In questi giorni vi è un “straparlare” da parte del primo ministro Matteo Renzi e dei suoi ministri. Sono notizie veritiere, forse false, semplici allusioni, verità nascoste o promesse non compromettenti in vista della campagna elettorale europea? I pensionati chiedono equità, sicurezza, lavoro e trasparenza. La crisi accentua le diseguaglianze: il 50% della ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione. I giovani sotto i 35 anni sono i più colpiti da questa crisi recessiva. C’è chi guadagna più di 240 mila euro l’anno e chi ha un salario di 1300 euro al mese. Resta incredibile costatare, nonostante aver conseguito un titolo di studio gratificante, e dover accettare chi guadagna 20 volte più dello stipendio medio degli italiani, e che si lamenti. La cosa scandalosa è che la fascia della popolazione più ricca abbia pagato meno tasse rispetto a quella più povera a fronte di un incremento generale della pressione fiscale che ha riguardato tutti. I ricchi in proporzione, hanno avuto un aumento di tasse inferiore rispetto ai poveri e al ceto medio. Questo non è rispetto del sociale.
I pensionati si chiedono com’è possibile parlare di certezze quando una famiglia su tre è a rischio di povertà relativa e assoluta e vive senza lavoro e senza dignità sociale? I pensionati con il loro basso salario, frutto di un lavoro durato una vita, sono coloro che pagano le tasse, tutelano i figli e fanno da ammortizzatore sociale senza avere alcuna gratificazione ed essere considerati. Sul sistema previdenziale, negli ultimi anni, è stata fatta una gigantesca operazione di cassa per lo Stato che porterà nel decennio oltre 80 miliardi. I pensionati chiedono la separazione tra Previdenza ed Assistenza (art..38 Cost..), come avviene in qualsiasi altro Paese.
L’aumento in busta paga di 80 euro mensili per i redditi da 8 mila a 26 mila lordi rischia di penalizzare altre categorie di lavoratori non inclusi nel bonus IRPEF e particolarmente a rischio sono anche le categorie “deboli” come le mamme, i part-time, gli apprendisti e anche i cassaintegrati. A tenerli fuori dal bonus Irpef di 80 euro, pur avendone diritto, sarebbe la cosiddetta “capienza fiscale e contributiva”. In sostanza, per una serie di motivi, ci potrebbe essere il rischio che l’azienda non sia abbastanza “capiente” e quindi non sia nelle condizioni di poter compensare. Il rischio cresce nelle imprese di piccole dimensioni soprattutto in quelle in cui ci sono dei lavoratori in CIG, in quelli che percepiscono un reddito basso o part-time. Nella foto Tindaro Giunta, segretario provinciale Uilp.