Fa
bio Margiglio (a sinistra nella foto), presidente di Assoap (associazione strutture socio-assistenziali pugliesi), presente nel nostro territorio con la residenza socio sanitaria Villa Iris e la residenza per anziani “Il Focolare”, ha scritto al governatore Michele Emiliano per raccontargli il dramma che stanno affrontando i gestori e gli operatori sociali delle Rsa, Rssa, Rsaa, Case di Riposo, Comunità alloggio, Case per la Vita, Crap, etc.). Strutture che sono rivolte alle persone più fragili e, quindi, maggiormente soggette ad alto rischio di mortalità a seguito di contagio con il Covid-19. “Il concetto di “quarantena” o di isolamento – scrive Margiglio – non sono applicabili in tutta la loro estensione a tali tipologie di strutture, nelle quali il lavoro è svolto tramite più turni quotidiani e deve, necessariamente, essere consentito l’accesso ad operatori sanitari esterni (medici di medicina generale degli ospiti, medici specialisti della ASL, servizio 118, etc.). Ciò ha determinato la drammatica situazione che stanno già vivendo le Rsa delle regioni italiane più colpite dal virus, comunità devastate da un tasso di mortalità degli ospiti del 30-40%. Gli esperti, probabilmente, avranno anni di tempo per analizzare e pubblicare studi postumi ed analisi epidemiologiche, ma noi, semplici operatori sanitari che da decenni viviamo sul campo, sappiamo bene che l’indice di mortalità maggiore nelle nostre strutture si registra durante il picco annuale dell’influenza, in genere gennaio-marzo, pur in presenza di massive somministrazioni di vaccini antinfluenzali, cosi come sappiamo che le infezioni nosocomiali sono le più diffuse, in assoluto”.
Fabio Margiglio entra nei particolari. “Le centinaia ( e migliaia) di assunzioni d’ infermieri e Oss da parte degli ospedali pubblici, concentrate nell’ultima settimana, in qualche caso, hanno sottratto la quasi totalità del personale impegnato nelle nostre Comunità, costringendo, il personale rimasto a dei turni massacranti per garantire un minimo di assistenza agli ospiti. Temiamo che nei prossimi giorni sarà peggio. Tale circostanza è aggravata da un’altra causa che ha determinato carenza di personale: tutte le strutture hanno personale assente momentaneamente (per almeno 14 giorni) per quarantene obbligatorie o cautelative. Abbiamo ridotto i servizi al minimo, ma non possiamo resistere ancora a lungo!”.
E continua: “Il Direttore del dipartimento alla salute della Regione Puglia ha disposto la sospensione dei ricoveri nelle strutture extra-ospedaliere, ad eccezione di quelli provenienti dagli ospedali che possono avere accesso solo nelle strutture contrattualizzate con il SSR. Questa ci appare una scelta non condivisibile e pericolosa, posto che, come abbiamo prima precisato, è proprio negli ospedali che troviamo i maggiori focolai di Covid-19. Di contro non possiamo dare sollievo ad anziani, disabili e altre persone fragili che magari vengono da un naturale isolamento domestico (anche di mesi, se non di anni), e che proprio in questo momento hanno perduto la loro rete assistenziale domiciliare e hanno un disperato bisogno di assistenza di tipo residenziale”.
Il presidente di Assoap evidenzia che la più alta percentuale di decessi da Covid-19 si registra nelle Rsa della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia Romagna, etc. “Per la Puglia – teme – che non sarà diverso”. E ricorda al governatore pugliese che ci sono già casi in Rsa delle province di Foggia, di Bari e di Lecce. “Cosa succederà a queste strutture? – chiede -. Quale sarà, se ci sarà, il loro futuro? Dopo la tragedia, molto dopo, per la perdita di vite umane (perché anche la morte di un genitore 95enne, pur già malato, è una tragedia umana) arriverà la tragedia di un’azienda socio-sanitaria stremata e senza più alcun futuro! Non abbiamo dispositivi di protezione individuali. Se è vero quanto leggiamo sulla stampa e sui social, che mancano agli operatori del 118, s’immagini a noi. Sono settimane che risultano introvabili, le nostre scorte sono finite, li abbiamo richiesti alle farmacie ospedaliere, alla Protezione Civile, senza risultato. Cosa dobbiamo fare Presidente, fabbricarli da noi? Possiamo forse farlo con le mascherine chirurgiche (e forse qualcuno ci denuncerà anche per questo!), magari disinfettarle e riusarle, ma non possiamo farlo coi guanti, coi camici monouso, con gli occhiali protettivi, con i copri-calzari monouso etc. A chi ci dobbiamo rivolgere?”.
Fabio Margiglio chiede risposte chiare ed immediate. “Non vogliamo credere che sia una scelta quella di far pagare il maggior costo umano in termini di vittime agli ospiti delle nostre Comunità, come, purtroppo, sta accadendo oggi nelle regioni più colpite: è un dato di fatto! Noi abbiamo un vantaggio, sia in termini temporali che strategici: sappiamo con 15 giorni di anticipo quello che potrebbe accadere in Puglia e, ci auguriamo, con minor impatto, considerate le misure contenitive che sono state assunte, forse per tempo. Attendiamo da Lei queste risposte e le attendiamo prontamente, non se la prenda, perché di tempo non ne abbiamo, non ne hanno i nostri pazienti, non ne hanno i nostri dipendenti, non ne hanno le nostre imprese”. E conclude: “Consideri, infine, e valuti, se nelle varie unità di crisi regionali, comunali, distrettuali che la Regione ha istituito, non sia il caso d’inserire anche un rappresentante territoriale delle associazioni di categoria che rappresentano il nostre settore, anche solo per far confluire su questa figura le istanze che, ci risulta, pervengono quotidianamente e singolarmente agli uffici regionali o alle ASL, restando, quasi sempre, senza risposta o con risposte di natura “burocratica” che, se da noi sempre subite in condizioni di normale e ordinaria amministrazione, di questi tempi e in questi giorni è francamente, ce lo lasci dire, insopportabile accettare. Buon lavoro, per tutti noi”.
Il dramma delle strutture socio-assistenziali pugliesi
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