E’ stato un intenso fine settimana per il Commissariato ed in particolare per il personale impiegato nei servizi continuativi di controllo del territorio (le volanti) che, oltre all’adempimento dei normali servizi di istituto quali la vigilanza presso obiettivi sensibili, controllo dei soggetti in regime di restrizione della libertà personale e monitoraggio del territorio al fine di “registrare” ogni elemento utile, ogni fatto di rilievo, si è dovuto occupare di alcuni ritrovamenti.
Il personale della volante è il primo che si interfaccia con i cittadini realizzando la prossimità . Prossimità intesa come vicinanza ai loro problemi, alle loro vicende di vittime di reati, di persone a volte sole, angosciate. E non è semplice riuscire a comprendere con rapidità quale tipo di aiuto cerca il richiedente e le modalità in cui offrirglielo per non compromettere l’esito dell’intervento. Ed è in quel momento che entrano in gioco tanti fattori umani e professionali: la sensibilità dell’operatore, l’esperienza maturata, la capacità , le conoscenze tecniche e giuridiche.
Venerdì pomeriggio è stata ritrovata un’auto, una Lancia Delta di colore nero, rubata a Campi Salentina il 31 gennaio scorso, nascosta all’interno di un casolare di campagna in contrada Santo Stefano. Il mezzo, dopo gli accertamenti di rito con il personale della Polizia Scientifica, veniva restituito al legittimo proprietario.
Un altro ritrovamento, di un oggetto alquanto inconsueto, avveniva domenica mattina. La  pattuglia automontata, presso la Chiesa “Madonna delle Grazie” ubicata  sulla Strada Provinciale 84 Mesagne – San Pietro, rinveniva una scultura in cartapesta di Cristo “Sacro Cuore di Gesù” dell’altezza di circa 1 metro con manto bicolore rosa/azzurro, occultata da un sacco di plastica di colore nero. Da accertamenti esperiti in banca dati si apprendeva che la stessa era stata trafugata dall’abitazione di un privato a San Vito dei Normanni che aveva sporto denuncia alla locale Stazione dei Carabinieri. Lo stesso, pertanto, veniva contattato e precisava agli operatori che trattasi di una statua risalente al secolo scorso, verosimilmente di elevato valore economico, che gli era stata donata dal proprio genitore. Ne tornava, dunque, in possesso.
Ma la vicenda che più delle precedenti ha impegnato gli operatori è quella di una giovane donna mesagnese – che chiameremo Giulia, nome di fantasia-  che sabato, intorno alle ore 16:30 si allontanava da casa rendendosi irrintracciabile e facendo temere il peggio per i suoi familiare che conoscevano il momento difficile che la stessa stava attraversando a causa di un problema di salute.
Alle ore 18,40 circa, quando la figlia della signora Giulia si era presentata in Commissariato disperata per gli esiti negativi delle ricerche poste in essere da tutta la famiglia, gli operatori hanno subito compreso che non si doveva perdere tempo. Ogni minuto poteva essere prezioso, tanto più che il marito della signora Giulia, impegnato nelle ricerche, riferiva che sua moglie aveva di recente manifestato l’intento di farla finita. Dopo aver acquisito le generalità , le fattezze fisiche e le caratteristiche dell’abbigliamento indossato dalla signora Giulia, si dava subito inizio al protocollo operativo per le ricerche di persone scomparse. Ci si attivava personalmente raggiungendo il luogo dove la signora aveva prestato attività lavorativa fino a qualche tempo fa. Le colleghe di lavoro tentavano di contattarla anch’esse sul cellulare che risultava acceso, squillante, ma allo stesso tempo “muto” (privo di risposta).
Le ricerche in tutti i possibili posti ove si sarebbe potuta recare non sortivano alcun positivo effetto. Ad un certo punto si dava avvio alla procedura di geolocalizzazione del telefono in uso a Giulia. Intorno alle ore 00:10 il sistema localizzava l’apparecchio telefonico nel cimitero di Mesagne. Iniziava la corsa contro il tempo da parte di poliziotti e familiari. Si scavalcava il muro perimetrale del cimitero e si iniziava una ricerca mediante formazione a scacchiera verificando se Giulia si trovasse nei pressi dei siti funebri dei familiari deceduti. Particolare attenzione veniva prestata nelle vicinanze della cappella di famiglia ove veniva notata la presenza di un alto monumento funebre con loculi posti a più piani. All’ultimo piano del monumento un operatore si accorgeva, nell’oscurità , della presenza di una sagoma seduta su un gradino di una scala. Era la signora Giulia, immobile, in stato confusionale, insensibile agli stimoli sonori e visivi, infreddolita.
Iniziava un delicato e cauto approccio con Giulia, si “gettava” verso di lei quella “fune” fatta di rassicurazione, conforto, umanità , cui si sperava si aggrappasse senza improvvisazioni drammatiche. L’empatia stava nascendo e Giulia rispondeva a quelle sollecitazioni e a quella fune che le era stata lanciata. Una volta riportata al piano terra la si affidava all’amore dei cari che la portavano a casa e chiedevano l’intervento, sul posto, di personale sanitario. Alle ore 1:30 circa finiva quell’incubo per la famiglia di Giulia e per Giulia.