Marco Zuccaro (nella foto), mesagnese, 30 anni, laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna con master di I livello in materie socio-psico-pedagogiche e vari esami singoli in materie economiche sostenuti post-lauream, aspirante docente, non condivide quanto nei giorni scorsi Giovanni Vecchio, studente dell’istituto dell’Istituto Tecnico Economico “Epifanio Ferdinando” di Mesagne ha scritto, sotto la guida del prof. Ronzini di Economia Aziendale, e ne spiega le ragioni.
Non nego di essere rimasto alquanto scioccato dalla lettura dell’articolo “Che cosa è il Mes”, pubblicato su questo stesso giornale in data 24 aprile 2020. Di più: mi chiedo quale contributo possa apportare alla cittadinanza una rubrica di economia costruita in tal modo, tra intollerabili semplificazioni e vere e proprie inesattezze. Certo non rivolgo le mie perplessità verso il giovane studente Giovanni Vecchio, al quale vanno i miei più sinceri complimenti per aver dimostrato curiosità circa queste tematiche. Semmai, vorrei esprimere tutto il mio scetticismo verso chi lo ha malamente guidato, sfruttando i buoni propositi di questo ragazzo per riproporre taluni dogmi delle teorie neoclassiche. Vi sarebbe moltissimo da dire, e se mi verrà concessa l’occasione, non mancherò di rispondere ad ogni ulteriore criticità da me rilevata. Al momento, però, onde garantire il buon corso di questa testata, permettendo al lettore di godere di una corretta informazione, conviene ch’io freni i miei impulsi e mi limiti a ribattere alle affermazioni del già citato articolo.
Prima di passare al MES, è necessario rispondere nel merito a due frasi contenute nell’articolo di cui sopra.
Lo studente scrive, infatti: “cercando quindi di stabilizzare l’economia evitando fenomeni negativi come l’aumento dei prezzi e la crescita della disoccupazione ”. Il professor Ronzini dev’essersi dimenticato di informare l’incolpevole ragazzo sulla Curva di Philips, ovverosia sulla relazione inversa che insiste tra inflazione e disoccupazione. Tale relazione è frutto dell’osservazione empirica, e stabilisce che al calare dell’inflazione si accompagna un aumento dei disoccupati. Non mi addentro oltre, altrimenti sarebbe necessario affrontare un discorso sulla stagflazione degli anni ‘70 e su Milton Friedman e seguaci, i quali colsero l’occasione fornita degli shock petroliferi e dalla fine degli accordi di Bretton Woods per affermare le loro discutibili politiche neoclassiche. Non è questa la sede per far politica. Dico solo che mi mette i brividi sapere che ci sono studenti ai quali viene insegnato che è importante garantire la stabilità dei prezzi, anzitutto. Non è così. Il primo obiettivo della politica economica (e di quella monetaria, per riflesso) non è quello di garantire la stabilità dei prezzi (ogni Stato capitalistico sano gode e deve godere di una buona inflazione), bensì quello di massimizzare l’occupazione.
Sempre nell’articolo di Giovanni Vecchio, si può leggere: «il Patto Di Stabilità […] mira a garantire la disciplina di bilancio degli Stati membri dell’UE per evitare disavanzi pubblici eccessivi (eccesso delle uscite rispetto alle entrate) contribuendo così alla stabilità monetaria». È il caso di dire che l’Italia è già oggi uno degli Stati nei quali l’austerità è stata applicata con maggior rigore, eppure tutti i parametri economici e sociali hanno fatto registrare un netto peggioramento, in primo luogo perché siamo costretti a pagare in valuta estera (l’Euro) ingenti interessi sul debito pubblico. È il caso di dire. Ancora, che dal 1995 ad oggi, dunque nell’arco di 25 anni, l’Italia è risultata essere il primo Paese al mondo per avanzo primario medio, segno che il Patto di Stabilità e di Crescita elaborato dall’Unione Europea non funziona, tutt’altro: comprime la crescita, deprime la domanda interna, fiacca i consumi e abbassa i salari. I nostri ragazzi non dovrebbero essere terrorizzati con assurde menzogne sul “debito pubblico”. Andrebbe fatto loro capire, invece, che i cittadini italiani, come quelli di qualsiasi altro Paese, hanno bisogno, non possono fare a meno del deficit pubblico, poiché con il deficit è possibile promuovere l’occupazione e la produzione di beni e servizi, dando impulso e brio all’economia reale. Finché non verrà raggiunta la piena occupazione, il paradigma capitalistico della crescita economica potrà funzionare, e il deficit pubblico sarà perciò indispensabile.
