Camillo Pugliese (nella foto), mesagnese, funzionario dell’Amministrazione provinciale di Brindisi, ha inviato in redazione una lunga lettera nella quale spiega che le istituzioni locali, volendo, e impegnandosi un po, potrebbero venire subito incontro alle famiglie in difficoltà. Una per tutte: i buoni pasto che attualmente il personale della Provincia (ma anche della Regione e dei Comuni) che non sta usufruendo in quanto sta lavorando da casa (il cosiddetto smart working), potrebbero essere un aiuto concreto a molte famiglie bisognose. La lettera.
Questa tremenda pandemia da Covid-19 sta mietendo moltissime vittime nel nostro Paese, di tanti italiani, in carne ed ossa, che non hanno neppure la pietas dell’ultimo conforto e commiato dei propri cari.
A queste vittime si aggiungono tante altre vittime, sempre in carne ed ossa, di intere famiglie di nostri connazionali, e di nostri concittadini, che a causa di questa sciagura vivono giorni terribili, di angoscia e di disperazione perché il confino obbligato in casa, comporta per loro drammi esistenziali che mettono a rischio anche la propria sopravvivenza.
Che sia chiaro, è doveroso imporre alla popolazione in questa emergenza di stare nelle proprie case, ma intere famiglie, il cui reddito di sostentamento era costituito da quanto riuscivano a racimolare “alla giornata”, ora, confinati nelle proprie abitazioni, si ritrovano nell’impossibilità di poter assicurare lo stretto necessario per la sopravvivenza dei propri cari.
Questo è il dramma che si aggiunge alla tragedia dei nostri giorni.
Pertanto, occorre, ora, e quando dico ora vuol dire immediatamente, che tutti facciano qualcosa. Tutti indistintamente. Chi può fare qualcosa lo deve fare subito e non deve sempre chiedere o aspettare gli altri di farlo. Il Governo deve fare la sua parte, certo, e lo sta facendo senza risparmiarsi niente. Ma, ora, anche noi dobbiamo fare la nostra parte, perché, come più volte detto, ne usciamo da questo incubo solo insieme e non possiamo lasciare soli chi è in serie difficoltà in questo tragico momento. Insieme dobbiamo fare qualcosa, perché lo possiamo fare.
Prima di tutto, un ruolo importantissimo ora lo potrebbero fare le istituzioni locali. Lo possono fare e vediamo come. Le perenni difficoltà finanziarie che attanagliano da sempre gli enti locali, hanno aguzzato l’ingegno negli addetti ai lavori finalizzato a reperire finanziamenti, che io chiamo allegramente “finanza creativa”. Che cosa voglio dire. Specie nella mia Amministrazione, la Provincia di Brindisi, da anni siamo costretti ad inventarci l’impossibile e a raschiare sempre di più i già rastremati fondi dei barili, al fine di poter racimolare ogni pur minima risorsa finanziaria rimasta, costituita da economia di economie, residui di spesa, inutilizzo di risorse e/o a devoluzione di finanziamenti, al fine di poterli utilizzare per lavori che altrimenti non si potrebbero fare.
Ecco, ora in questa emergenza occorre fare subito la stessa cosa, per finalizzarla alle famiglie in difficoltà.
Tutti gli enti locali, dal comune più piccolo, fino alle province ed alle regioni devono “raschiare il barile” ed andare alla ricerca di ogni pur minima risorsa finanziaria inutilizzata, perché nei meandri e rivoli dei loro capitoli di bilancio si possono trovare risorse dormienti, economie e/o residui di spesa che possono essere da subito destinati a fronteggiare gli odierni bisogni di sopravvivenza dei nostri concittadini.
Se si fa questa operazione, ora, senza particolari affanni e, in molti casi anche a costo zero, si potrebbero mettere insieme dei veri e propri tesoretti da destinare prontamente a questa emergenza e alle famiglie in difficoltà.
Nello specifico, voglio fare un solo esempio concreto per racimolare qualcosa per essere prontamente destinato ad aiuti umanitari in favore delle suddette famiglie bisognose.
Quasi tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, sia dei comuni, delle province, regioni, ministeri, e svariati altri enti pubblici, sono ora in smart working, ovvero lavorano da casa. Questa nuova tipologia di lavoro permette, ora, alle pubbliche amministrazioni, di conseguire importanti economie di spesa, rivenienti da risorse finanziare già stanziate perché destinate a particolari finalità che, al momento, non possono essere soddisfatte. Senza togliere alcunché ai lavoratori pubblici, che non perderebbero alcun loro diritto, si potrebbe, da subito, utilizzare tutte le economie di spesa rivenienti per esempio dai “buoni pasto”, non spesi in questo momento, perché destinati per il periodo intercorrente dall’inizio del lavoro agile fino alla sua conclusione, in quanto, come previsto dalle norme, nel periodo di smart working non competono buoni pasto per il servizio sostitutivo di mensa. Pertanto, tutte queste risorse, già stanziate e destinate al suddetto servizio, che costituiscono ora economie di spesa, potrebbero essere subito destinate a soddisfare, sempre la stessa tipologia di spesa, ovvero del “pasto”, ma delle famiglie in difficoltà.
Nessun danno ne deriverebbe ai lavoratori della pubblica amministrazione per questa operazione, perché buoni non dovuti in questo periodo ma, nel contempo, si potrebbe dare un aiuto concreto a molte famiglie bisognose. E parliamo di centinaia e centinaia di migliaia di euro che si potrebbero racimolare con tale operazione, per essere devoluti ai bisogni esistenziali di tanti nostri concittadini in difficoltà. Ma, questa operazione bisogna farla subito, perché questo flagello non sappiamo quanto durerà.
Camillo Pugliese: “Si può e si deve intervenire subito”
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