Sulla proposta odierna della Commissione UE: testi e commento.
I rapporti europei sono sempre ricolmi di stucchevoli frasi retoriche – se non proprio pompose – e quasi mai specifici sui dettagli. Quest’oggi non fa eccezione. Peraltro, non è stato proposto un provvedimento organico, ma almeno quattro o cinque provvedimenti distinti, che nel complesso dimostrano una volta ancora l’incapacità dell’Unione Europea di fronteggiare adeguatamente questa crisi. Per iniziare:
1) La Commissione ritiene d’aver fatto una proposta complessiva ambiziosa, che risponde pienamente alle richieste del Parlamento UE. Essa invita esplicitamente il Consiglio ad approvare rapidamente quanto proposto.
2) Ancora una volta, tra le righe, si insiste fortemente sulla “green transition”, sugli incentivi all’economia verde. Ora, in prima battuta la necessità di incentivare lo sviluppo “sostenibile” mette tutti d’accordo, eppure occorre essere cauti sul tema: dietro la proposta “ambientalista”, infatti, potrebbe celarsi l’ennesimo favoritismo della UE verso Paesi diversi dal nostro. Posto che l’Italia rispetto a molti altri Stati europei è indubbiamente più avanti nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, riservare buona parte del budget europeo per le conversioni industriali dei Paesi che ancor oggi sfruttano lautamente il carbone (si pensi ad esempio alla Polonia e alla stessa Germania) potrebbe verosimilmente favorire l’ammodernamento degli apparati tedesco e polacco a spese dei contributori netti della UE (fra cui sta certamente la
I rapporti europei sono sempre ricolmi di stucchevoli frasi retoriche – se non proprio pompose – e quasi mai specifici sui dettagli. Quest’oggi non fa eccezione. Peraltro, non è stato proposto un provvedimento organico, ma almeno quattro o cinque provvedimenti distinti, che nel complesso dimostrano una volta ancora l’incapacità dell’Unione Europea di fronteggiare adeguatamente questa crisi. Per iniziare:
1) La Commissione ritiene d’aver fatto una proposta complessiva ambiziosa, che risponde pienamente alle richieste del Parlamento UE. Essa invita esplicitamente il Consiglio ad approvare rapidamente quanto proposto.
2) Ancora una volta, tra le righe, si insiste fortemente sulla “green transition”, sugli incentivi all’economia verde. Ora, in prima battuta la necessità di incentivare lo sviluppo “sostenibile” mette tutti d’accordo, eppure occorre essere cauti sul tema: dietro la proposta “ambientalista”, infatti, potrebbe celarsi l’ennesimo favoritismo della UE verso Paesi diversi dal nostro. Posto che l’Italia rispetto a molti altri Stati europei è indubbiamente più avanti nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, riservare buona parte del budget europeo per le conversioni industriali dei Paesi che ancor oggi sfruttano lautamente il carbone (si pensi ad esempio alla Polonia e alla stessa Germania) potrebbe verosimilmente favorire l’ammodernamento degli apparati tedesco e polacco a spese dei contributori netti della UE (fra cui sta certamente la
Germania al primo posto, ma sta anche l’Italia).
3) Non è stato possibile reperire delle cifre specifiche per l’Italia, quindi non si comprende da dove i giornali italiani abbiano attinto per stabilire che il nostro Paese “avrà 172,7 miliardi, dei quali 81,8 come sovvenzioni e 90,9 come prestiti”. Salvo sviste, nei documenti ufficiali non se ne parla. Quel che si è reperito è quanto segue, ed è preso direttamente dai rapporti
3) Non è stato possibile reperire delle cifre specifiche per l’Italia, quindi non si comprende da dove i giornali italiani abbiano attinto per stabilire che il nostro Paese “avrà 172,7 miliardi, dei quali 81,8 come sovvenzioni e 90,9 come prestiti”. Salvo sviste, nei documenti ufficiali non se ne parla. Quel che si è reperito è quanto segue, ed è preso direttamente dai rapporti
presenti sul sito della Commissione della UE:
«I fondi per la Next Generation EU saranno raccolti alzando temporaneamente il tetto delle risorse proprie al 2% del reddito nazionale lordo dell’UE. Ciò consentirà alla Commissione di utilizzare il suo rating di credito molto forte per PRENDERE IN PRESTITO 750 miliardi di euro sui mercati finanziari per la Next Generation EU.
