I medici di base baresi – secondo l’Asl – non avrebbero risposto alle chiamate per assistere i pazienti ricoverati nelle Rsa dove sono in corso epidemie. E’ scontro tra la Regione e le organizzazioni di categoria. Secondo la Regione, non trattandosi di ricovero ospedaliero, la responsabilità sanitaria ricade sempre sul medico di famiglia che, peraltro, per questa prestazione viene remunerato a parte. I sindacati dei medici sostengono, invece, di aver rispettato le direttive regionali che vietano ai medici di famiglia di accedere alle strutture e prevedono solo il triage telefonico e l’assistenza a distanza. Il segretario della Fimmg di Bari, Nicola Calabrese, sottolinea che ad inizio emergenza fu la stessa Regione a chiedere ai medici di sospendere l’«accesso diretto» agli ambulatori passando agli accessi su appuntamento.
Per Vincenzo Montanaro, ex vice sindaco di Mesagne ed ex consigliere regionale che attualmente gestisce una struttura per anziani con 60 posti a Rutigliano (Bari), “é evidente che non sono gli anziani ma le persone che arrivano da fuori che potrebbero contagiare i residenti”. “Noi – continua – è dal 2 marzo che abbiamo impedito l’ingresso ai familiari, ai visitatori e ai medici di base con i quali abbiamo concordato chiamate in video conferenza per diagnosticare il problema che può avere il paziente che viene monitorato continuamente dai nostri infermieri. Inoltre bisogna anche dire che i medici per entrare nelle strutture devono avere tutti i dispositivi”.
Michele Emiliano all’inizio dell’epidemia dichiarò di aver fatto il contrabbandiere con la Cina per acquistare i presidi sanitari. Tu come ha fatto. “Ci siamo dovuti rivolgere al mercato nero. Non potevamo fare diversamente. Su questa storia ci sarebbe molto da dire perché va rivisto tutto il sistema e l’organizzazione. Le persone stanno meglio nelle strutture, anche adesso. Immagina un malato di Alzheimer come possa stare oggi, in questo momento, in famiglia, magari in una casa in condominio di 7-80 mq e dove ci sono bambini. C’è stata una sottovalutazione generale ma, ti assicuro, tutti i soggetti gestori delle Rssa hanno cercato di fare l’impossibile, il massimo. E allora ti dico che l’ingresso dei medici di base nelle strutture oggi andrebbe limitato solo in casi eccezionali. In questa fase non si può fare come prima”.
Ma una Rssa può curare al suo interno i Covid? “Questo è stato un errore gravissimo. Spesso in questi giorni si è parlato di queste strutture senza conoscerne le funzioni. Le Rssa non sono deputate a fare quel tipo di assistenza anche se, obiettivamente, dipende anche dalla tipologia della struttura perché se hai un’ala completamente isolata con propri ingressi e spogliatoi, se disponi di un modulo a parte, puoi anche farlo. A Milano l’hanno fatto senza raziocinio perché per liberare i posti di degenza in ospedale hanno portato i pazienti nelle Rssa senza poi verificare come erano gestiti. La Regione Puglia quando l’epidemia è scoppiata ha adottato 7 provvedimenti, dopo la prima raccomandazione molto blanda del 4 marzo”. Ma si era nella prima fase dell’emergenza, quando c’era assoluta mancanza di mascherine e di altri dispositivi di protezione.
Conclude Montanaro: “In Puglia sono state colpite appena 12-13 strutture. La stragrande maggioranza, e in Puglia saranno circa 400 tra case di riposo per persone non autosufficienti, Rssa, comunità alloggio, ecc., non è stata coinvolta. Io penso che andrebbe riconsiderato anche il dimensionamento di queste strutture che hanno perso la finalità che avevano e che era di una comunità famigliare dove l’anziano veniva curato e sostenuto da vicino. Le grandi strutture sono diventate tanti piccoli ospedali. Quando ero consigliere regionale nel 2007 facemmo un regolamento che adesso va rivisto ed adeguato, dopo aver visto cosa ha funzionato e cosa invece bisogna rivedere”.
Vincenzo Montanaro: “Tutto il sistema sanitario va rivisto”
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