Tutto inizia quando una famiglia decide si sognare e costruirsi “nà casetta fori”, per tenere e far giocare i piccoli figli un pò “all’aria aperta”. E, magari, lasciare loro qualcosa in eredità (secondo la brutta/bella tradizione tutta meridionale) e, perchè no, godersi la pensione, se mai un giorno l’avremo, nella pace e la tranquillità della campagna. C. S, 40 anni da compiere l’anno prossimo, compera un terreno e con tanti sacrifici inizia il percorso che porta alla realizzazione del sogno. Avvia il progetto della casetta, ottiene la concessione edilizia e avvia il cantiere. Ad un certo punto, vista la precarietà lavorativa che la famiglia ha dovuto affrontare, decide che la priorità non era, al momento, realizzare il sogno ma sopravvivere, sperando di riuscire a far fronte agli impegni ormai assunti e comprare il necessario per il sostentamento alimentare. Il tempo passa, la situazione lavorativa della famiglia, fortunatamente, si indirizza nella giusta direzione e decide di riprendere il discorso della “casetta fori“, terminare ciò che aveva iniziato. Sono trascorsi ormai tre anni dall’inizio dei primi lavori e, avendo costruito sostanzialmente solo le fondamenta, deve richiedere una nuova concessione edilizia, presentare un nuovo progetto, con ulteriori spese tecniche e amministrative. La pratica viene approvata dal momento che il progetto non aveva subito modifiche, ma il Comune comunica che per ottenerla si dovrà pagare nuovamente e per intero il “Costo di Costruzione” relativo alla parte di costruzione ancora da realizzare.
Incredibile, si direbbe: Ma il “Costo di Costruzione” era stato pagato con la prima concessione edilizia. Per realizzare tutto l’immobile perchè pagare nuovamente? “Questa è la legge, si deve pagare nuovamente”, é la risposta dell’Ufficio Tecnico Comunale. Che ingiustizia. Una legge senza alcuna logica che, anziché tutelare i cittadini ed i contribuenti, li penalizza. Pensandoci bene non penalizza solo chi decide di realizzare i progetti ma anche chi quei progetti li costruisce: le imprese edili. Nonostante il periodo non propriamente florido per il settore, ci si mette di mezzo una legge che di fatto non aiuta il cittadino a barcamenarsi nella contorta rete della burocrazia e alle relative spese che essa comporta. C.S., incredulo, tenta di “sbrogliare la matassa” e viene a sapere che altri, trovatisi nella medesima condizione, hanno addirittura lasciato perdere rinunciando al progetto di costruirsi la prima casa. C.S. si chiede se è possibile mai subire una legge di per sè “ingiusta” e contraddittoria. Andando in fondo alla questione, scopre addirittura che altri cittadini “non digerendo” questa ingiustizia si sono rivolti ai tribunali che con varie sentenze a
livello nazionale affermano che il “famoso” Costo di costruzione” non deve essere pagato due volte. E allora? Un’altra questione che sembrerebbe addirittura paradossale e che riguarda il Bilancio Comunale: se tutti quelli che hanno subito questa ingiustizia si rivolgessero ai tribunali o peggio ancora rinunciassero a costruire, il comune avrebbe tutte le risorse da restituire a chi ha versato gli “Oneri di urbanizzazione” e i “Costi di costruzione” così come è previsto dalla legge due volte?
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