I FONDI RACCOLTI DOVRANNO ESSERE RIMBORSATI ATTRAVERSO I FUTURI BILANCI DELL’UE – non prima del 2028 e non dopo il 2058. Per contribuire a farlo in modo equo e condiviso, la Commissione proporrà una serie di nuove risorse proprie. Queste potrebbero includere una nuova risorsa propria basata sul sistema di scambio delle quote di emissione, un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio e una propria risorsa basata sul funzionamento delle grandi aziende. POTREBBE ANCHE INCLUDERE UNA NUOVA TASSA DIGITALE, sulla base del lavoro svolto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). La Commissione sostiene attivamente le discussioni condotte dall’OCSE e dal G20 ed è pronta ad agire in caso di mancato raggiungimento di un accordo globale. QUESTE SI AGGIUNGERANNO ALLE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE PER LE RISORSE PROPRIE BASATE SU UN’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO SEMPLIFICATA E SULLE MATERIE PLASTICHE NON RICICLATE.
[…]
Tutto il denaro raccolto attraverso la Next Generation EU e il nuovo bilancio dell’UE sarà incanalato attraverso i programmi dell’UE. Ciò significa che ogni euro di investimento sarà messo a disposizione per rimettere in piedi l’Europa, per accelerare la doppia TRANSIZIONE VERDE e digitale e per costruire una società più giusta e più resistente. Significa anche che ci sarà piena trasparenza e responsabilità democratica per il Parlamento europeo e il Consiglio.
Il denaro della Next Generation EU sarà investito in tre pilastri, attraverso 500 miliardi di euro in sovvenzioni e 250 miliardi di euro in prestiti agli Stati membri. Il primo pilastro è il sostegno agli Stati membri per gli
«I fondi per la Next Generation EU saranno raccolti alzando temporaneamente il tetto delle risorse proprie al 2% del reddito nazionale lordo dell’UE. Ciò consentirà alla Commissione di utilizzare il suo rating di credito molto forte per PRENDERE IN PRESTITO 750 miliardi di euro sui mercati finanziari per la Next Generation EU.
I FONDI RACCOLTI DOVRANNO ESSERE RIMBORSATI ATTRAVERSO I FUTURI BILANCI DELL’UE – non prima del 2028 e non dopo il 2058. Per contribuire a farlo in modo equo e condiviso, la Commissione proporrà una serie di nuove risorse proprie. Queste potrebbero includere una nuova risorsa propria basata sul sistema di scambio delle quote di emissione, un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio e una propria risorsa basata sul funzionamento delle grandi aziende. POTREBBE ANCHE INCLUDERE UNA NUOVA TASSA DIGITALE, sulla base del lavoro svolto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). La Commissione sostiene attivamente le discussioni condotte dall’OCSE e dal G20 ed è pronta ad agire in caso di mancato raggiungimento di un accordo globale. QUESTE SI AGGIUNGERANNO ALLE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE PER LE RISORSE PROPRIE BASATE SU UN’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO SEMPLIFICATA E SULLE MATERIE PLASTICHE NON RICICLATE.
[…]
Tutto il denaro raccolto attraverso la Next Generation EU e il nuovo bilancio dell’UE sarà incanalato attraverso i programmi dell’UE. Ciò significa che ogni euro di investimento sarà messo a disposizione per rimettere in piedi l’Europa, per accelerare la doppia TRANSIZIONE VERDE e digitale e per costruire una società più giusta e più resistente. Significa anche che ci sarà piena trasparenza e responsabilità democratica per il Parlamento europeo e il Consiglio.
Il denaro della Next Generation EU sarà investito in tre pilastri, attraverso 500 miliardi di euro in sovvenzioni e 250 miliardi di euro in prestiti agli Stati membri. Il primo pilastro è il sostegno agli Stati membri per gli
investimenti E LE RIFORME per affrontare la crisi:
– Un nuovo strumento per la ripresa e la resilienza (“Recovery and Resilience Facility”) con un bilancio di 560 miliardi di euro distribuiti in sovvenzioni e prestiti. Questo sosterrà gli Stati membri nell’attuazione di investimenti E RIFORME ESSENZIALI per una ripresa sostenibile. Gli Stati membri elaboreranno i propri piani nazionali di ripresa su misura, sulla base delle priorità di investimento E DI RIFORMA individuate nell’ambito del semestre europeo, in linea con i piani nazionali per il clima e l’energia, i piani di transizione giusta e gli accordi di partenariato e i programmi operativi nell’ambito dei fondi UE.
