(di Maurizio Micelli) La realtà narrata surrettiziamente, macroscopicamente incongruente col prepotente percepito, negando ogni logica di base, in spregio alle preziose regole umanistiche, conquiste del diritto costituzionale, genera la diffusione collettiva di un “Intuizionismo “(Bergson) generatore di indefinito disagio esistenziale. Tuttavia la sofisticata manipolazione dell’immaginario collettivo, frutto delle scienze sociali applicate alla comunicazione di massa, anestetizza la paura ed il senso d insicurezza. La collettività nei gruppi e nella cultura giovanile ritiene di poter rinviare eventuali approfondimenti a proposito dei destini del mondo e dei suoi aspetti angoscianti. I ragazzi, per fortuna, hanno sensibilità agli antipodi di questa necessità . Gli adulti non osano “squarciare il velo di Maya” probabilmente a protezione delle giovani generazioni, immergendosi in forme di autoconvincimento che rendano più solida la loro immagine di “Figura in piedi”. Di solido riferimento rassicurante. Quindi anche questi rinunciano a guardare il Leviatano negli occhi, evitano anche essi di perseguire un adeguato approfondimento. L’intuizione del disagio e la necessità di ignorarne le reali cause, genera una diffusa sospensione cognitiva, utilissima a quel potere che è pienamente conscio di questi processi. E profitta anche di coloro che, intuendo e approfondendo si oppongono, speculando sull’eterno infallibile “divide et impera”. Per cui, spianare la strada a processi brutali di ingerenza biopolitica (Foucault), risulterà inevitabile.
Quando la realtà svelerà il suo volto mostruoso,oramai smascherato da dolore e tragedie, la reazione popolare non potrà che generare violenza. (La tragedia non sta tanto nel fatto in se, quanto nella sua ineluttabilità . W. Shakespeare.)
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