(di Samuele Carlucci) C’è un gelo che non si dimentica. Non è quello dell’inverno pugliese, ma quello che ti entra nelle ossa mentre cammini tra i binari di Auschwitz-Birkenau. È passato esattamente un anno da quando, grazie al progetto “Treno della Memoria” promosso dal Comune di Mesagne, ho vissuto quell’esperienza. Oggi, a un anno di distanza, quel viaggio non è più solo una data sul calendario, ma una cicatrice aperta che mi spinge a parlare.
Il peso del silenzio – Visitare Auschwitz nel 2025 è stato uno schiaffo. Non è come guardare un documentario: è il rumore del fango sotto le scarpe, è lo sguardo che si perde tra montagne di valigie e occhiali che appartenevano a persone che avevano i miei stessi sogni. Quel silenzio che avvolge le baracche non è assenza di suoni; è un urlo continuo che ti chiede: “E tu, ora che hai visto, cosa farai?”
Una dignità calpestata, ancora oggi – Mentre il mondo si prepara alle celebrazioni istituzionali del 27 gennaio, non posso fare a meno di guardare fuori dalla mia finestra. Il “Mai più” che abbiamo giurato davanti ai forni crematori rischia di diventare un’ipocrisia se restiamo indifferenti davanti alle macerie del presente.
Oggi, nel 2026, la dignità umana viene calpestata in troppi angoli del pianeta. La vediamo nei volti dei civili sotto le bombe in Medio Oriente e in Ucraina, la leggiamo nelle cronache di chi affoga nel Mediterraneo, la percepiamo nel veleno che scorre sui social. Non possiamo onorare i morti del passato se restiamo spettatori passivi dei massacri di oggi. La memoria non è un museo, è una chiamata alle armi della coscienza.
La Pace non è un desiderio, è una scelta politica. A noi giovani spesso viene detto che siamo il futuro, ma il futuro si costruisce con le posizioni che prendiamo adesso. La Pace non è un concetto astratto o un post su Instagram; è una scelta di campo radicale. Significa dire “no” alla logica della guerra, significa riconoscere che la vita di un essere umano ha lo stesso valore universale, indipendentemente dalla bandiera sotto cui è nato.
La memoria non è una candela che si accende per dovere e si spegne il giorno dopo. È un incendio che deve bruciare l’indifferenza e illuminare la strada verso un mondo dove la dignità umana non sia più un lusso, ma il respiro di tutti.
Oggi la mia voce è una promessa: non dimenticare, non abituarsi, scegliere sempre la Pace.