– Una nuova iniziativa, REACT-EU, fornirà un supplemento per il sostegno alla coesione agli Stati membri, con un budget di 55 miliardi di euro. Questo sarà disponibile a partire dal 2020 e sarà distribuito secondo una nuova chiave di
– Un nuovo strumento per la ripresa e la resilienza (“Recovery and Resilience Facility”) con un bilancio di 560 miliardi di euro distribuiti in sovvenzioni e prestiti. Questo sosterrà gli Stati membri nell’attuazione di investimenti E RIFORME ESSENZIALI per una ripresa sostenibile. Gli Stati membri elaboreranno i propri piani nazionali di ripresa su misura, sulla base delle priorità di investimento E DI RIFORMA individuate nell’ambito del semestre europeo, in linea con i piani nazionali per il clima e l’energia, i piani di transizione giusta e gli accordi di partenariato e i programmi operativi nell’ambito dei fondi UE.
– Una nuova iniziativa, REACT-EU, fornirà un supplemento per il sostegno alla coesione agli Stati membri, con un budget di 55 miliardi di euro. Questo sarà disponibile a partire dal 2020 e sarà distribuito secondo una nuova chiave di
ripartizione che tiene conto dell’impatto della crisi. Ciò garantirà che non vi siano interruzioni nei finanziamenti per le misure chiave di riparazione della crisi e per il sostegno agli indigenti. Sosterrà i lavoratori e le PMI, i sistemi sanitari e le transizioni verdi e digitali e sarà disponibile in tutti i settori, dal turismo alla cultura.
– Per sostenere TRANSIZIONE VERDE, la Commissione propone di fornire ulteriori finanziamenti al Fondo per la transizione giusta e al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. Anche i programmi della politica di coesione saranno
– Per sostenere TRANSIZIONE VERDE, la Commissione propone di fornire ulteriori finanziamenti al Fondo per la transizione giusta e al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. Anche i programmi della politica di coesione saranno
rafforzati nel prossimo periodo di bilancio dell’UE, anche per consentire una maggiore flessibilità.
Seguono altri provvedimenti di carattere più modesto, per sostenere la solvibilità delle imprese private e per finanziare la preparazione avverso future pandemie.
IN SINTESI:
Pare realistico individuare nel “Recovery and Resilience Facility” (560 miliardi) la principale delle proposte presentate in data odierna. A questa si affiancano:
– «Un’integrazione di 55 miliardi di euro agli attuali programmi della politica di coesione da qui al 2022 nell’ambito della nuova iniziativa REACT-UE», – «Una proposta per rafforzare il Fondo Just Transition fino a 40 miliardi di euro, per aiutare gli Stati membri ad accelerare la transizione verso la neutralità climatica»,
– «Un rafforzamento di 15 miliardi di euro per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale per sostenere le aree rurali nel realizzare i cambiamenti strutturali necessari in linea con l’European Green Deal».
Quanto al Recovery and Resilience Facility, questo viene così definito:
«Un nuovo strumento per la ripresa e la resilienza di 560 miliardi di euro offrirà sostegno finanziario agli investimenti e alle RIFORME, anche in relazione alle TRANSIZIONI VERDI e digitali e alla resilienza delle economie nazionali, collegandole alle priorità dell’UE. Questo strumento sarà integrato nel semestre europeo. Sarà dotato di uno strumento di SOVVENZIONE fino a 310 miliardi di euro e potrà mettere a disposizione fino a 250 miliardi di euro IN PRESTITI. Il sostegno sarà disponibile per tutti gli Stati membri, ma si concentrerà sui paesi più colpiti e dove le esigenze di resilienza sono maggiori».
La sua centralità viene confermata tramite queste righe, che ribadiscono la necessità delle riforme e il ruolo chiave della “green transition”:
«Al centro del piano di ripresa ci sarà un nuovo strumento di recupero e di resilienza. L’obiettivo dello strumento sarà quello di sostenere gli investimenti e LE RIFORME essenziali per una ripresa duratura, di migliorare la resilienza economica e sociale degli Stati membri, e di sostenere le TRANSIZIONI VERDI (“green transitions”) e digitali. Sarà a disposizione di tutti gli Stati membri, ma il sostegno sarà concentrato nelle zone dell’Unione più colpite e dove le esigenze di resilienza sono maggiori. Ciò contribuirà a contrastare le crescenti divergenze tra gli Stati membri e a preparare le nostre economie per il futuro.
Lo strumento offrirà un sostegno finanziario su larga scala per gli investimenti e LE RIFORME che rendono le economie degli Stati membri più resistenti. Fondamentalmente, garantirà che tali investimenti e RIFORME si concentrino sulle
Seguono altri provvedimenti di carattere più modesto, per sostenere la solvibilità delle imprese private e per finanziare la preparazione avverso future pandemie.
