel riavvicinamento alla vita pubblica dei cittadini, che anche gli alleati rivendicano”. E aggiungono: “Un confronto necessario che deve avere come punto di partenza la massima trasparenza dell’azione amministrativa e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica”. Finalmente.
Per la prima volta il PD mesagnese si dice convinto della necessità di un cambiamento radicale. Ora l’auspicio è che alle parole seguano i fatti.
Peccato che i partner di governo della città abbiamo letto nelle righe il comunicato. “Belle parole – dicono – che però hanno altri obiettivi. Quali? Quelli di invitare Sinistra Unita, alias Matarrelli, a “scendere dal piedistallo e mettersi in discussione, rimettendo, umilmente, le proprie deleghe assessorili e dei consiglieri delegati, nella mani del Sindaco, nel pieno interesse del rilancio dell’amministrazione per un vero, radicale e concreto cambiamento”.
E aggiungono: “Intanto il cambiamento lo comincino a fare loro che sino a ieri hanno riproposto al governo della città uomini della vecchia guardia come Faggiano e Montanaro già bocciati dall’elettorato”, dicono. E concludono: “Per quanto ci riguarda i nostri amministratori sono tutti al primo incarico istituzionale e, nonostante le difficoltà provocate dalle diatribe interne al Pd, hanno lavorato bene. Perché cambiarli? Alle ultime elezioni politiche l’elettorato mesagnese ha bocciato il Pd mentre noi abbiamo aumentato i consensi portando un nostro rappresentante nel Parlamento italiano”.
Matarrelli Matarrelli: speriamo che se ne vada definitivamente a Roma, a Bari o che se ne torni Krefeld. Per la pace di tutti. Nella foto la sede del Pd di Mesagne in via Roma.