“Mamma sono tanto felice di stare in casa con te”. Sono state le prime parole dette questa mattina da Ivan, 10 anni, bambino adottato da Francesca e Vincenzo quando aveva 4 anni e mezzo. Lo adottarono, dopo una infinita storia di burocrazia tutta italiana, da un orfanotrofio in un sperduto villaggio lontano da Mosca, dove per era chiuso, senza l’amore della mamma e del papà , senza i nonni, solo con cure essenziali e senza neanche una carezza. Ivan ce l’ha fatta. È stata dura, ma ce l’ha fatta. E ce la sta facendo anche ora, non si lamenta mai, non mi chiede mai di uscire. “Io penso che, quindi, possano tranquillamente farcela anche tutti i bambini e ragazzi che ora sono a casa, con l’amore dei propri genitori, con i loro giochi, con tutti i mezzi tecnologici che gli consentono comunque di rimanere in contatto con i nonni, con gli amici, con gli insegnanti”, dice Francesca, la mamma più felice del mondo. “È una sofferenza dei ragazzi, che alla fine sono sempre i più adattabili alle situazioni, o è più una sofferenza di noi adulti che non sappiamo rimodularci? – si chiede Francesca -. Probabilmente l’uscita per la passeggiata deve essere solo per i bambini gravemente disabili o per i malati di Helzeimer. Per tutti gli altri, per favore, restiamo a casa e non vanifichiamo gli sforzi fatti finora. Se ce l’ha fatta Ivan e ce la fanno tanti altri bambini, ce la faranno anche i nostri figli”.Â
“Bambini restate a casa”. La testimonianza di Ivan
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