IN SINTESI:
Pare realistico individuare nel “Recovery and Resilience Facility” (560 miliardi) la principale delle proposte presentate in data odierna. A questa si affiancano:
– «Un’integrazione di 55 miliardi di euro agli attuali programmi della politica di coesione da qui al 2022 nell’ambito della nuova iniziativa REACT-UE», – «Una proposta per rafforzare il Fondo Just Transition fino a 40 miliardi di euro, per aiutare gli Stati membri ad accelerare la transizione verso la neutralità climatica»,
– «Un rafforzamento di 15 miliardi di euro per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale per sostenere le aree rurali nel realizzare i cambiamenti strutturali necessari in linea con l’European Green Deal».
Quanto al Recovery and Resilience Facility, questo viene così definito:
«Un nuovo strumento per la ripresa e la resilienza di 560 miliardi di euro offrirà sostegno finanziario agli investimenti e alle RIFORME, anche in relazione alle TRANSIZIONI VERDI e digitali e alla resilienza delle economie nazionali, collegandole alle priorità dell’UE. Questo strumento sarà integrato nel semestre europeo. Sarà dotato di uno strumento di SOVVENZIONE fino a 310 miliardi di euro e potrà mettere a disposizione fino a 250 miliardi di euro IN PRESTITI. Il sostegno sarà disponibile per tutti gli Stati membri, ma si concentrerà sui paesi più colpiti e dove le esigenze di resilienza sono maggiori».
La sua centralità viene confermata tramite queste righe, che ribadiscono la necessità delle riforme e il ruolo chiave della “green transition”:
«Al centro del piano di ripresa ci sarà un nuovo strumento di recupero e di resilienza. L’obiettivo dello strumento sarà quello di sostenere gli investimenti e LE RIFORME essenziali per una ripresa duratura, di migliorare la resilienza economica e sociale degli Stati membri, e di sostenere le TRANSIZIONI VERDI (“green transitions”) e digitali. Sarà a disposizione di tutti gli Stati membri, ma il sostegno sarà concentrato nelle zone dell’Unione più colpite e dove le esigenze di resilienza sono maggiori. Ciò contribuirà a contrastare le crescenti divergenze tra gli Stati membri e a preparare le nostre economie per il futuro.
Lo strumento offrirà un sostegno finanziario su larga scala per gli investimenti e LE RIFORME che rendono le economie degli Stati membri più resistenti. Fondamentalmente, garantirà che tali investimenti e RIFORME si concentrino sulle
sfide e sulle esigenze di investimento legate alle TRANSIZIONI VERDI e digitali. Aiuterà gli Stati membri ad affrontare le sfide economiche e sociali che sono ancora più critiche all’indomani della crisi, in vari settori come il sociale, l’occupazione, le competenze, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione e la sanità, ma anche in settori legati al contesto imprenditoriale, tra cui la pubblica amministrazione e il settore finanziario».
Particolarmente interessante questa parte:
«La Commissione offrirà un ampio SUPPORTO TECNICO per GARANTIRE che i fondi siano utilizzati al meglio.
Lo strumento è dotato di un bilancio proposto di 560 miliardi di euro per contribuire a finanziare i piani di ripresa e di resilienza degli Stati membri. Sarà dotato di uno strumento di SOVVENZIONE del VALORE MASSIMO di 310 miliardi di euro e potrà arrivare fino a 250 miliardi di euro di prestiti. Lo strumento per la ripresa e la resilienza sarà saldamente integrato nel semestre europeo.
Gli Stati membri elaboreranno piani di recupero e di resilienza come parte dei loro PROGRAMMI NAZIONALI DI RIFORMA. Tali piani definiranno le priorità di investimento e di riforma e i relativi pacchetti di investimenti da finanziare
Particolarmente interessante questa parte:
«La Commissione offrirà un ampio SUPPORTO TECNICO per GARANTIRE che i fondi siano utilizzati al meglio.
Lo strumento è dotato di un bilancio proposto di 560 miliardi di euro per contribuire a finanziare i piani di ripresa e di resilienza degli Stati membri. Sarà dotato di uno strumento di SOVVENZIONE del VALORE MASSIMO di 310 miliardi di euro e potrà arrivare fino a 250 miliardi di euro di prestiti. Lo strumento per la ripresa e la resilienza sarà saldamente integrato nel semestre europeo.