Veniamo al famigerato MES.
Sempre nell’articolo di Giovanni Vecchio, si può leggere: «il Patto Di Stabilità […] mira a garantire la disciplina di bilancio degli Stati membri dell’UE per evitare disavanzi pubblici eccessivi (eccesso delle uscite rispetto alle entrate) contribuendo così alla stabilità monetaria». È il caso di dire che l’Italia è già oggi uno degli Stati nei quali l’austerità è stata applicata con maggior rigore, eppure tutti i parametri economici e sociali hanno fatto registrare un netto peggioramento, in primo luogo perché siamo costretti a pagare in valuta estera (l’Euro) ingenti interessi sul debito pubblico. È il caso di dire. Ancora, che dal 1995 ad oggi, dunque nell’arco di 25 anni, l’Italia è risultata essere il primo Paese al mondo per avanzo primario medio, segno che il Patto di Stabilità e di Crescita elaborato dall’Unione Europea non funziona, tutt’altro: comprime la crescita, deprime la domanda interna, fiacca i consumi e abbassa i salari. I nostri ragazzi non dovrebbero essere terrorizzati con assurde menzogne sul “debito pubblico”. Andrebbe fatto loro capire, invece, che i cittadini italiani, come quelli di qualsiasi altro Paese, hanno bisogno, non possono fare a meno del deficit pubblico, poiché con il deficit è possibile promuovere l’occupazione e la produzione di beni e servizi, dando impulso e brio all’economia reale. Finché non verrà raggiunta la piena occupazione, il paradigma capitalistico della crescita economica potrà funzionare, e il deficit pubblico sarà perciò indispensabile.
Veniamo al famigerato MES.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità, o MES, non è semplicemente un Fondo; è anche e soprattutto una Istituzione. Il suo fondamento giuridico risiede nell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che recita, al paragrafo 3: «Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità».
È interessante notare che la modifica di tale articolo sia avvenuta in violazione degli stessi Trattati europei, giacché le competenze attribuite all’Unione Europea sono state estese senza organizzare una conferenza intergovernativa, bensì tramite una semplice consultazione. Il disposto appena citato va integrato con quanto afferma il Regolamento 472/2013 dell’Unione Europea, il quale afferma, all’articolo 7: «È opportuno rafforzare decisamente la sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri soggetti a un programma di aggiustamento macroeconomico».
Infine, vanno osservati almeno alcuni degli articoli del Trattato istitutivo del MES, onde avere un quadro completo: Articolo 12: «Ove indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri, il MES può fornire a un proprio membro un sostegno alla stabilità, sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite»;
Infine, vanno osservati almeno alcuni degli articoli del Trattato istitutivo del MES, onde avere un quadro completo: Articolo 12: «Ove indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri, il MES può fornire a un proprio membro un sostegno alla stabilità, sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite»;
Articolo 13: «Se è adottata una decisione ai sensi del paragrafo 2, il consiglio dei governatori affida alla Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI – il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria. Il contenuto del protocollo d’intesa riflette la gravità delle carenze da affrontare e lo strumento di assistenza finanziaria scelto».
Articolo 15, paragrafo 1: «Il consiglio dei governatori può decidere di concedere assistenza finanziaria a un membro del MES ricorrendo a prestiti con l’obiettivo specifico di ricapitalizzare le istituzioni finanziarie dello stesso membro del MES».
