
Fabiana Agnello
(Reportage di Fabiana Agnello, del settimanale il7 Magazine) Viaggio tra le palazzine che rientrano nel finanziamento e dove gli inquilini cercano di sopravvivere con dignità.
Ma tornano sicuro dopo che hanno scattato le foto? ». È la domanda che si sono posti alcuni inquilini delle case popolari dopo aver appreso dai giornali che «La Regione Puglia ha concesso un finanziamento di circa 678mila euro al Comune di Mesagne per interventi di manutenzione straordinaria su immobili di proprietà comunale destinati ad edilizia residenziale pubblica».
Sì, perché in vent’anni che qualcuno ha lamentato diversi disagi nelle case come l’acqua negli scantinati, piastrelle alzate, ringhiere traballanti, facciate che si sbriciolano e la muffa ad annerire tutti i muri degli appartamenti, i tecnici del comune hanno fatto sopralluoghi, scattato foto, transennato anche strade per il pericolo della caduta di calcinacci e poi non sono più tornati. Anzi, sono tornati mettendo dei vetrini per crepe ai muri lesionati e a tranquillizzare alcune famiglie che, nonostante nel 2004 i loro dirimpettai fossero stati evacuati perché le alluvioni avevano provocato un dislivello ed un cedimento nella struttura, per loro non vi era alcun pericolo. Intanto, da quel 2004, le lesioni alle pareti delle camere da letto hanno scavato un percorso dalle volte a stella fino al pavimento. Parliamo della palazzina sita in Vico de Mitri al civico 10, che stando al comunicato del Comune, rientra tra i fabbricati che riguarda l’intervento. I residenti, che pure ci abitano da quasi vent’anni, hanno lamentato la scarsa qualità dei materiali utilizzati nella costruzione e le mancate rifiniture alla finestre della scala, come la soglia, cui i tecnici del comune hanno cercato di riparare con un telo: nel tempo si è strappato, penzola dall’esterno e la pioggia ha comunque provocato infiltrazioni d’acqua, muri gonfi e zeppi di muffa.
Il signor Antonio che vive solo al secondo piano dal 2010, oltre a lamentare problemi di sollevamento del pavimento «perché in passato è stato messo male» e lesioni gravi alle pareti, ospita a
pranzo, quando può, l’amico Maurizio che vive «in mezzo alla strada da due anni». Maurizio Carone (a sinistra nella foto) è in affidamento ai servizi sociali da quando è uscito dal carcere. E’ disoccupato, dorme sulle panchine dove capita e si porta appresso una busta bianca con qualche indumento per cambiarsi. Tornerà in carcere il 27 novembre se non troverà un domicilio ed un lavoro. Certo, la Caritas lo aiuta una volta al giorno; ha 50 euro al mese e tre figlie da sfamare. «Questi se ne fregano, però si arrabbiano quando occupiamo abusivamente le case. E dove dobbiamo andare?» dice Carone parlando dei servizi sociali, quelli che dovrebbero fornire un percorso di reinserimento ai reclusi.
Sono molti, a Mesagne, gli ex detenuti che, scontata la pena, si ritrovano liberi ma senza una casa, senza una famiglia e senza un lavoro. E trascurati dai servizi sociali, rischiano di tornare nel tunnel della criminalità e diventare recidivi. Mauro, che abita al civico 9 di via Profilo (altra casa comunale favorita dal finanziamento) ha dovuto spiegare, circa 15 giorni fa, che l’increscioso episodio dei calcinacci caduti su una macchina parcheggiata sotto al suo balcone, non era per sua negligenza, ma per noncuranza dell’amministrazione «che viene, scatta foto, transenna e poi non torna». Mauro vive con i suoi genitori nella palazzina di via Profilo da quasi vent’anni e spesso e volentieri, aiutato dal padre (ma senza rischiare la vita) ha dovuto far fronte a proprie spese a manutenzioni della facciata perché intervenivano anche i vigili del fuoco per la messa in sicurezza della palazzina e del pilastro portante.
Non solo: un grave problema nella sua abitazione, ossia la rottura delle tubazioni del bagno, ha recato infiltrazioni d’acqua e muffa negli uffici del piano inferiore in cui ha sede l’Ant Onlus (Associazione Nazionale Tumori). L’Ant ha un appartamento in comodato d’uso dal 2000 e chi siede ogni giorno alla scrivania lo fa in apprensione perché sulla testa corrono crepe pericolose e lesioni in cui è necessario intervenire in tempi brevi. E la sala riunioni è resa inagibile a causa dell’intonaco che ricopre le sedie.
Anche la famiglia di Oreste che dovette evacuare, circa sette anni fa, dall’appartamento in piazzetta dei Coronei iniziò ad accusare i medesimi problemi: lesioni alle pareti, infiltrazioni, muffa, sollevamenti del pavimento dovuti alle perdite della rete fognaria dell’Aqp che si diramava sotto ai loro letti. Ad oggi le finestre di quella casa sono murate per evitare che i liquami e l’acqua della rete fognaria possano invadere piazzetta dei Coronei.
«Via Carducci», poi, nell’elenco delle vie che identificano i fabbricati in cui intervenire, fa pensare alla pericolosità delle due aule chiuse al primo piano della scuola media “Maya Materdona”,
al divieto di accesso al laboratorio di scienze e all’utilizzo alternativo del laboratorio di linguistica e dell’aula magna per fare lezione; oppure alle fatiscenti facciate della scuola elementare “G. Carducci” in cui l’assenza dell’intonaco lascia a vista i tufi: insomma quei lavori che dovevano concludersi lo scorso anno. No: quella via fa riferimento all’alloggio del custode nell’omonima scuola. Già. Perché si parla di lavori su « immobili di proprietà comunale destinati ad edilizia residenziale pubblica» e che si spera inizieranno con i sopralluoghi e scatti fotografici di rito per terminare con concreti interventi di manutenzione straordinaria.
Al civico 58 b di via Marcantonio Catiniano vorrebbero un unico colore della facciata visto che una delle due famiglie, a seguito di continue e infruttuose sollecitazioni agli uffici tecnici del Comune, ha deciso di tinteggiare le mura piene di muffa per proprio conto ed agire privatamente per la rimozione di erbacce cresciute sull’uscio della porta che divengono discarica di spazzatura e di feci degli amici a quattro zampe (accompagnati dai padroni). Dunque, di questo finanziamento, che «segue una specifica istanza ed una progettazione interna presentata a fine agosto 2015 dalla Giunta Molfetta allora in carica», e ricevuto anche da Arca Sud Puglia (ex Iacp) «per intervenire sul patrimonio edilizio di sua proprietà insistente nel Comune di Mesagne, dove pure risiedono
nuclei familiari insediati secondo la graduatoria predisposta dal Comune» i cittadini avevano davvero bisogno. Senza escludere l’importante manutenzione sui servizi sociali e sull’escalation di richieste da parte di poveri, sfrattati, disoccupati, persone che soffrono di dipendenze e che chiedono aiuto ad una passerella politica infarcita di tante promesse che non diventano mai fatti concreti. Un’emergenza sistematica quella della difficoltà abitativa che si avvicina sempre più al collasso e che dovrebbe essere campanello d’allarme per la necessità di far rispettare le leggi a partire dai piani alti.
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