Gli Stati membri elaboreranno piani di recupero e di resilienza come parte dei loro PROGRAMMI NAZIONALI DI RIFORMA. Tali piani definiranno le priorità di investimento e di riforma e i relativi pacchetti di investimenti da finanziare
nel quadro dello strumento, con un sostegno da erogare a rate in funzione dei progressi compiuti e sulla base di parametri di riferimento predefiniti».
Dunque vi saranno (al massimo) 310 miliardi di euro di sovvenzioni per tutti gli Stati Europei, dei quali – si dice – 80 destinati all’Italia. Queste sovvenzioni e questi prestiti saranno formati sulla base del bilancio UE 2021-2027, temporaneamente potenziato per i primi tre anni. Potenziato come? Con i contributi degli Stati membri, ovviamente. Non è facile reperire un dato preciso al riguardo, ma dopo una ricerca pare corretto indicare che l’Italia contribuisca al bilancio UE per circa il 12%, pertanto, assumendo che i 750 miliardi del piano odierno siano tutti da finanziare tramite contributi statali diretti al Bilancio UE, l’Italia, prima ancora di discutere di ogni altro dettaglio, sarà comunque chiamata a versare circa 90 miliardi (e con ciò siamo di già ben al di là dei circa 80 miliardi di sovvenzioni di cui si parla sui media).
Dopodiché, versati i 90 miliardi, l’Italia (se l’ipotesi dei media è corretta) potrà prenderne circa 80 in sovvenzioni e circa 90 come prestiti (non si capisce se questi 172 miliardi totali afferiscano tutti al Recovery and Resilience Facility o siano stati calcolati tenendo conto pure delle altre misure); potrà, ma solo in cambio di un piano di RIFORME, come si dice ovunque nei testi. E quali sono le riforme cui ci ha abituato la UE? Smantellamento del Welfare e privatizzazioni: la loro ricetta è questa e non ne hanno altre, oramai lo sappiamo.
A ciò si aggiunge il rischio di nuove imposte, come detto nero su bianco.
In conclusione: l’Unione Europea ha dimostrato anche oggi, semmai ve ne fosse ancora bisogno, la sua totale incapacità di realizzare la portata epocale della crisi che è appena incominciata, nonché di predisporre veri piani d’ampio respiro attraverso i quali fronteggiarla.
Ci sia concesso di esprimere una nota di demerito per l’informazione mainstream italiana, la quale si rivela sempre meno competente ad ogni nuovo aggiornamento sulle proposte della UE.
Dunque vi saranno (al massimo) 310 miliardi di euro di sovvenzioni per tutti gli Stati Europei, dei quali – si dice – 80 destinati all’Italia. Queste sovvenzioni e questi prestiti saranno formati sulla base del bilancio UE 2021-2027, temporaneamente potenziato per i primi tre anni. Potenziato come? Con i contributi degli Stati membri, ovviamente. Non è facile reperire un dato preciso al riguardo, ma dopo una ricerca pare corretto indicare che l’Italia contribuisca al bilancio UE per circa il 12%, pertanto, assumendo che i 750 miliardi del piano odierno siano tutti da finanziare tramite contributi statali diretti al Bilancio UE, l’Italia, prima ancora di discutere di ogni altro dettaglio, sarà comunque chiamata a versare circa 90 miliardi (e con ciò siamo di già ben al di là dei circa 80 miliardi di sovvenzioni di cui si parla sui media).
Dopodiché, versati i 90 miliardi, l’Italia (se l’ipotesi dei media è corretta) potrà prenderne circa 80 in sovvenzioni e circa 90 come prestiti (non si capisce se questi 172 miliardi totali afferiscano tutti al Recovery and Resilience Facility o siano stati calcolati tenendo conto pure delle altre misure); potrà, ma solo in cambio di un piano di RIFORME, come si dice ovunque nei testi. E quali sono le riforme cui ci ha abituato la UE? Smantellamento del Welfare e privatizzazioni: la loro ricetta è questa e non ne hanno altre, oramai lo sappiamo.
A ciò si aggiunge il rischio di nuove imposte, come detto nero su bianco.
In conclusione: l’Unione Europea ha dimostrato anche oggi, semmai ve ne fosse ancora bisogno, la sua totale incapacità di realizzare la portata epocale della crisi che è appena incominciata, nonché di predisporre veri piani d’ampio respiro attraverso i quali fronteggiarla.
Ci sia concesso di esprimere una nota di demerito per l’informazione mainstream italiana, la quale si rivela sempre meno competente ad ogni nuovo aggiornamento sulle proposte della UE.