Il palazzo municipale si presenta in uno stato di evidente trascuratezza. La facciata, un tempo simbolo di prestigio e riconoscimento, mostra segni di degrado e abbandono, che offuscano la sua storicità e bellezza. Questo stato non solo sminuisce l’importanza del luogo, ma solleva interrogativi sul futuro di un edificio che ha tanto da raccontare e che meriterebbe di essere restaurato e valorizzato come un vero patrimonio della comunità di Mesagne
La storia dell’attuale palazzo municipale di Mesagne è intrinsecamente legata alla presenza dei Celestini e a un evento significativo: il soggiorno del Re di Napoli, Ferdinando IV. Originariamente, la comunità celestina si stabilì a Mesagne nel 1528, ricevendo una casa vicino alla chiesa di San Bartolomeo. Questa concessione segnò l’inizio di un importante percorso di sviluppo per l’ordine. Nel 1608, grazie a una donazione, furono ampliati i loro beni, e nel 1636 venne inaugurato un nuovo convento, frutto di altre donazioni e della crescente importanza dell’ordine.
Uno degli eventi più memorabili nella storia del convento avvenne nell’aprile del 1797, quando Ferdinando IV e il suo seguito soggiornarono nel monastero. In questa occasione, il re conferì ai Celestini il titolo regio, sottolineando l’importanza del loro operato e del loro legame con la comunità. Questo onore elevò il convento a simbolo di prestigio e riconoscimento, trasformando il luogo in un punto di riferimento per Mesagne.
Dopo la soppressione dell’ordine, avvenuta a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, il comune decise di riadattare il monastero a casa municipale. Questa transizione segnò un nuovo capitolo nella vita dell’edificio, che, oltre a diventare sede del governo locale, ospitò anche una caserma di gendarmeria e una giudicatura circondariale. Solo nel 1873, il comune riuscì ad acquistare definitivamente l’intero complesso.