Per tali articoli è già possibile trarre tre conclusioni molto importanti: in primo luogo, la finalità principale del MES non è, propriamente, quella di soccorrere uno Stato, bensì quella di salvaguardare l’Euro; in secondo luogo, il MES opera attraverso prestiti, ovvero fornisce denaro richiedendo che venga restituito con gli interessi; in terzo luogo, non è in alcun modo possibile eliminare le “rigorose condizionalità” del MES senza passare attraverso una modifica dei Trattati europei. Difatti, in un recente articolo apparso sul sito “laCostituzione.info”, Marco Dani, Professore di Studi giuridici Comparati ed Europei presso l’Università di Trento, e Agustín José Menéndez, Professore di Diritto dell’Unione Europea presso la Università Autonoma di Madrid, dicono bene, quando scrivono a quattro mani: «Tirando le somme: (1) i trattati UE non permettono il ricorso al MES senza condizioni (2) anche se fossero concessi prestiti a condizionalità soft, nulla esclude un inasprimento delle condizioni in un momento successivo». I due Docenti appena menzionati aggiungono, inoltre: «La rinuncia alla sovranità implicita nel MES è assai probabile che si estenda anche alla legge applicabile al debito emesso. Nei “salvataggi” pregressi, si impose che i “nuovi” debiti fossero emessi in base al diritto inglese (nonostante il Regno Unito non fosse membro dell’Eurozona).
Dopo la Brexit, il MES ha scelto di sottoporre le proprie emissioni agli stati debitori al diritto di Lussemburgo. In entrambi i casi, si è scelto di evitare che il debitore modifichi le condizioni o la consistenza delle proprie obbligazioni nell’esercizio della propria sovranità monetaria. La conseguenza di questa pratica è che ogni stato che ricorre all’ESM vede diminuita la possibilità di
un recupero della propria sovranità monetaria anche se decide di lasciare l’Eurozona, dato che in tal caso affronterebbe una montagna di debito in valuta estera senza la possibilità di ridenominarla in futuro». Si desume da ciò la ragione per la quale il MES sia stato istituito in Lussemburgo: per rendere estremamente più complesso, ai limiti della impossibilità giuridica, il procedimento di ridenominazione del debito pubblico, così impedendo agli Stati membri di tornare ad avvalersi di valute nazionali.
Semplificando al massimo la questione, si tratta di un Meccanismo per cui gli Stati membri effettuano versamenti (l’Italia si è impegnata per circa 125 miliardi di euro, e ne ha già versati circa 14) a garanzia di prestiti futuri. Dico “a garanzia” perché di mera garanzia si tratta, in effetti; giacché il MES non opera direttamente con i versamenti degli Stati membri, ma utilizza queste
risorse per ottenere liquidità sui mercati finanziari, e sarà tale liquidità, invero, a costituire l’oggetto del prestito.
Questo irragionevole Meccanismo, proprio come l’Euro, è coerente con l’architettura generale dell’Unione Europea, architettura che, per un lato, impedisce alla Banca Centrale Europea di agire quale prestatore di ultima istanza (ciò che realmente sarebbe d’aiuto agli Stati in difficoltà); per l’altro lato, essa proibisce agli Stati membri di sostenere la domanda aggregata ricorrendo agli
investimenti pubblici e all’aumento di moneta circolante. Detto più semplicemente: non possiamo stampare moneta per sostenere l’occupazione e gli investimenti, né può aiutarci per tale scopo – non in modo diretto – la BCE; dunque si è creata una Istituzione che presta denaro (o per meglio dire, salva il bilancio delle banche private, le quali sono comunque importanti per il benessere di una Nazione e del suo popolo…se solo venissero separate banche d’affari finanziari e banche commerciali), dicevo, si è creata una Istituzione che presta denaro in cambio della attuazione di politiche economiche tipiche del Neoliberismo, ovverosia basate sul paradigma dell’austerità. Una sorta di Bail-Out distorto, effettuato su scala macro-economica. La sintesi migliore di questo orrore l’ha effettuata Wolfgang Münchau, editorialista del Financial Times: «l’Unione Europea non fa macroeconomia, fa credito». Münchau ha racchiuso entro una sola battuta il senso stesso dell’Unione Europea, che è una organizzazione di Stati assolutamente sui generis, guidata da classi dirigenti abituate a rapportarsi alle Nazioni nello stesso identico modo in cui tratterebbero con imprese private. Se ci fermiamo a riflettere, infatti, noteremo che le condizioni imposte dalle regole europee e da strumenti come il MES somigliano in tutto e per tutto ai covenant finanziari, a riprova del fatto che ci troviamo innanzi a una dittatura finanziaria della peggior specie, nella quale viene categoricamente proibito il ricorso a politiche economiche espansive di tipo keynesiano.
