Le chiese restano chiuse, sono ammessi solo i funerali. L’ira dei vescovi. La Cei (conferenza episcopale italiana), con un comunicato stampa emesso subito dopo la conferenza stampa del premier Conte, ha dichiarato che “Non possiamo accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto, la fede deve potersi nutrire alla vita sacramentale”. Il governo ha fatto subito sapere che nei prossimi giorni studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza. Per i tecnici del Comitato Tecnico Scientifico la riapertura delle chiese già dal 4 maggio non è stata possibile in quanto la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose “comporta, allo stato attuale, alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia”. Per questo motivo riaprire i luoghi di culto sarebbe stato sconsigliabile. La libertà religiosa è un’altra cosa.
Non sta a noi intrometterci in questioni di fede e di culto. Un nostro parere, però, vogliamo esprimerlo. Si può pregare in mille modi, indipendentemente da dove si prega. Per esempio si può pregare in famiglia, come si faceva una volta. In questo periodo c’é stato un boom di ascolti per le messe televisive o alle iniziative religiose trasmesse in televisione. Molte famiglie si sono collegate a TV 2000 vaticana e la messa mattutina di Papa Francesco da Santa Marta delle ore 7 è stata trasmessa anche su Rai1. A nostro parere la riapertura delle chiese e l’assembramento dei fedeli, possono facilitare il cammino del virus invece di bloccarne la propagazione. Al rigore contro la malattia, è giusto che vi partecipino tutti per un senso di responsabilità sia laico che cristiano. Infine, lasciatecelo dire, una conferenza stampa subito dopo l’intervento del premier Conte ci è parso tanto come una ingerenza della Chiesa nello Stato italiano. Un ritorno al passato?
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