(IL DIRETTORE) Fu un cartello innaturale quello messo in piedi nel 2015. Tutti insieme, da destra a sinistra, per far fuori la tracotanza di quel Pd (forse il maggior responsabile di questa situazione) e i resti del centrodestra che Incalza (miracolosamente) era riuscito a mettere insieme. Una vera e propria avventura alla quale Pompeo Molfetta aderì, sordo ai richiami dei suoi vecchi amici, quelli di “A Sinistra” che, silenziosamente, si fecero da parte. Anzi. Molti di essi finirono per votarlo, sia pure turandosi il naso. Pompeo pensò che una volta diventato Sindaco avrebbe potuto governare in piena autonomia, di testa sua. Pensò che avrebbe messo da parte tutti coloro che lo avevano votato. Dimenticò subito che molti lo avevano votato solo perchè sostenuto da Matarrelli e Vizzino, da una parte, e da Giuseppe Semeraro, dall’altra. E fu un grave errore di presunzione. Pensò che una volta a Palazzo Celestini avrebbe avuto la forza di portare tutti dalla sua parte. Così non è stato. Perché, pur stimato come uomo, come professionista e diciamo pure come politico (non amministratore, ed è molto diverso), non aveva e non ha quel carisma che nella politica è fondamentale. Pompeo ha toccato con mano quanto sia difficile governare una città. Figuriamoci se poi uno si isola, se non ha fiducia di chi lo ha votato, di chi gli sta al fianco, dell’apparato burocratico (ricordate? disse che lo avrebbe messo in riga), se rompe con tutti e con tutto. Con quel suo modo di fare non poteva fare molta strada. Non lo ha capito ieri. E non lo ha capito neppure negli ultimi mesi perché, se lo avesse capito, si sarebbe dimesso. Così non è stato. Oggi tutti gli hanno voltato le spalle. Anche i suoi più stretti collaboratori di Giunta e il Presidente del Consiglio comunale. Non perché non gli vogliano bene, non perché sia venuta meno la loro stima nei confronti di Pompeo “uomo”, ma perché hanno capito che il Pompeo “sindaco” li aveva ormai portati in una vicolo chiuso.
Pompeo Molfetta chiude una pagina dolorosa per lui e soprattutto per la città. Dispiace. I mesagnesi che due anni fa gli accordarono fiducia, speravano di aver imbroccato la strada giusta per avere una Mesagne diversa, migliore. Così non è stato.
Ora tutti si sgoleranno per addossare le colpe e le responsabilità dell’arrivo del Commissario Prefettizio. Tutti diremo la nostra, tutti cercheremo il perché, tutti faremo analisi approfondite e tutti grideranno le proprie ragioni. Poi, però, non perdiamo tempo. Maggio è maledettamente vicino. Le forze sane e migliori del paese facciano una serena autocritica ma poi non perdano tempo e si mettano attorno ad un tavolo per lavorare per costruire un futuro per questa Città.
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Se non ricordo male alle elezioni comunali si vota il candidato Sindaco, con Nome e Cognome. E’ evidente che chi lo ha votato ha espresso una preferenza diretta verso il Dr Molfetta e non verso la maggioranza. Infatti alle elezioni comunali esiste il voto disgiunto e a tal proposito sarebbe carino ritirare fuori i risultati elettorali che hanno portato il Dr Molfetta a Palazzo Celestini per capire un po’ come sono andate realmente le cose e confrontare quanti voti ha preso il Dr Molfetta e quante le persone che lo hanno sfiduciato. L’unico aspetto clamoroso mi sembra il silenzio del… Leggi di più »
L’uomo e il politico non sono due cose separate. Costruire il futuro della città? Per favore, sono 15 anni che si sente questa frase 2-3 mesi prima di maggio, è passato il tempo necessario.