
COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO DEMOCRATICO
Solo qualche giorno fa La Stampa, attraverso un editoriale, definiva il Partito Democratico come il partito sopravvissuto. Nel senso che nel marasma generale, nel clima di odio verso la politica, il PD è stato l’unico partito rimasto a galla. Il meno peggio.
Il giorno dopo il turno di ballottaggio delle primarie di coalizione di centro-sinistra e più in generale dopo un mese di mobilitazione, di grande organizzazione e di straordinaria partecipazione, noi pensiamo che il Pd non sia semplicemente sopravvissuto ma trascini lo scenario politico del Paese in una fase nuova, utilizzando metodi originali, linguaggi moderni e strumenti fino ad oggi mai adoperati o solo in parte. Le prime primarie ad esito non scontato che si ricordino nella storia della seconda repubblica si sono rivelate salvifiche in termini di rapporto tra politica e cittadini, accorciandone la distanza, ma hanno anche avuto la capacità di sgonfiare movimenti che si nutrono di antipolitica, e che si inseriscono in uno schema noto come quello dell’uomo solo al comando, tipico di democrazie plebiscitarie, che rischiavano, e rischiano ancora, di portare l’Italia fuori dalla competizione globale in un Mondo che corre sempre più a due velocità. D’altronde la storia ha sempre dimostrato come la figura del “solitario” trova presto una sua fine mentre i grandi partiti restano.
Va dato atto a Pier Luigi Bersani, segretario del partito che riscuote più del 30% dei consensi in Italia, aspetto sul quale ritorneremo, di aver avuto grande lucidità nell’organizzazione del campo dei Progressisti che nei prossimi mesi dovrà perseverare nell’opera di definizione dei contenuti e del profilo, con il quale bisognerà presentarsi ai cittadini.
Il segretario del Pd ha inoltre avuto il coraggio di non trincerarsi dietro l’articolo di uno statuto pur essendo il segretario del primo partito d’Italia e già solo per questo unico leader spendibile in caso di consultazioni elettorali come avviene in tutte le democrazie evolute del mondo. Ha prevalso però il coraggio di fidarsi del popolo della sinistra italiana, la voglia di fare tesoro delle diversità insite in una coalizione che si prefigge l’obiettivo di governare e in un partito che si assume la responsabilità di esserne il perno.
Un grande merito va attribuito a tutti i volontari che in questo mese hanno lavorato dando dimostrazione che la politica è fatta da gente per bene e la si fa con tanta generosità esaltando il senso del collettivo. Solo tutti insieme si poteva riuscire a mettere in piedi due giornate che hanno portato al voto qualcosa come più di tre milioni di persone.
Le primarie hanno fatto bene, hanno consolidato una comunità, che sarà il portato di energie di cui avrà bisogno questa coalizione per governare, hanno rinforzato un patto tra varie anime, soprattutto non hanno disciolto il PD come in tanti credevano. Lo scontro interno al Partito Democratico infatti, soprattutto nelle realtà locali ha portato nuova linfa oltre ad aver dato più vigore ad un processo di rinnovamento, che non va sminuito ad una semplice operazione di ricambio, in atto da tempo.
Il partito democratico ha retto a questa sfida del tutto nuova dalla quale esce più robusto e da una dimostrazione concreta di come ci si è lasciati alle spalle, almeno in un campo, l’idea che un uomo solo può salvare tutti. Renzi ha dato il suo contributo e un senso profondo a questa competizione, queste primarie sono state vere come mai prima d’ora anche grazie a lui. Questa esaltante esperienza si è trasformata in un’occasione che il PD ha colto e che apre scenari di speranza rispetto al futuro del Paese.
Nella nostra città le primarie hanno portato ad un grande risultato in termini di partecipazione, il primo comune per numero di votanti al primo turno e il secondo comune, subito dopo il capoluogo, al ballottaggio. Al primo turno la grande affermazione di Vendola, in calo rispetto alla consultazione del 2010, e un dignitosissimo risultato conseguito da Bersani hanno messo in ombra l’onda “rottamatrice” di Renzi. Risultati ai quali è seguito un plebiscito in favore del Segretario Nazionale del Partito Democratico al ballottaggio.
Sui risultati ci saranno delle analisi e dei confronti, per quanto ci riguarda un dato può già emergere, a Mesagne le primarie hanno significato un momento di confronto schietto e che ci permette quale forza popolare che fa del collettivo e della diversità di vedute la sua vitalità, di perseverare in quella opera di rinnovamento già in atto, e che le forze fresche che tanto si sono spese con l’obiettivo di portare a Renzi un numero di consensi maggiore possibile, contribuiranno a consolidare.
Queste primarie hanno raggiunto un obiettivo inequivocabile, hanno catapultato tutti in una fase nuova in cui un partito nella sua nuova forma e con metodi nuovi ritorna centrale rispetto ad un modello basato sul leader. Il confronto può essere anche aspro ma chi perde da una mano e bisogna avere il coraggio di aprirsi e dare a tutti la possibilità di dire la propria. Il primo segnale di cambiamento è arrivato anche dalle nostre parti sarà importante assecondarlo, dargli forza e tradurlo in buone pratiche di governo partendo dai valori di una sinistra che si deve ritrovare ma che già in questa consultazione ha scoperto di poter contare su tante energie e competenze all’altezza del compito. (Nella foto, Alessandro De Nitto, segretario politico del Pd Mesagne)