A che punto siamo con l’ampliamento della zona industriale? Lo scorso 11 settembre, dopo due Commissioni consiliari convocate in pieno periodo estivo (25 luglio e 23 agosto), la maggioranza approvò alcune determinazioni riguardo l’istanza presentata dalla G.B.F. a novembre 2016 che proponeva al Comune di Mesagne la realizzazione di un intervento in zona PIP (piano insediamenti produttivi), per lo svolgimento di attività miste, con prevalenza commerciale di piccole e medie grandi strutture di vendita, di una multisala cinematografica e una stazione di carburante. Interventi che – per superare l’ostacolo rappresentato dalla Legge Regionale – sarebbero stati realizzati in quattro stralci secondo un preciso crono programma. La G.B.F. chiese ed ottenne l’assegnazione provvisoria delle aree interne al nuovo comparto di circa 10 ettari. Nella proposta la società costruttrice spinse sul dolente tasto dell’occupazione, parlò di occupazione di 40-50 unità lavorative per primo stralcio, di 80-90 unità nel secondo stralcio, di un potenziale di 80 unità lavorative per il terzo e, per il quarto stralcio, l’ultimo, si prevedeva un’occupazione potenziale di 60, 70 unità lavorative. Il primo stralcio – si disse – sarebbe stato completato a dicembre 2018. E aggiunse che sarebbero state impiegate circa 80, 100 unità lavorative nel settore edile, impiantistico, del verde, degli arredi, ecc. Nel consiglio comunale dell’11 settembre dello scorso anno c’era da decidere la concessione della deroga dell’art. 9 del Regolamento PIP. Le opposizioni – che già non avevano condiviso le due fulminee Commissioni in piena estate – “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” Rosanna Saracino (Pd) ricordò Giulio Andreotti votarono contro. Il consigliere Fernando Orsini invitò la massima assise comunale a non farsi prendere da facili entusiasmi e di far tesoro di cosa aveva prodotto la grande distribuzione per il territorio – anche per le ricadute occupazionali – tutto sommato – del tutto negative rispetto alle previsioni. Disse no alla logica del “meglio fare qualcosa che niente”, “quasi una sorta di ineludibile rassegnazione amministrativa”, aggiunse. Le minoranze posero un interrogativo: “Ma se la Regione Puglia non dovesse, in futuro, per gli altri tre stralci, garantire quelle che sono le normative e negare le autorizzazioni? L’Amministrazione comunale chiese lumi ad un esperto legale di Bari. Costo 5mila euro. Il parere fu “si può fare?”. Si e no. In un primo momento – da voci provenienti dal Palazzo – sembra che la Regione non avesse dato l’ok in quanto il progetto ha una cubatura che nel territorio è stata raggiunta e superata. Ma al Comune si è speranzosi. La società costruttrice, la G.B.F. srl, sorta solo 3 anni fa (come fu con la Promo Centro di Novara all’epoca per l’Auchan) e con un capitale sociale di appena 1Omila euro quando inizierà? Il sindaco Molfetta, seguendo il filo conduttore del suo governo costruito sulla trasparenza, quando lo comunicherà alla città e a quegli imprenditori che attendono una risposta alle loro richieste di costruire, potenziare ed ampliare le loro aziende?
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