LA NEVE NEL DESERTO Storie di baci e di contagio di Francesco Simone.
Poco importa, pero’ ricordo fosse il 1987. Ricordo fosse marzo. E ricordo mancasse pochissimo alla festa del Papa’.
Mesagne, scuole chiuse per il motivo piu’ bello che possa esserci per un bambino: la neve. Quella “pioggia timida” come la chiamavo io, che aveva seppellito la mia citta’ in maniera inaspettata e completamente fuori stagione. Una nevicata storica, lunga, lunghissima e intensa, intensissima come nemmeno il Natale piu’ fiabesco che io potessi immaginare. Mio padre in casa a rimediare a qualche guaio domestico di mia madre, e come per ogni scampolo di tempo libero, si ingegnava, lui
che era ingegnere, a fare un po’ da elettricista e un po’ da idraulico. “Papa’, usciamo a fare un giro alla villetta?” La villetta, per noi di Mesagne era un parchetto cittadino non lontano dal centro, piccolo ma intimo e per la sua intimita’ era
stata ribattezzata “la villetta degli innamorati”. Io a 12 anni aspettavo di crescere ancora un po’ per potermi sentire eroe su quelle panchine o magari imboscato tra qualche aiuola, ma ahime’ se avessi saputo come sarebbe andata a finire, e cioe’ niente di tutto cio’, forse avrei risparmiato tempo e sogni. “Papa, mena me’, usciamo a fare un giro alla villetta?” “Noni France’, Mesagne e’ deserta, non c’e’ nessuno in giro.””E perche’?” La mia irritante domanda che ricorreva fissa nelle mie giornate, fatte di mille “…E perche’?” e molto spesso irrisolte da nessuna risposta convincente. “Perche’ fa freddo, non lo vedi quanto ha nevicato?”
Nella mia mente stralunata e strasognante, la neve era proprio un ottimo motivo invece per uscire. Perche’ la neve e’ una “pioggia timida” che comunicava in silenzio e con bagliore. Uscii di nascosto a fare amicizia con quella pioggia timida. Chiusi la porta di casa con estrema delicatezza cosi’ da non farmi sentire e corsi verso la villetta degli innamorati.
A terra c’era un misto di acqua e neve non ancora sciolta. I miei pantaloni di fustagno color beige brutti ma di moda erano ormai zuppi come zuppe erano le mie scarpe. Mesagne era deserta. Ma di quel deserto irreale, che la mia esperienza e la memoria di bambino non riconosceva come normale. Non una macchina, non un bambino come me a giocare, non un motorino, non una persona affacciata. Circa cinquecento metri di niente, di nessuno, di deserto.
Reputai che non era una bella sensazione. Tornai sinceramente deluso, zuppo e stupito. Feci fatica a giustificare la mia assenza, mia madre mi evito’ un sonoro rimprovero di mio padre, come solo l’amore di mamma poteva risolvere una situazione complicata. Mio padre forse aveva capito, forse fece finta di non avere capito, o forse semplicemente da bambino curioso avrebbe fatto la stessa cosa.
Me la cavai con “Fra quattro mesi alla Madonna di Luglio vedrai quanta gente c’è a Mesagne”. La Madonna di Luglio e’ la festa patronale, la festa della Madonna del Carmine che pero’ viene detta comunemente “Madonna di Luglio”. Li’ avrei avuto tutto il marasma di persone in giro per il centro che volevo, tutto il chiasso e tutti i bambini festanti al Luna Park. Se c’era una cosa che mi feriva in quel periodo, era Mesagne deserta.
19 Marzo 2020. “Papa’ auguri”. “Grazie France'”. “Papa’, mi raccomando sempre in casa. Sempre. Per qualsiasi motivo”.
“Si, France’, mi raccomando anche a te. Questa disgrazia puo’ colpire anche i giovani e quelli che fanno sport”. “Tranquillo, papa’, so badare a me stesso”. Forse, aggiungo io. “Com’e’ la situazione la’?”. “A dire il vero, ieri mi sono affacciato alla finestra e c’era un silenzio di guerra. Mesagne deserta. A dire il vero…mi sento un po’ piu’ al sicuro”. “Dai che quest’ estate se la Madonna del Carmine vuole ci rivediamo e possiamo mangiare tutti assieme all’aperto”. “Dai papa’, stai tranquillo. Che stanno tutti alle case loro”. No. Io non sono tranquillo per niente. Ma questa volta Mesagne deserta ha travolto quella sensazione di vuoto di 33 anni fa. Strano come l’universo ha cambiato le sue leggi. Strano come la felicita’ sia nel vuoto e prima era nel pieno. Strano come la paura che lui aveva per me nel vuoto e’ diventata un senso di conforto che io ho per lui nel “deserto”. Strano che un abbraccio impossibile e’ diventato piu’ prezioso del platino. In questa surreale guerra di opposti rivoglio un abbraccio vero per mio padre e che deserto sia. E rivoglio quei baci adesso che quella villetta degli innamorati non mi ha mai regalato da bambino se non nei sogni. Ho letto da qualche parte che e’ scritto nelle leggi universali. “Non si possono fermare due corpi che si attraggono”. Baciami prima che l’universo cambi le sue regole. Auguri papa’, auguri a ogni papa’ e auguri ad ognuno di poter baciare e abbracciare fino a dimenticarci del deserto e della neve.
“La neve nel deserto” del mesagnese Francesco Simone
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Castello illuminato con il tricolore
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