(di Pompeo Molfetta) Forse per la suggestione fisiognomica che i due protagonisti indubbiamente richiamano ho pensato in modo anomalo alla favola di Cappuccetto Rosso. Credo che ben pochi abbiano mai riflettuto sul fatto che nulla sarebbe mai accaduto alla tenera fanciulla se ella, allegra e giuliva, non avesse deciso di attraversare il bosco da sola di sera. Il dr. Colizzi, a cui riconosco senza fatica una onorabilità senza macchia ed un curriculum di altissimo spessore politico cultural-umanitario, decide di candidarsi alle primarie e lo fa, oltre che per lodevole spirito di servizio, anche con qualche ragionevole ambizione, come è naturale che sia considerato il suo status.
Orbene, se la selezione fosse avvenuta con metodo scientifico e meritocratico, lui sarebbe stato sicuramente il prescelto, ma siccome la competizione si svolse con metodo grossolanamente democratico lui perde malamente e con somma umiliazione. Vince, come era facilmente prevedibile, la tracotanza, la cupidigia di un brutale mangiafuoco, che tiene abilmente le fila del consenso, così che oggi in Parlamento siede il lupo al posto dell’agnello. Questo è certamente il “primum movens” della vicenda, la molla che fa scattare l’indignazione, che induce l’indignato speciale a ricorrere a sangue caldo direttamente al cospetto del magistrato. Poi viene la questione politica…poi la questione morale…poi la questione giudiziaria.
Certamente bisognerà mettere in sicurezza il bosco, rendere più legittimo e trasparente il meccanismo delle primarie, migliorare il rapporto fra politica e consenso ma questo cammino, irto e faticoso, non lo si fa andando in tribunale sopra tutto quando non si intravedono capi di imputazione riconducibili alla violazione del codice di procedura penale. Ora infatti succede? Succede che il cacciator cortese, non potendo più sparare al lupo, insegue una trentina di ignari lupacchiotti (i rappresentanti di seggio e di partito), che hanno la sola colpa di essersi anche loro trovati nel bosco quella sera, magari un po’ sonnecchianti e distratti, qualcuno maldestramente compiacente con il lupo ma che mai e poi mai avrebbero pensato di essere chiamati per questo davanti ad un tribunale.
Questo è il capolavoro politico-giudiziario fatto dal dr. Colizzi e che passa come battaglia di moralizzazione. La politica è sangue sudore e talvolta merda e se uno non vuol sporcarsi le mani ne stia alla larga; io che ho le mani in pasta, che ballo coi lupi da più di vent’anni, che non ho mai vinto niente, non ho mai avuto incrinature nella mia coscienza morale anzi talvolta mi sento più a disagio a star vicino alle anime belle, alle sante pecorelle della così detta società civile e a tutti quelli abbaiano alla luna.
Colizzi e Matarrelli come Cappuccetto rosso e il Lupo
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