Si potrebbe concludere, dunque, affermando che il MES non è un “Fondo Salva-Stati”, ma una Istituzione che tutela lo status quo dell’Unione Europea, il cui sistema economico è improntato all’aumento delle privatizzazioni, alla tutela spasmodica della stabilità dei prezzi, al potenziamento delle esportazioni e all’abbassamento dei salari. Del resto, basti osservare quanto accaduto in Grecia per restare impietriti: la mortalità infantile è aumentata del 43%; tra il 20 e il 30% dei giovani hanno abbandonato il Paese; i posti di lavoro sono calati di 860.000 unità, e questo è solo il dato ufficiale, ed è dunque parziale; la disoccupazione – sempre in via ufficiale – ha toccato quasi 1/3 della popolazione totale; la spesa pubblica è calata del 30%, i redditi sono crollati e, dulcis in fundo, il debito pubblico è passato dal 126% al 180%, a totale conferma del fatto che le politiche economiche europee non solo sono catastrofiche, sono anche totalmente inefficaci.
Mi si potrebbe dire: “Hanno truccato i conti”; al che, ribatterei: è stata Goldman Sachs, con la complicità di taluni politici greci, a trascinare il popolo greco – incolpevole – in un pantano; e come abbiamo visto, la “cura” europea è stata drammaticamente nociva. In questi stessi termini si esprime lo stesso Fondo Monetario Internazionale, in un documento del 2016 ormai dimenticato, dal titolo “Neoliberism: Oversold?”. In tale documento si legge: «Invece di produrre crescita, alcune politiche neoliberiste hanno accresciuto la disuguaglianza, mettendo a rischio un’espansione durevole […]. «le politiche di austerità non solo generano sostanziali costi di welfare dovuti a distorsioni sul lato dell’offerta, ma danneggiano anche la domanda, così peggiorando la disoccupazione».
Si potrebbe concludere, dunque, affermando che il MES non è un “Fondo Salva-Stati”, ma una Istituzione che tutela lo status quo dell’Unione Europea, il cui sistema economico è improntato all’aumento delle privatizzazioni, alla tutela spasmodica della stabilità dei prezzi, al potenziamento delle esportazioni e all’abbassamento dei salari. Del resto, basti osservare quanto accaduto in Grecia per restare impietriti: la mortalità infantile è aumentata del 43%; tra il 20 e il 30% dei giovani hanno abbandonato il Paese; i posti di lavoro sono calati di 860.000 unità, e questo è solo il dato ufficiale, ed è dunque parziale; la disoccupazione – sempre in via ufficiale – ha toccato quasi 1/3 della popolazione totale; la spesa pubblica è calata del 30%, i redditi sono crollati e, dulcis in fundo, il debito pubblico è passato dal 126% al 180%, a totale conferma del fatto che le politiche economiche europee non solo sono catastrofiche, sono anche totalmente inefficaci.
Mi si potrebbe dire: “Hanno truccato i conti”; al che, ribatterei: è stata Goldman Sachs, con la complicità di taluni politici greci, a trascinare il popolo greco – incolpevole – in un pantano; e come abbiamo visto, la “cura” europea è stata drammaticamente nociva. In questi stessi termini si esprime lo stesso Fondo Monetario Internazionale, in un documento del 2016 ormai dimenticato, dal titolo “Neoliberism: Oversold?”. In tale documento si legge: «Invece di produrre crescita, alcune politiche neoliberiste hanno accresciuto la disuguaglianza, mettendo a rischio un’espansione durevole […]. «le politiche di austerità non solo generano sostanziali costi di welfare dovuti a distorsioni sul lato dell’offerta, ma danneggiano anche la domanda, così peggiorando la disoccupazione».
