La Virtus non ospitava una partita. Ospitava un conto aperto. Arrivava la capolista. Arrivava La Scuola di Basket Lecce. La prima a ferirci all’andata: la prima crepa. Loro arrivavano da favoriti, con il talento di categoria superiore, con l’esperienza di chi ha calcato palcoscenici che pesano, con una imbattibilità di 14 partite. Mesagne, invece, arrivava diversa. Più lunga. Più profonda. Più affamata. Azzaro e Bangu avevano allungato le rotazioni, alzato il ritmo, acceso la miccia. E sugli spalti… una cornice che non si vede spesso. Una città intera pronta a spingere.
Poi la palla sale e qualcosa cambia. Non è una partita: è ferocia. Difesa che morde. Anticipi. Mani ovunque. Luigi Coppola diventa un ladro seriale: palloni rubati, contropiedi, caos. E mentre Lecce prova a capire, il cielo sopra di loro si oscura.
Numero 10. Bautista Fouce. Tripla. Poi un’altra. E un’altra ancora. Una pioggia. Fitta. Impietosa. Una tempesta che non lascia riparo. Tra Coppola e Fouce il ritmo è serrato, incessante. +20. Incredibile, ma vero.
Lecce prova tutto. Cambi, zone, aggiustamenti. Nulla. Mesagne corre, difende, colpisce.
Poi arriva il momento duro, perché le grandi squadre non muoiono mai davvero. A inizio quarto quarto Lecce spinge tutto quello che ha. Rientra a soli due possessi. Il rumore cambia. La partita trema. Ed è lì che succede: Mesagne si stringe, diventa un solo corpo. Un solo respiro. E allora esce il Capitano. Ho visto Marco Giuri… Freddo. Lucido. Senza fretta.
Senza bisogno di guardare il tabellino. Perché certe partite non si inseguono. Si aspettano. Giuri prende la palla quando pesa. Gestisce. Decide. Uno. Due. Tre canestri di fila: cassaforte chiusa. Inerzia spezzata. Messaggio inviato. È l’uomo che avevamo visto a settembre. Quello che non si innervosisce. Quello che sa che la partita, prima o poi, verrà da lui.
E quando arriva… non trema. La difesa amministra. Il ritmo torna nostro.
Il pubblico esplode e differenza canestri ribaltata. Non solo una vittoria. Una vendetta. Bella. Fredda. Lucida. La prima è servita. Ed io, ho visto Marco Giuri, ma stavolta lo hanno visto anche Loro. Fouce e Coppola sono fuoco vivo per ardere la passione. Lui è azoto liquido nelle vene che congela le ambizioni altrui. Ho volato lontano con Bautista, ma torno a casa grazie a Lui.Â
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