(da Corrieredella sera.it) di Gaia Piccardi. A Mesagne c’è una scuola secondaria superiore viva e vegeta e brulicante di apparecchi per i denti, ricci spettinati, jeans sdruciti, All Star alte e basse, borchiate e non, sguardi intelligenti, idee brillanti.
Sono ferma, in coda, a Mesagne. Appia Antica, 10 chilometri da Brindisi. Una strada principale, 28 mila abitanti, 22 frazioni. Sole spietato già a fine maggio. Traffico infernale. Mesangeles, la chiamano i pugliesi. Questa è la città di Melissa Bassi, la ragazza 16enne morta il 19 maggio 2012 nell’attentato all’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi per una bomba piazzata da uno sciagurato che voleva farsi notare, e pur di riuscirci ha ucciso. Entroterra salentino. Equidistante dai due mari. A Mesagne c’è una bella biblioteca comunale, risalente al 1867, che raccoglie un patrimonio di 30 mila volumi. Ci sono un museo archeologico e un castello normanno. E c’è una scuola secondaria superiore (ai miei tempi si diceva “media” senza offendere nessuno), la Aldo Moro, viva e vegeta e brulicante di apparecchi per i denti, ricci spettinati, jeans sdruciti, All Star alte e basse, borchiate e non, sguardi intelligenti, idee brillanti.
Sono qui per parlare di un librino scritto per Bompiani e destinato principalmente ai teenager, Cosimo e Martina, un’avventura letteraria (pum!) che mi sta portando a visitare scuole secondarie e superiori in giro per l’Italia, qualche capoluogo e molta provincia, alla scoperta della meglio gioventù. E la vera scoperta, eureka, la sorpresa nascosta dentro il pasticciotto alla crema, è proprio questa: i ragazzi italiani sono molto meglio di come ce li raccontano le inchieste di costume, le statistiche di mercato, i talent show e i mediocri programmi d’intrattenimento del pomeriggio.
La volitiva preside della Aldo Moro mi racconta che leggere, per i suoi studenti, è un piacere, non un dovere. Che gli smartphone (perché poi chiamarli “smart” se contribuiscono al rimbambimento planetario?) proliferano però quando è ora di una buona lettura tacciono, silenziosi e silenziati. Che gli affari della biblioteca sono fiorenti: e meno male, perché c’è solo l’imbarazzo della scelta. Mi vengono incontro professoresse piene di volontà e iniziative, belle facce del sud chiamate a confrontarsi ogni giorno con questa generazione di passaggio così meravigliosamente plasmabile e porosa, nel senso che è disposta ad assorbire ogni stimolo, input, sollecitazione. Purché valga, come ha valore un buon libro.
Un mestiere prezioso, delicatissimo e mal retribuito in tutta Italia, che in questa frontiera tra Adriatico e Ionio è abbracciato come una sfida esistenziale, un affettuoso braccio di ferro con l’evoluzione di questi giovani che, irrorati dal sole della Puglia, crescono a vista d’occhio, mentre li guardo sedersi ad emiciclo davanti a me e, al via della prof, cominciare a bombardarmi allegramente di domande. Gli “sdraiati” di Michele Serra non abitano qui. Mi mostrano un video sull’adolescenza e il mestiere di crescere delicato e divertente e pieno di umorismo, girato e montato e musicato da due alunni che si nascondono in ultima fila e vengono strappati alla loro naturale discrezione dall’ovazione spontanea di tutti gli altri. Sono curiosi, altro che orizzontali: di me, del giornalismo, di Milano, del Nord, della vita che gli ho portato in classe una mattina qualsiasi di maggio, mentre ci scambiamo sorrisi, applausi e condivisioni, e quella che se ne va con il cuore più ricco di emozioni, non ho dubbi, sono io. Mesangeles, mondo. D’ora in poi non crederò più a tutto quello che scrivono i giornali.