Il mesagnese Angelo Guarini, direttore di Confindustria Brindisi, con una nota inviata in redazione, ricorda l’economista e professore della Luiss di Roma a tre anni dalla sua scomparsa.
“Quando il professore ci spiegava il passaggio dal tempo del mercantilismo a quello successivo della rivoluzione industriale, sottolineava chiaramente come il ruolo dell’impresa e degli imprenditori avessero cambiato le basi non solo della produzione, ma dell’intero ciclo economico e di vita nel mondo intero, offrendo nuove prospettive di sviluppo, aprendo una pagina nuova del capitalismo, dalle frontiere sempre cangianti”.
Quando il 28 giugno di tre anni addietro il presidente dell’Università Luiss Guido Carli, Vincenzo Boccia, sulle colonne del Sole 24 Ore diede l’addio al professor Giuseppe Di Taranto, illustre economista e studioso di Storia dell’Economia e dell’Impresa, Storia del pensiero economico e Storia della Finanza, disse che il docente era capace di donare leggerezza alla «scienza triste», confessando candidamente di non immaginare che i suoi insegnamenti “sarebbero stati di fondamentale importanza per svolgere la mia attività di imprenditore e per guardare al mondo odierno con uno sguardo attento e consapevole”.
Giuseppe Di Taranto, maestro degli studi economici, professore emerito della Luiss e voce limpida e autorevole del Mezzogiorno, ha anticipato scenari che oggi appaiono evidenti, grazie a un approccio pragmatico, mai ideologico, sempre fondato sull’analisi rigorosa. Chi più volte ha collaborato con lui nel comune impegno per il territorio pugliese, il direttore di Confindustria Brindisi, Angelo Guarini, più volte ha fatto rilevare che “aveva una capacità rara: sapeva parlare ai giovani. Con loro usava linguaggi diversi, dalle parole alla musica, che amava profondamente. Era un modo per avvicinarli all’economia senza barriere, con naturalezza”.
Non deve sembrare una suggestione, ma quando il 19 marzo 2024 è stata presentata postuma l’ultima sua opera inedita sulla “Geoeconomia del capitalismo” è sembrato che il professore non avesse mai interrotto il suo dialogo con i colleghi studiosi e con i suoi studenti.
“In quelle pagine – spiega Guarini – il professore analizzava la trasformazione del capitalismo contemporaneo come intreccio tra dinamiche economiche e potere geopolitico. Mostrava la convergenza tra capitalismo di mercato e capitalismo di Stato verso un capitalismo digitale, fragile e volatile. E metteva in luce gli squilibri tra Paesi frugali e periferici dell’eurozona, anticipando tensioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti”. nella foto A destra il professor Giuseppe Di Taranto, insieme ad Angelo Guarini
Angelo Guarini ricorda Giuseppe Di Taranto che aveva previsto il capitalismo digitale
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