per alcuni si trasforma, per tanti quel percorso tende a finire.
Per rafforzarlo, occorrono relazioni, ma soprattutto la cultura,
che, se favorisce, può determinare un’ “identità” salda e sicura.
e li registro solo nei miei ricordi e non sento ferma adesione
per le loro radici antifasciste e per la loro avvincente storia,
ho fatto solo esperienze di lettura rimaste nella memoria.
Tra gli studi che deve affrontare con impegno un aspirante magistrato
ha un posto centrale il Diritto Costituzionale, fra gli altri del nostro Stato.
E perciò il futuro giudice non può non dare convinta adesione
al fondamento antifascista presente nella nostra Costituzione.
Ma essa non solo deve essere studiata dall’aspirante magistrato,
aprirgli la strada per esercitare la professione cui ha tanto aspirato.
Da un eventuale premier sovranista, non deve mai essere usato
e certo, nelle sue valutazioni, deve essere sempre determinato.
E’ poi deplorevole esprimere astio per i colleghi magistrati,
indicarli, di continuo, come colpevoli, con intenti malcelati.
Se, chi lo fa, non desiste da tale comportamento errato,
di sicuro, ad una giusta e sana “identità” ha rinunciato.
Con la “mia identità” io spero che un forte vento si innalzi nell’aria,
che lo travolga, con la vittoria dei NO, nella tornata referendaria.