(di Franco Gentile*, nella foto) Le gravi difficoltà economiche che sta vivendo la provincia di Brindisi non possono essere ricondotte, esclusivamente, all’attuale fase di emergenza sanitaria determinata dalla pandemia da covid 19 che ormai attanaglia da mesi l’Italia e il mondo intero. I problemi, purtroppo, partono da lontano e richiedono una analisi approfondita per evitare di utilizzare poco e male le risorse che si renderanno (si spera) disponibili anche per il nostro territorio.

Nella foto la foresteria dei congressi alla Cittadella della Ricerca.
L’avviata fase di decarbonizzazione pone seri interrogativi sul futuro del comparto energetico brindisino. Non si parla solo della chiusura di una centrale, ma della conclusione di un ciclo che ha creato – pur tra mille contraddizioni – ritorni economici ed occupazionali importanti per Brindisi e per l’intera sua provincia.
Il riferimento è alle aziende dell’indotto che operano nella movimentazione del carbone, nelle manutenzioni e nelle forniture. Si è creato, insomma, un modello di sviluppo integrato che per decenni ha fatto crescere il comparto industriale brindisino. A questo punto, però, il futuro è tutto da scrivere e le notizie che arrivano da Bruxelles e da Roma circa la possibilità di dirottare su Brindisi parte delle risorse disponibili per la decarbonizzazione sono vaghe e confuse e non certamente confortanti.
E’ evidente, pertanto, che questo territorio ha la necessità di ridisegnare il proprio futuro, partendo dalle proprie potenzialità e utilizzando al meglio i numerosi fondi nazionali ed europei stanziati da tempo e in arrivo copiosi come annunciato più volte da questo Governo, per determinare oggettive condizioni di sviluppo e non per garantire semplicemente iniezioni finanziarie utili ad affrontare le emergenze storiche, come già troppe volte accaduto in passato.
Fortunatamente, però, non tutto è perduto. Altre opportunità si potrebbero determinare per la nostra provincia attraverso un corretto utilizzo della Zes adriatica, della nuova programmazione europea, così come con il varo di un Contratto Istituzionale di Sviluppo che abbracci un’area vasta comprendente Brindisi e Lecce.
Le risorse – secondo gli impegni assunti da più rappresentanti del Governo – prima o poi si renderanno disponibili. Ma starà a noi utilizzarle nel migliore dei modi, determinando condizioni di crescita della produzione, così come dei livelli occupazionali. E per far questo l’interconnessione tra le province di Brindisi, Taranto e Lecce sarà senz’altro auspicabile. E per partire con il piede giusto sarà indispensabile promuovere una visione comune dal basso, un confronto che coinvolga tutti gli attori sociali e istituzionali del nostro territorio, che non si limiti solo a discutere di settori produttivi, se sia meglio investire sull’industria o nel turismo, ma che finalmente ponga una maggiore attenzione al capitale umano, i nostri giovani, il vero futuro di questa nostra comunità, che oggi più che mai hanno necessità di poter rimanere senza dover andare via alla ricerca di luoghi lontani dove potersi formare, dove poter approfondire in ricerca e sviluppo o innovazione tecnologica!
Quale migliore occasione, quindi, per ripensare e ridare valore alla “nostra” Cittadella della Ricerca! Quando fu pensata e realizzata rappresentò un modello lungimirante di visione del futuro, ma con il tempo, purtroppo, ha cessato di svolgere questa funzione e si è trasformata in un “condominio” in cui anche realtà significative come quelle tuttora presenti non agiscono all’interno di un sistema.
Pochi giorni fa, in un confronto pubblico organizzato a Mesagne, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mario Turco, avevo già lanciato l’idea di individuare la Cittadella della ricerca quale il luogo simbolico dal quale ripartire per promuovere lo sviluppo della terra di Brindisi e allora perché, dunque, non considerare la Cittadella come il vero luogo della nostra rinascita sociale ed economica , dove insediare fisicamente quella “cabina di regia” , che certamente S.E. Carolina Bellantoni, neo nominata Prefetto di Brindisi, a breve vorrà costituire, per permettere il confronto tra la città di Brindisi, la sua intera provincia e il governo che Ella rappresenta sul territorio, al cui interno definire la nostra idea di futuro! Uno strumento che dovrà vedere come protagonista, insieme alle Istituzioni, il sistema delle multinazionali presenti in quest’area del paese, le associazioni di categoria e dei lavoratori, gli enti locali, le rappresentanze parlamentari e regionali, il sistema universitario pugliese ed il mondo della ricerca.
Partiamo dalle nostre vocazioni naturali, così come dal grande sforzo compiuto per decenni nel campo manifatturiero attraverso una valorizzazione di quello che è l’esistente, dopo di che stabiliamo che cosa vogliamo fare per il futuro, per quali iniziative chiedere l’intervento dell’Europa e dello Stato, insieme!
E’ così che possiamo sperare di imprimere una svolta rispetto ad un passato fatto di inutili interventi a pioggia. Ma per seguire questo percorso dovremo fornire tutti una incredibile prova di maturità, mettendo da parte stupidi campanilismi per far posto all’interesse collettivo della nostra provincia.
*Presidente provinciale della CNA di Brindisi
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