Quando ho iniziato ad arbitrare l’ho fatto quasi per gioco, non immaginando cosa sarebbe accaduto negli anni successivi. È successo che l’arbitraggio mi è entrato nell’anima, rendendomi completamente incapace di rinunciarvi.
Se dovessi descrivere l’attività arbitrale con una parola, quella parola sarebbe “dedizione”. E non è retorica, poiché l’arbitraggio comporta enormi sacrifici ma ti regala adrenalina pura. Appendere il fischietto è sicuramente una delle scelte più dure che ho dovuto prendere. Qualcuno potrebbe dire che sono esagerato, ma solo chi ha avuto uno strettissimo contatto con lo sport (da giocatore, allenatore etc.) può immaginare cosa significhi staccare la spina con un qualcosa che per anni ha fatto parte ininterrottamente della tua vita.
Ho arbitrato per tredici anni, sono nella pallacanestro da quando ne avevo sette (praticamente da sempre): per me il basket è vita e lo è, in particolare, l’arbitraggio.