Penelope, lenta e rumorosa auto color verde pisello, è parcheggiata di là dal marciapiede del piazzale di San Michele Arcangelo. E’ suonata l’ora nelle aule che conservano, senza troppo stucco, le severe sembianze di celle di un convento carmelitano. Come sempre accade, in quel cambio di ora non vola una mosca. Si attende silenti e tesi di essere interrogati, tra ripassi veloci e inutili, con il Salinari e Ricci sulle ginocchia. Catullo che ci tormenta con “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior” tra: “Boh! Lui, ha detto il prof., era cornuto e felice. Che poi lei, veramente, si chiamava Clodia. E attenti alla metrica”.
Montatura spessa dal color marrone chiaro e capelli impeccabili, lui ha sempre con sé registro e pacco ripiegato di fogli protocollo – marcati con segni in rosso e blu – sotto il braccio che stringe sulla giacca e sul pullover smanicato che lascia intravedere la camicia. Tutti in piedi per il “buongiorno” di saluto, tutti subito a sedere dopo il saluto di risposta. Seguono minuti di suspense: chi interroga? Nessuno è al sicuro. E in quale materia? Italiano, letteratura latina, latino o tutte e tre insieme?
“Oggi parliamo in Dante di quel sentimento, dell’amor che muove il sole e l’altre stelle”. Sospiro di sollievo; ascoltarlo è una delizia, nessuno realizza ancora troppo bene che quegli argomenti, trattati da un ateo orgoglioso, non c’è spiritualista che potrà mai più spiegarli meglio. Chissà, poi, se Alighieri era un uomo libero o un servo di partito, come canta la canzone di Venditti.
Quei giorni, negli anni che scorrono lenti – come per ogni studente che si rispetti – lasciano tracce e ricordi senza tempo nella storia di tanti adolescenti oggi adulti. Tutti loro, in comune, hanno avuto che Alvaro Ancora è stato indimenticabile professore di latino e letteratura italiana in quello che si chiamava liceo scientifico “Francesco Muscogiuri”. Non l’hanno più scordato, di sicuro, accompagnandone il ricordo con un sorriso o con un ghigno. Qualcuno giura di avergli anche dedicato un verso, su una cornice finita chissà dove, che faceva così: ”Tu duca, tu segnore, tu maestro”, lo stesso climax ascendente che Dante rivolge a Virgilio, questo figura di guida nella sua missione con azione rivolta alla volontà e all’intelletto. Come ogni docente degno di questo nome dovrebbe essere.
Fai buon viaggio, Prof.
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