(Fonte Corriere della Sera) I re dell’estate vanno alla conquista di Sanremo. Il tormentone «Non ti dico no» con Loredana Bertè ha aperto le porte del Festival ai Boomdabash. «Per un milione» è il titolo della loro canzone. «Parla dell’attesa, in particolar modo di quella che è il regalo più grande per una coppia, l’arrivo di un figlio», spiega Biggie Bash, all’anagrafe Angelo Rogoli, la voce. Curioso che a cantarla sia lui, che di figli non ne ha. «Il messaggio è più universale, l’innocenza dei bambini, il loro modo di essere che è sempre diretto al bene e non conosce l’odio».
A Sanremo se la dovranno giocare, fra gli altri, proprio con Loredana. «Ci ha insegnato molto. È una donna con un vissuto non facile e con una grande forza. Noi l’abbiamo soprannominata la tigre, ha quell’attitudine». Primo posto per lei e Boomdabash sul podio, o viceversa? «Per noi è già una vittoria arrivare su un palco così importante, quindi ci auguriamo che sia lei a trionfare». Quindici anni di carriera, da festeggiare il 9 maggio all’Alcatraz di Milano con un concerto assieme ai «friends» J-Ax, Clementino, Rocco Hunt, Sud Sound System e altri e, quando parla del gruppo, Biggie Bash lo fa al singolare, come se Boomdabash fosse una persona. «Per quello che rappresenta è un’entità singola che va oltre noi quattro e il pubblico che ci segue, è una bandiera. Ho un senso di devozione quando ne parlo: ci ha salvato la vita».
Nel panorama sonoro della band pugliese c’è sempre una radice reggae che unisce Salento e Giamaica. Aneddoto sul nome della band. «Sono entrato nel gruppo due anni dopo la sua fondazione. Avevano scelto il nome per assonanze fra dialetto e suoni orientaleggianti. Feci notare che in patois giamaicano le tre parole boom da bash significano esplodi il colpo, perfetta rappresentazione della nostra musica». Il reggae quest’estate è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco. «Pochi altri generi hanno avuto rappresentanti profetici come Bob Marley e un atteggiamento etico e di denuncia sociale così forte». Merce rara nella musica da classifica del momento. «Chi fa questo lavoro ha il dono di parlare a tanti e la conseguente responsabilità di fare del bene. Oggi molti pensano solo al lato frivolo e al divertimento. Si ama ciò che un’artista ha e non quello che rappresenta. Veniamo da Mesagne, patria della Sacra Corona Unita, e sappiamo bene come certi immaginari non vadano resi appetibili ai giovani». Chi si espone spesso viene bersagliato, vedi Baglioni sul caso migranti. «Ha fatto un discorso sulla dignità, non ci ho visto un risvolto politico. Gli hater ci attaccano per le nostre battaglie sociali, come quella sull’Ilva. Dicono che siamo contro i lavoratori, ma siamo contro chi ha permesso che si producesse acciaio provocando morti. Ho vissuto un’esperienza simile: mio nonno, che lavorava per la Montecatini, è morto per l’esposizione all’amianto».
A Sanremo uscirà la riedizione dell’album «Barracuda» con il nuovo brano, ma la band non si ferma. L’estate si avvicina… «Nei prossimi mesi pubblicheremo dei nuovi singoli, canzoni che non sono nell’album».
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