In pratica, anche il Fondo Monetario Internazionale ha certificato il fallimento delle politiche economiche votate all’austerità, asserendo che tali politiche hanno invece funzionato, e molto bene, per l’1% della popolazione globale.
Dato che nell’articolo di Giovanni Vecchio si fa menzione di Klaus Regling, sarebbe opportuno ricercare quanto spietato e irrispettoso dei diritti sociali del popolo greco sia stato, il tedesco, al momento delle “trattative” con le quali si è definito l’intervento in terra ellenica. Di recente, Yanis Varoufakis ha reso pubblico il contenuto di diversi incontri di quel periodo. Si è così potuto conoscere, per esempio, che la stessa Christine Lagarde, all’epoca, parlava delle proteste politiche greche come di “rumori provenienti da Atene”. Anche il Portogallo, uno degli esempi che gli economisti pro-Austerity sono soliti citare, non ha affatto beneficiato dell’utilizzo del MES, ritrovandosi con i salari in diminuzione e la disoccupazione in aumento. Non a caso, il governo socialista di A. Costa, a partire del 2015, ha parzialmente derogato alle ricette imposte da Bruxelles (sarebbe meglio leggere “Berlino” ogni qualvolta ci si ritrovi innanzi al nome “Bruxelles”…), e l’Unione Europea s’è vista bene dal sanzionare il Paese lusitano, dati i risultati raggiunti. Risultati che, peraltro, sono in buona parte dovuti all’aumento di esportazioni e al boom del turismo in terra portoghese.
Tornando al MES, mi pare opportuno risolvere ogni tipo di dubbio sulle sue condizionalità. In merito a tale argomento, sappiamo bene due cose: 1) esse possono essere modificate in qualsiasi momento, e questo basterebbe a chiudere ogni tipo di discussione circa un possibile “MES senza condizioni”: non esiste e non esisterà mai; 2) l’Eurogruppo cui ha partecipato il Ministro Gualtieri
Dato che nell’articolo di Giovanni Vecchio si fa menzione di Klaus Regling, sarebbe opportuno ricercare quanto spietato e irrispettoso dei diritti sociali del popolo greco sia stato, il tedesco, al momento delle “trattative” con le quali si è definito l’intervento in terra ellenica. Di recente, Yanis Varoufakis ha reso pubblico il contenuto di diversi incontri di quel periodo. Si è così potuto conoscere, per esempio, che la stessa Christine Lagarde, all’epoca, parlava delle proteste politiche greche come di “rumori provenienti da Atene”. Anche il Portogallo, uno degli esempi che gli economisti pro-Austerity sono soliti citare, non ha affatto beneficiato dell’utilizzo del MES, ritrovandosi con i salari in diminuzione e la disoccupazione in aumento. Non a caso, il governo socialista di A. Costa, a partire del 2015, ha parzialmente derogato alle ricette imposte da Bruxelles (sarebbe meglio leggere “Berlino” ogni qualvolta ci si ritrovi innanzi al nome “Bruxelles”…), e l’Unione Europea s’è vista bene dal sanzionare il Paese lusitano, dati i risultati raggiunti. Risultati che, peraltro, sono in buona parte dovuti all’aumento di esportazioni e al boom del turismo in terra portoghese.
Tornando al MES, mi pare opportuno risolvere ogni tipo di dubbio sulle sue condizionalità. In merito a tale argomento, sappiamo bene due cose: 1) esse possono essere modificate in qualsiasi momento, e questo basterebbe a chiudere ogni tipo di discussione circa un possibile “MES senza condizioni”: non esiste e non esisterà mai; 2) l’Eurogruppo cui ha partecipato il Ministro Gualtieri
non ha affatto abrogato, né avrebbe potuto abrogare le condizionalità del MES; ha semplicemente previsto, in via eccezionale, e solo per ciò che concerne le spese sanitarie da sostenersi durante l’emergenza Covid-19, che tali condizionalità siano eguali per tutti gli Stati membri. Gli stessi Stati saranno verosimilmente sottoposti a un “rigoroso” piano di rientro in tempi pressoché brevi, giacché è stabilito – nero su bianco, lo si legge nel rapporto ufficiale – che essi dovranno comunque rispettare le regole e i parametri di Maastricht (regole e parametri del tutto privi di fondamento scientifico). Evito di riportare il rapporto ufficiale per non allungare eccessivamente questa analisi, ma è facilmente reperibile sul sito consilium.europa.eu.
