L’esempio immortale di Angelo Mignon, un uomo perbene d’altri tempi
Ci sono storie che non hanno bisogno di finire sulle prime pagine dei giornali per fare la storia di una comunità . Sono le storie di chi, dietro le quinte e lontano dai riflettori, ha garantito per decenni il benessere, la cura e la dignità delle persone, lasciando un vuoto incolmabile quando il destino decide di portarle via. Nel gennaio del 2012, Angelo Mignon – per tutti semplicemente “Licchio, il cuoco dell’ospedale” – è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari. Ma a distanza di anni, il suo ricordo resta vivido, forte e splendente, come l’esempio degli uomini d’altri tempi. Quegli uomini perbene, fatti di parola, rettitudine, totale dedizione al lavoro e alla famiglia. Fino al 2005, anno del suo meritato pensionamento, il nome di Angelo è stato per Mesagne il simbolo vivente di affidabilità , generosità e spirito di sacrificio.
IL CORAGGIO DI PARTIRE A 18 ANNI E I SUCCESSI AL NORD La storia di Angelo è la storia di un giovane che ha saputo scommettere sul proprio talento. A soli 18 anni, con la valigia piena di sogni e speranze, decise di lasciare la sua amata Mesagne per andare a imparare un mestiere che sarebbe diventato la sua vita. Spinto dalla passione, si fece le ossa nei migliori ristoranti della Riviera Romagnola, lavorando nelle cucine d’eccellenza di Cesenatico, Riccione e Rimini. Quell’esperienza ad alti livelli, unita a una disciplina ferrea, lo portò successivamente a gestire un servizio di massima responsabilità : la prestigiosa Mensa degli Ufficiali di Torino.
IL RIENTRO A MESAGNE E LO STORICO “BAR RISTORANTE DA LICCHIO” IN VIA MARCONI Forte delle sue prestigiose esperienze al Nord, Angelo scelse di tornare nella sua terra per mettere la sua arte al servizio della sua gente. Prima ancora di vincere il concorso pubblico in ospedale decise di portare la grande ristorazione a Mesagne, aprendo lo storico “Bar Ristorante da Licchio” in Via Marconi. Quel locale divenne immediatamente un’istituzione: per i primi anni ’70, fu il punto di ritrovo fisso, amato e indimenticabile di tantissimi giovani mesagnesi. Lì si respiravano allegria, spensieratezza e convivialità .
35 ANNI DI SERVIZIO IN OSPEDALE: “PRIMA IL LAVORO, POI TUTTO IL RESTO” Con la vittoria del concorso come Capo Cuoco, Angelo trasferì tutta la sua sapienza nelle cucine dell’Ospedale “San Camillo De Lellis”. Ha guidato questo reparto per ben 35 anni di onorato servizio. I piatti preparati da Angelo Mignon erano sempre abbondanti e saporiti, cucinati con cuore e con la cura della classica cucina casereccia, anche se serviti in un ospedale. Il cibo veniva servito nei piatti di porcellana, con posate di acciaio. E arrivava nei reparti ancora caldo, portato con i carrelli direttamente nelle pentole e nelle zuppiere di porcellana, come a casa. Prima che i carrelli partissero per i reparti, era lui a controllarli personalmente uno per uno. Perché ogni reparto aveva un menù diverso e per Angelo non si doveva sbagliare nulla. Era una questione di rispetto verso i pazienti. Chi ha lavorato al suo fianco ricorda la sua bussola d’oro: “Prima il lavoro, poi tutto il resto”. Per 35 anni non ha mai chiesto un giorno di riposo per sé, neanche con la febbre alta. La sua priorità erano sempre i pazienti e i colleghi.
UN GESTO DI CUORE, SEGNO DI DEVOZIONE Ogni anno, in occasione della Festa di San Camillo de Lellis, il 14 luglio, Angelo preparava personalmente un ricco buffet per le Suore della Congregazione delle Figlie di San Camillo De Lellis, fondatrici dell’Ospedale di Mesagne. Era il suo modo di rendere omaggio e portare gioia a chi aveva dato vita a quel luogo di cura. Con piatti curati e abbondanti, offriva un segno concreto di gratitudine e rispetto. In cucina comandava lui, ma sempre con il sorriso. E ogni piatto raccontava la sua dedizione, la sua fede e la sua generosità .
IL VERO MOTORE DELLA SUA VITA: LA FAMIGLIA Se il lavoro era la sua missione, la famiglia era il suo capolavoro. Il suo tesoro più grande erano le sue adorate figlie e la sua cara moglie Ada. È per loro, e grazie al loro sostegno, che Angelo è stato non solo un lavoratore esemplare, ma anche un faro d’amore insostituibile tra le mura di casa.
UN’EREDITÀ IMMORTALE Da quel triste gennaio del 2012, Mesagne ha perso un cittadino esemplare. Ma gli uomini come Angelo Mignon non svaniscono mai: continuano a vivere nei ricordi dei giovani di Via Marconi, nella gratitudine di chi è passato dalle corsie dell’ospedale e, soprattutto, nei valori di onestà , rettitudine e dignità che ha trasmesso alla sua famiglia. Grazie di tutto, Capo Cuoco Angelo. La tua lezione di vita rimarrà per sempre impressa nel cuore della tua città e della tua splendida famiglia. La tua famiglia con infinito orgoglio.
In memoria di “Licchio, il cuoco dell’ospedale devoto a San Camillo De Lellis”
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