Toni Matarrelli (nella foto), 44 anni, dopo aver ricoperto tutte le cariche istituzionali, consigliere e assessore comunale, consigliere provinciale, consigliere regionale e negli ultimi 5 anni parlamentare, ha detto no, grazie. Diciamolo pure, senza infingimenti: ha perso la battaglia per la ricandidatura. Toni, uno tra i tanti, è rimasto vittima del Rosatellum, l’assurda legge elettorale voluta da Renzi. A Roma per giorni peones, notabili e leader di corrente hanno tramato (e continuano) tra loro parlando solo di una cosa: come salvare la propria poltrona. Tantissimi i commenti quando ieri sera l’on. Toni Matarrelli da Roma ha comunicato alla stampa e sul suo profilo fb l’intenzione di non ricandidarsi. Sui social si sono scatenati i suoi sostenitori. Nei vicoli e in piazza, invece, hanno tenuto banco i suoi denigratori. Vecchi e nuovi. Semplice e comprensibilissimo, invece, il commento della signora Francesca. “Finalmente la domenica starà con me e Pietro”. Tra i suoi sostenitori c’è già chi lo vede futuro sindaco di Mesagne. “Hai fatto benissimo Tony- gli scrive -. Adesso bisogna pensare al futuro di Mesagne perché tu sarai il nostro sindaco, il sindaco che ascolta la gente”. C’è chi, invece, si sente sollevato e dichiara che non andrà a votare; chi ritiene giusta, condivisibile e dignitosa la sua scelta; chi si creperà dal ridere quando conoscerà i candidati prescelti; chi si chiede adesso per chi votare?; chi non riesce ad immaginare la politica senza di lui; chi accusa il mondo della politica povero di veri valori umani perché non riconosce una persona dello spessore di Matarrelli; chi non potrà fare a meno del suo sorriso; chi dovrà rinunciare alla sua grande sensibilità.
Noi ieri sera lo abbiamo sentito più volte a telefono. Era in ansia. Come è legittimo che fosse. Ma non era preoccupato di non poter ripetere la dorata vita dell’onorevole. Che dire. La scrematura è stata fatta. I “nominati” sono stati candidati solo sulla base delle preferenze dei capi e non del territorio per cui il prossimo Parlamento rischia di presentare poco invidiabili caratteristiche di uniformità e di conformismo. E se fosse un privilegio non far parte dei nominati, dei fedelissimi? Toni, lo abbiamo capito dal tono della sua voce, non si ritiene penalizzato, sconfitto. “Davanti non ho il vuoto”, ci ha detto. Le lancette del futuro non possono che riposizionarsi all’indietro. Perché non resterà a guardare.
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