(di Enzo Poci) Anche in questi giorni di dolore e di lutto, devastati da una terribile malattia pandemica, vogliamo ricordare il 25 aprile come una data che deve rimanere un momento fulgido di libertà, democrazia e rifiuto della dittatura, valori nei quali tutti gli italiani sono chiamati a riconoscersi. Come scrive Aldo Cazzullo ( Il Corriere della Sera, 21 aprile 2019, pg. 27), «…il punto è che la Resistenza viene considerata una “cosa di sinistra”. Non è affatto così. Tra i partigiani c’erano molti comunisti, ma c’erano giovani di ogni fede politica: cattolici, monarchici, liberali e moltissimi che volevano evitare la leva… Eppure il nazifascismo fu sconfitto da liberali e conservatori».
Nel mese di novembre 1943, il Maresciallo Messe viene nominato Capo di Stato Maggiore Generale e diviene quindi la massima autorità militare del Regno d’Italia per tutta la durata della Guerra di Liberazione. Egli dichiara: «Sono rientrato dalla prigionia con il fermo proposito di applicare tutta la mia opera per rimettere in efficienza le Forze Armate italiane allo scopo di dare la massima collaborazione alle Armate anglo-americane per raggiungere il comune obiettivo di scacciare i tedeschi». Nel giorno del suo insediamento, il Maresciallo aveva manifestato la sua intenzione di lasciare l’incarico una volta finita la guerra, e così fece. Riceverà il saluto dal Capo del Governo, Ivanoe Bonomi: una bella lettera di commiato datata 20 aprile 1945 che riporto.
Caro Maresciallo, Ella avrà letto nei giornali che io ho voluto, nel Consiglio dei Ministri, ricordare la sua opera e i risultati ottenuti in un’ora difficile e delicata per le forze armate d’Italia. Questo pieno e doveroso riconoscimento di un’operosità dedicata alla Patria era un atto doveroso per me che, per molti mesi, l’ho avuto vicina ed ho apprezzato il fervore col quale ella ha posto al servizio del Paese la sua intelligenza e la sua competenza. Non le ripeto con quanto rammarico io abbia dovuto privarmi del suo consiglio. Ella conosce il mio pensiero ed il mio sentimento. Ma ho fiducia che Ella possa nell’avvenire essere ancora utile all’Italia, che ha bisogno -specie in questo momento cosi grave e difficile – dell’opera e della devozione dei suoi figli migliori. Mi creda con alta considerazione. I. Bonomi.
Messe, il 25 aprile e la lotta di liberazione
Post precedente
25 aprile 2020 (di Pasquino)
Iscriviti
0 Commenti
il più vecchio