“”C’è chi dice NO” alla politica del sindaco Matarrelli”. Tra questi l’ex sindaco Pompeo Molfetta (nella foto) che, “per la fretta di raggiungere la vetta dell’Olimpo – scrive sui social – e di scrivere una”pagina nuova” nella storia cittadina induce spesso i governatori ad assumere provvedimenti che producono un’ampia ed immediata resa di consensi, ma spesso lasciano rogne secolari ai posteri“. E passa in rassegna l’operato del suo ex amico.
“Ci siamo inventati il fiume sull’asfalto – scrive -, i gerani della “nunna Chicchina”, “lu trainu ti mestu Peppu”, le carrube di Ubaldo Lay, i raggi laser di piazza Orsini. A giorni approderanno sotto l’arco della Porta Grande i gironi dell’inferno Dantesco versione “street art” laddove, da decenni, si aspetta una seria ridefinizione urbanistica della piazza, una soluzione strutturale al problema della viabilità, della sosta, una risposta compiuta ai mille problemi quotidiani dei residenti ecc… ecc…ecc….”. “Tranquilli verrà il tempo della rigenerazione urbana, dell’isola pedonale integrale, degli stalli telecomandati, dei parcheggi pluripiano, delle fruibilità commerciale totale…sistemeremo tutto“.
Dice “NO” ad un centro storico trasformato in “mangiatoia”. “Intanto godetevi lo spettacolo!! Tutti col naso all’ingiù e gli occhi strabuzzati a zigzagare nella “selva oscura” dei tavolini sparsi in ogni anfratto, a rimirar la bellezza grassa di un “Centro Storico Tavolinato” come una colossale mangiatoia dove sfuma in lontananza il barocco in favore di uno spritz, di una melanzana o un carciofo fumante che da’ più felicità“. Con riferimento allo scorso anno quando l’attore Michele Placido fu critico con l’organizzazione di un suo spettacolo in Piazza orsini.
L’ex Sindaco mette i guardia sulle spese pazze che peseranno in futuro.”Tutti contenti? Direi di si!! Va bene anche questo finchè dura il carosello e finchè ci sono i soldi (a debito) da spendere“. E- come lui stesso scrive -, mette la pulce nell’orecchio guardando avanti, a quando il fenomeno gastronomico fisiologicamente – come avviene sempre – dovesse interrompersi e finire. “Noi, però, sentiamo il dovere di mettere qualche pulce nell’orecchio, perchè se cambia il vento, se la qualità dell’offerta enogastronomica, culturale, di servizi non cresce in modo armonico, il trend turistico potrebbe interrompersi, la curva calare, gli investimenti diventare improduttivi e le aziende chiudere con la stessa velocità con cui stanno aprendo“.
E conclude a guardare avanti, al di là del proprio naso. “E’ necessario, ora più che mai, ritrovare lo sguardo lungo di chi in passato su questi temi ha lungamente ragionato, pianificato, discusso, quando all’orizzonte non c’erano che macerie e degrado. Abbiamo fatto grandi passi in avanti ora bisogna consolidare i risultati raggiunti e per questo ci vuole un nuovo grande piano strategico che guardi al futuro dei prossimi decenni”. “Si abbandonino, dunque, le lusinghe del Pop ad ogni costo e si torni a puntare un pò anche sulla qualità e sulla ricerca della bellezza. Nessuno entra in un museo prevedere la cornice di un quadro e mangiare i pop corn“.




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Detto a modo suo,
Piffavori… Piffavori propria! Pompè