(di Vincenzo Volpe*) Siamo tutti particolarmente lesti a citare frasette note assai, ma alquanto restii a meditarci su per quanto meriterebbero. Proviamo con un paio di esempi: “Corsi e ricorsi storici”; “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente” e sono certissimo che ciascuno dei tre lettori sin qui incuriositi starà già collocando al giusto posto il carissimo Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed il, forse un po’ meno, caro Giovanbattista Vico. Già perché, in effetti, sono frasi arcinote e magari anche un po’ abusate, ma avrete già intuito che non sono state scelte a caso.
Nella precedente elencazione dei miei banali pensieri, circa un mese fa, tentavo di risvegliare un certo interesse sugli “Appetiti dell’animo umano”; questa volta vorrei provare a sollecitare riflessioni più approfondite su ciò che, di primo acchito, tendiamo a considerare ormai assodato.
Come assaggio suggerisco un parallelo magari strano se non addirittura irriverente: a pensarci bene non sono forse i corrispettivi “Ante litteram” dei moderni Twitt? Chi mai l’avrebbe detto. In realtà dietro ognuno di questi due veri e propri “Slogan” c’è molto di più di quanto appaia, fino al punto che il senso vero di ciascuno di essi ci porta ad intuire che si tratta di verità addirittura legate fra di loro.
Si può cominciare chiedendosi se davvero esistano cicli storici o se, come suggerisce il Gattopardo, ogni cosa resti sempre uguale a se stessa, magari un po’ truccata da novità.
Io non posso certo pretendere di avere le risposte, ma vorrei suggerire a tutti di guardarsi attorno, di riflettere su quanto si presenta alla nostra conoscenza quotidiana. Vorrei che tutti insieme riflettessimo sugli innumerevoli casi in cui vediamo sotto i nostri occhi il riaffermarsi di un vero e proprio sistema di tipo feudale (e sia ben chiaro che non intendo affatto fare riferimento a casi specifici lasciando alla fantasia di ogni lettore la personale scelta dei – numerosi – esempi da valutare, che siano locali, nazionali, politici, sociali, malavitosi, internazionali … fa davvero poca differenza).
“Ma come, sistema feudale nel 2017? Ma dove vive questo qui?”. Beh provate a pensarci più serenamente e cercate di valutare con più attenzione dove viviamo tutti quanti. Non siamo forse in grado di riconoscere attorno a noi una serie di vassalli, valvassori e feudatari che si organizzano al meglio per coltivare i loro potentati?
Insisto: non serve, in questa fase, individuare il determinato vassallo brindisino o il feudatario romano piuttosto che, magari, il principe europeo; è sul sistema in se stesso che cerco di porre l’accento. Un sistema che si caratterizza per essere alimentato da soggetti che evidentemente hanno un interesse specifico al mantenimento di esso, poiché se si vuole che nulla cambi – pur mascherando tale immobilismo con un finto cambiamento – è chiaro ed evidente che si vogliono ingannare gli ingenui disposti a credere al rinnovamento propagandato, ma in realtà si tesse la tela per consolidare quell’immobilismo che, a quanto pare, proprio perché tanto ambito, deve per forza fare comodo a qualcuno.
La domanda successiva è quasi automatica: “A chi fa comodo l’immobilismo?”. Facilissima la risposta: “A tutti coloro che dall’attuale stato di cose possono trarre vantaggio!”. E qui non si apre una finestra, ma un immenso portone che, per questa volta, tralasceremo di varcare poiché ci potrebbe portare fin troppo lontano, addirittura, pensate, fino ai “Migranti”.
Torniamo quindi ai nostri “Slogan” e chiediamoci: questi potentati che si vanno irresistibilmente riaffermando rappresentano una conferma dei corsi e ricorsi storici del Vico? O sono la manifesta espressione delle meste riflessioni di Tomasi di Lampedusa? I feudatari stanno tornando o non sono mai veramente tramontati?
Di certo appare sempre più opprimente la frequenza con cui sorgono, si sommano e sgomitano fra di loro tanti nuovi feudi.
Si potrebbe obiettare che non ci sia nulla di nuovo, appunto!
L’esercizio e l’affermazione del potere sono merce trita e ritrita e, forse, una parte di esso ha pure una sua ragion d’essere, ma credo che sia meglio rinviare questa disamina ad una puntata successiva, quella che potremo dedicare all’approfondimento delle motivazioni, all’appropriatezza dei vari obiettivi possibili e, magari, alla ricerca del giusto equilibrio fra concetti che, presi singolarmente, hanno probabilmente tutti la loro porzione di ragionevolezza.
Per ora vorrei richiamare l’attenzione su come tutto sia correlabile: il mio caro amico Carmelo parlava di “Dittatura dei partiti”, avevamo continuato con gli “Appetiti dell’animo” e, scomodando Vico e Tomasi di Lampedusa, siamo giunti con relativa facilità all’esercizio del potere travestito da … “Rinascimento del medioevo”
Ma, se la memoria non m’inganna, la rinascita del medioevo è stata già etichettata a suo tempo con altra e ben più precisa definizione …
Anche questa volta, a dispetto di quanto progettato in apertura, mi sono lasciato prendere la mano gettando in campo troppi argomenti, molti di più dei due soli promessi all’inizio; invero il mio desiderio è solo quello di stimolare ciascuno a riflessioni più approfondite, infatti sono certo di non aver offerto alcuna novità ché quel poco che ho elencato sono sicuro albergasse già in ogni lettore; la mia speranza è che finalmente si possa parlarne serenamente dicendoci quel che davvero vediamo nella nostra società e riuscendo a sviscerare gli argomenti per quelli che sono, non per quello che conviene far apparire.
Il tempo e il modo per farlo si potrà sempre trovare purché se ne abbia davvero la voglia.
*Medico. Dirigente del Pd Mesagne (nella foto)
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