A Mesagne si sta consumando un silenzio che pesa più di qualsiasi decisione esplicita. La “rottamazione quinquies”, prevista dalla recente normativa nazionale in materia di definizione agevolata e proroghe fiscali, offre ai cittadini la possibilità di estinguere i debiti pagando soltanto il capitale, senza sanzioni né interessi. Una misura pensata per dare respiro alle famiglie e alle piccole attività, adottata da molti Comuni italiani. Qui, invece, tutto è fermo. E il tempo stringe: il 30 aprile è ormai alle porte.
Non si tratta di un tecnicismo. Si tratta di soldi veri, di persone reali, di famiglie che ogni mese devono fare i conti con bollette, mutui, affitti, rincari. Senza una delibera di adesione, i mesagnesi dovranno pagare tutto: capitale, sanzioni, interessi. Una scelta che, se confermata, avrà un impatto economico immediato e pesante. E che, soprattutto, rischia di creare una frattura profonda tra i cittadini e le istituzioni.
A complicare ulteriormente il quadro è una notizia che sta circolando con crescente preoccupazione: la società incaricata della riscossione avrebbe già avviato l’accesso ai conti correnti dei cittadini ed emesso numerosi fermi amministrativi sui veicoli.
Sono strumenti previsti dalla normativa nazionale sulla riscossione coattiva, ma il loro utilizzo in un momento in cui il Comune non ha ancora deciso se aderire alla definizione agevolata accentua il senso di smarrimento e di ingiustizia percepita. Per molti cittadini, la questione non è più astratta: è quotidiana, concreta, invasiva.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il bilancio comunale sarebbe in equilibrio. Non ci sarebbero emergenze finanziarie tali da impedire l’adesione. E allora la domanda diventa inevitabile: perché Mesagne non si muove?
Perché, mentre altri Comuni scelgono di alleggerire il carico fiscale dei propri cittadini, qui si resta fermi mentre i contribuenti subiscono pignoramenti e fermi amministrativi? A questo punto entra in gioco un principio non opinabile: la Costituzione. In Italia, la gerarchia delle fonti stabilisce che la Costituzione prevale su qualsiasi altra norma, compresa quella che riconosce l’autonomia degli enti locali. E due articoli, in particolare, parlano direttamente della situazione di Mesagne.
L’articolo 3 afferma che tutti i cittadini devono essere trattati allo stesso modo di fronte alla legge. Applicato al caso concreto, significa che due contribuenti in condizioni identiche — uno residente a Mesagne e uno nel Comune vicino — non possono trovarsi a pagare importi radicalmente diversi solo per una scelta amministrativa locale.
L’articolo 97 impone alla pubblica amministrazione di operare con imparzialità e buon andamento. Ciò richiede scelte ragionevoli, proporzionate e orientate al benessere della collettività. Una decisione che produce effetti economici molto diversi rispetto ai Comuni limitrofi solleva inevitabilmente un interrogativo di compatibilità con questi principi.
L’autonomia locale non è un recinto separato dalla Costituzione: ne è parte e ne è limitata. Quando genera disparità ingiustificate, è la Costituzione stessa a richiamare l’ente ai suoi doveri.
C’è poi un rischio più profondo, che riguarda la salute democratica della città. In un Paese in cui la partecipazione al voto è in costante calo, decisioni percepite come ingiuste o incomprensibili alimentano la disaffezione, allontanano i cittadini dalle urne, indeboliscono il legame con le istituzioni. Quando le scelte pubbliche non vengono spiegate, il messaggio che arriva è uno solo: “La tua voce non conta”. E quando un cittadino sente di non contare, smette di partecipare.
Tra poche settimane, il 24 maggio, Mesagne tornerà al voto. È legittimo che i cittadini chiedano ai candidati una posizione chiara: come valutano la mancata adesione? Quale idea di equità fiscale propongono? Quale modello di riscossione immaginano per il futuro? Non sono domande politiche: sono domande civiche, domande di trasparenza, domande di rispetto.
Ed è proprio in questa fase che diventa necessario un intervento delle istituzioni sovraordinate. Il Prefetto, i parlamentari del territorio, i consiglieri regionali: tutti coloro che rappresentano lo Stato e la comunità locale hanno il dovere di vigilare affinché l’azione amministrativa rispetti i principi costituzionali e tuteli i cittadini.
Un loro richiamo, un loro invito alla chiarezza, un loro intervento istituzionale rivolto al Commissario prefettizio in carica potrebbero restituire trasparenza, ristabilire fiducia, riportare la discussione su un terreno di responsabilità pubblica.
La città attende risposte. E le attende ora. Perché la rottamazione quinquies non è solo una misura fiscale: è un banco di prova della credibilità delle istituzioni. E la credibilità, una volta incrinata, è difficile da ricostruire.
A pochi giorni dalla scadenza Mesagne non ha preso la decisione di aderire alla rottamazione delle cartelle IMU
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