Si incontrano in piazza Porta Grande, nei pressi dell’agenzia Atof, dove Emanuele Montanaro (a sinistra nella foto) lavora da quando su soppresso l’attiguo distributore di carburante Shell. Gli si avvicinano due persone. Saranno marito e moglie? L’uomo, in un italiano molto approssimativo, si rivolge proprio a lui: “Ciao cugino”, si sente dire. Emanuele apre bene gli occhi. Fissa quell’uomo. Non lo ha mai visto. “Signore forse si sta sbagliando”, gli risponde. “No, non mi sbaglio, tu sei Emanuele, mio cugino. Tuo papà era fratello di mia mamma. lo sono Ennio, tuo cugino, emigrato in Argentina 56 anni fa. Non sono mai più tornato e non ci conosciamo. Ma siamo cugini”. Emanuele lo abbraccia; sapeva di avere dei cugini in Argentina, a Buonos Aires. Ma non li aveva mai conosciuti.
Ennio Benes, cognome triestino del papà, è tornato a Mesagne dopo oltre mezzo secolo assieme alla moglie argentina, la signora Delia. Ennio nato nel 1946 a Trieste da mamma mesagnese doc, Vincenza Montanaro, ha vissuto la sua infanzia a Mesagne dove si trasferirono. A Mesagne nacquero i due fratelli, Edoardo e Gilberto. Ennio frequentò la scuola elementare Carducci, ad un passo dalla casa dove abitava, le palazzine popolari di via Latiano. Frequentò le tre classi dell’allora Avviamento presso il convento dei Carmelitani. Poi…”Papà era falegname, non aveva lavoro ma doveva dare da mangiare alla famiglia. Allora decise di emigrare in Argentina. Io avevo 14 anni. Ora ne ho 68 ed ho deciso di tornare nella città della mia mamma che ha 91 anni e vive ancora con noi a Buenos Aires. Partimmo in nave da Napoli. Da allora, per motivi di lavoro, non sono più tornato. Ora la mia piccola azienda familiare di batterie per auto la gestiscono i miei 4 figli e prima di morire ho voluto rivedere Mesagne. Neppure i miei due fratelli, anche loro mesagnesi, non sono mai più tornati. Riparto giovedì e quando tornerò a Buenos Aires racconterò che Mesagne è completamente diversa da quella che lasciammo, che è molto bella, ricca di monumenti e che vale la pena tornare per rivedere i posti della nostra infanzia. In Argentina non ha mai incontrato altri mesagnesi o brindisini. Ma questo tuffo nel passato, nei ricordi della mia infanzia a Mesagne, mi ha segnato”.
SON MIS PAPAS!!!