Prendi uno scavo archeologico. Uno dei millemila in questo benedetto Paese baciato dalla storia. Buchi un prato ed escono fuori tre tombe, in una c’è un corredo intero di ceramiche e tutto il resto. Scende la notte e con lei il rischio, quasi certezza, dei tombaroli in agguato. E tu che fai, timbri il cartellino, metti il lucchetto al cantiere e te ne vai a cena? Magari prima pianti una telecamera di sorveglianza? E se invece prendi il cellulare e fai partire il tam-tam e ti ritrovi con un gruppo di trenta cittadini che dal paese arrivano a difendere la propria storia, piantano una tenda nel prato davanti alle tombe e passano la notte sotto le stelle a presidiare? E magari arrivano pure, all’alba, due ragazzi che si mettono a dare il benvenuto al sole e scaldare tutti a suon di musica elettronica?
Non è fantascienza, è l’Appia. Il periodo non è il secolo prossimo, ma il luglio scorso. Il paese,
anzi i paesi si chiamano Mesagne e Latiano. Il gruppo musicale si chiama Chromophobia e l’album – ovvio – “Appia”. E l’area archeologica? Si chiama Muro Tenente.
“Ad accogliermi al cancello del Parco Archeologico di Muro Tenente , con una maglietta dell’Appia in regalo che come la vedo tolgo lo zaino e indosso, ci sono Mimmo Stella e Giovanni Guarini entrambi di Mesagne – scrive il fotografo professionista Giulio Ielardi che, dopo aver percorso oltre 600 km a piedi e 28 tappe lungo il cammino dell’Appia Antica, partito da Roma, è arrivato al Parco archeologico di Muro Tenente -. Mimmo fa l’infermiere all’ospedale di Brindisi ma tutto il suo tempo libero lo dedica all’Appia e alle altre occasioni culturali di sviluppo del territorio, facendone partecipe il sindaco di cui è consulente a titolo volontario. Giovanni ha un negozio di articoli sportivi (lungo l’Appia!) ed è il presidente dell’associazione sportiva ASD Atletica Mesagne che organizza eventi e iniziative, spesso lungo l’Appia”.
Racconta Ilaria Ricci, 32 anni, archeologa dell’ associazione Impact Archeologia che gestisce l’area per conto della Libera università di Amsterdam: “Questa era una città messapica estesa su 52 ettari, ben 31 dei quali sono stati acquistati dai Comuni. Le tre tombe scavate quest’estate sono perlopiù di età ellenistica, ma qui stiamo trovando resti di epoche diverse”. A cominciare dalla regina viarum, cui sono attribuibili con tutta probabilità due tratti di glareata (superficie stradale grezza in pietrisco) trovati ai due capi del parco. Poi – continua – ci sono i resti di domus, altre tombe, templi, ma quelli più imponenti sono delle mura messapiche tutt’intorno al parco alte fino a 7 metri, larghe 5 e oltre 2 km di circonferenza. Uno spettacolo che va ancora fatto emergere dai rovi. Addossate alle mura vi sono ancora le lastre di copertura in pietra delle tombe, usate per tamponare la muraglia e resistere all’assedio dei romani che volevano punire la città per essersi alleata con Annibale durante la seconda guerra punica. E, persino, le palle di pietra lanciate dalle catapulte”.
Muro Tenente è anche la ricostruzione di una casa messapica; spettacoli teatrali e musicali; persino un orto che produce e vende localmente verdure in un mercatino settimanale. E molto altro. Ma il segreto è il modello gestionale: una convenzione tra i due Comuni di Latiano e Mesagne, l’università del Salento, la soprintendenza e la Libera università di Amsterdam con affidamento all’associazione Impact che coinvolge circa 15 tra giovani e professionisti, tutti residenti nel circondario. E poi l’entusiasmo, che si sente tutto, e la voglia di cercare nel passato le fondamenta solide del proprio futuro. Pare uno slogan. Invece dentro ci stiamo tutti noi. Tutti.
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