
Il consigliere comunale del Pdl, Giuseppe Semeraro (nella foto), prendendo spunto da quanto dichiarato dall’on. Berlusconi in occasione de La Giornata della Memoria, ha inviato in redazione alcune sue considerazioni sulla storia del nostro Paese che pubblichiamo integralmente.
Mi sono sforzato di interpretare il senso delle parole di Berlusconi dette il giorno della commemorazione della Giornata della Memoria, non tanto per giustificare quanto da egli detto, ma quanto principalmente per una sorta di interpretazione autentica.
E devo dire di aver trovato attinenza con quanto detto in Consiglio Comunale il giorno della conclusione delle commemorazioni per i 150 anni della unità di Italia.
Difatti in quella sede sostenevo che spesso accade che le celebrazioni solenni a volte rischiano di dare una lettura distorta della realtà. Infatti alcuni illustri opinionisti, non certo appartenenti ad una specifica area, hanno notato l’assenza del fascismo dalla memoria dei 150 anni e hanno deplorato la sua espulsione dal nostro immaginario collettivo.
E’ ovvio che il fascismo è stato evitato per non dividere ancora il Paese proprio in occasione di una festa unitaria; per non dover dedicare una quota obbligata, istituzionale e ideologica, al suo insulto e per non doverci sorbire, per riparazione, tonnellate di retorica antifascista.
Sappiamo pure che chi lo vuole vivo, il fascismo, lo usa per fini politici ed ideologici strumentali.
Ma alcuni storici di fama si spingono oltre e dicono che se vogliamo davvero recuperare la genuina continuità della nostra storia e della nostra nazione, dobbiamo includere anche quel periodo maledetto e quegli italiani, nostri familiari, che hanno vissuto e creduto nell’epoca fascista.
E’ ferma e dura, senza mezzi termini, la condanna della dittatura, della guerra e del razzismo, è giusto far comprendere la brutalità di alcune scelte, ma tutto questo non può impedirci di ricordare due cose fondamentali.
La prima cosa fondamentale è che occorre rivolgersi e ricordare tutti quegli italiani perbene, uomini e donne, di valore e in buona fede che vissero con dignità e consenso quell’epoca, alcuni sacrificando la loro vita, gente dedita al lavoro ed alla famiglia i cui enormi sacrifici non possiamo ignorare.
La seconda cosa fondamentale riguarda tutte le cose fatte, quelle opere ed iniziative che coinvolsero il popolo italiano nella costruzione pratica, sociale e ideale di un’identità nazionale da amare, includendo anche la disciplina ed il rispetto delle regole.
Una Italia che affrontava in tutti i campi una serie di iniziative che a tutt’oggi non sono state cancellate nè modificate. Sono vigenti e attuali, fanno parte della nostra società.
In quell’epoca su istituita la previdenza sociale, così come l’INPS, che fu istituita con una legge del 35, il regio decreto n.1827. Vide la luce anche l’istituzione dell’INAIL (R. D. 264/33), cosi come fu istituito l’IACP. Furono concepiti gli assegni familiari, la scuola obbligatoria ed il dopo scuola, la lotta all’analfabetismo; fu poi introdotta la educazione fisica nelle scuole e l’assistenza ospedaliera ai poveri.
Nel campo dell’edilizia fu dato interesse al settore della urbanistica, considerata eccellente, e diffusi stili architettonici molto apprezzati. Non si contano le numerose bonifiche di ampi territori.
La rete ferroviaria e la elettrificazione videro un importante sviluppo, cosi come le strade urbane ed extraurbane. Furono realizzati gli acquedotti.
Non fu trascurata la guerra alla mafia ed alla massoneria, (ricordiamo il Prefetto di ferro), e si ebbero costanti rapporti con la Chiesa culminati con i patti lateranensi del 1929.
Furono emanati la maggior parte dei codici giuridici, il codice penale nel 1930, quello di procedura penale nel 1933, il codice civile nel 1940, il codice della navigazione nel 1942.
Furono istituite le Casse rurali R.D. 1706/37 e fu emanata la riforma bancaria. Fu istituito il corpo dei Vigili del Fuoco e della Guardi Forestale.
Queste sono solo alcune delle cose fatte in quel periodo storico, che non guasta ricordare.
Concludevo il mio intervento con la considerazione che i 150 anni di storia vanno presi tutti. Non se possono ricordare 150 meno 20. La storia del nostro Paese dobbiamo ricordarla per intero, anche se non ci piace. E dobbiamo farci i conti. Perché solo così si può evitare di ripetere gli errori del passato e guardare con fierezza al futuro. Il nostro sarà un Paese ancora più civile, e lo saremo anche noi, quando avremo digerito il nostro passato e non ce lo tireremo addosso per rinfacciarci colpe che noi personalmente non abbiamo.
Credo che questo era il senso delle parole di Berlusconi, non certo quello di essere un simpatizzante della dittatura.
Ma in campagna elettorale, si sa, ogni parola detta viene interpretata a seconda delle proprie esigenza politiche da controbbatere all’avversario. Ed è per questo che forse il Cavaliere questa volta avrebbe potuto evitarsela, anche e soprattutto per non offuscare lo scandalo immane del Monte dei Paschi di Siena e e dei rapporti con la sinistra.
Bravo Semeraro,la sinistra a casa.