Ho lasciato per ultimo la proverbiale ciliegina sulla torta, la chicca, ciò che deve fare inorridire ancor più sul MES: all’articolo 32 del Trattato sul MES, leggiamo: «[…] 3. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione, salvo qualora il MES rinunci espressamente alla propria immunità in pendenza di determinati procedimenti o in forza dei termini contrattuali, compresa la documentazione inerente gli strumenti di debito. 4. I beni, le disponibilità I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative. 5. Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili. 6. I locali del MES sono inviolabili. 7. I membri del MES e gli Stati che ne hanno riconosciuto lo status giuridico e i privilegi e le immunità riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un membro del MES. 8. Nella misura necessaria allo svolgimento delle attività previste dal presente trattato, tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere. 9. Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri».
Ho lasciato per ultimo la proverbiale ciliegina sulla torta, la chicca, ciò che deve fare inorridire ancor più sul MES: all’articolo 32 del Trattato sul MES, leggiamo: «[…] 3. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione, salvo qualora il MES rinunci espressamente alla propria immunità in pendenza di determinati procedimenti o in forza dei termini contrattuali, compresa la documentazione inerente gli strumenti di debito. 4. I beni, le disponibilità I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative. 5. Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili. 6. I locali del MES sono inviolabili. 7. I membri del MES e gli Stati che ne hanno riconosciuto lo status giuridico e i privilegi e le immunità riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un membro del MES. 8. Nella misura necessaria allo svolgimento delle attività previste dal presente trattato, tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere. 9. Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri».
Infine, quanto al carattere di segretezza, leggiamo, all’articolo 34: «I membri o gli ex membri del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione e il personale che lavora, o ha lavorato, per o in rapporto con il MES sono tenuti a non rivelare le
informazioni protette dal segreto professionale. Essi sono tenuti, anche dopo la cessazione delle loro funzioni, a non divulgare informazioni che per loro natura sono protette dal segreto professionale».
Marco, bravissimo una domanda mi sorge spontanea, ma dove sei stato in tutti questi anni? …e poi ci chiamano terroni. Bravissimo Marco continua a fare crescere la nostra Mesagne di talenti.
Giosuè lascia stare le parole e guarda ai fatti, Marco a 30 anni è ancora in cerca di lavoro
Antonella, Marco è in cerca del SUO lavoro, perché a 30 anni è giusto che una persona insegua i propri sogni e le proprie ambizioni, ma questo non significa che non abbia avuto le sue esperienze di lavoro, oltretutto è un praticante avvocato,
Fermo restando che ognuno è libero di seguire una scuola di pensiero che più ritiene giusta, anche il Presidente Conte si è affannato a ripetere: Noi non abbiamo bisogno del MES, ragione per cui pare un analisi esaustiva di un sistema Europeo da rivedere, stante l’ormai affermata supremazia di alcuni Paesi, speriamo che questa o altre classi politiche possano avere il coraggio di cambiare o correggere queste storture.
Ciao Marco … complimenti…questo articolo giralo a Feltri , magari si ravvede su noi del sud..!!!
L’obiettivo dell’alunno del commerciale era quello di spiegare agli ignoranti come me e come tanti altri il significato del mes e infatti finalmente ci ho capito qualcosa! L’obiettivo di Marco non è lo stesso visto che non ci ho capito niente di quello che ha detto. Forse l’obiettivo di Marco è solo quello di fare il saputello.
Dopo una simile lectio magistralis, c’è qualcun altro ancora disposto ad impugnare la bandiera dell’UE?