Due anni dopo: 26 febbraio 2012-26 febbraio 2014. Domani ricorre l’anniversario di quando Ernesto De Francesco ci lasciò. I suoi amici e compagni hanno inviato in Redazione queste righe.
“Ernesto De Francesco era una persona normale. Non aveva nulla di eccezionale. Aveva pregi e difetti. Anzi, per dirla tutta, aveva più difetti che pregi. Però…c’è un però.  Ernesto sapeva rendere i suoi difetti sopportabili e, per certi versi, anche amabili. Sapeva, cioè, porsi con simpatia, ironia e sarcasmo per quello che era, senza mai pensare di essere il “migliore” o semplicemente “più in gamba” di qualsiasi altra persona.Â
Adriano Celentano cantando “Io con te sarò sincero resterò quel che sono disonesto mai lo giuro ma se tradisci non perdono ti sarò per sempre amico”. A quanto pare cantava anche un poco del suo modo di essere e, forse, anche per questo a lui piaceva ascoltare le sue canzoni.
 Ernesto aveva tante passioni, tanti interessi e sempre tante cose da fare, da organizzare, tanti libri e giornali da leggere, tante persone da incontrare. Amava la musica, il ballo e il rock n’roll che per lui era  una piacevole dimensione da vivere con discrezione accompagnato soltanto dalle persone che lo hanno amato integralmente, che lo hanno amato “senza se e senza ma” e semplicemente per come era e non  per come volessero che fosse.
 Ernesto ha dedicato gli anni migliori della sua vita all’impegno civile, sindacale e politico. Ha avuto una vita colma di tante esperienze, ha incontrato persone di diversissima estrazione sociale (dal  Ministro all’Europarlamentare, dal segretario del Pci allo scrittore famoso, passando dall’analfabeta, cui ogni tanto leggeva il giornale, al disoccupato cui dedicava qualche chiacchiera per infondergli  speranza e fiducia nel futuro) e non è mai cambiato. Sempre senza cravatta e con abbigliamento casual, nascosto da baffi sotto i quali malcelava risate silenziose ma divertite.
 Ha riempito la propria vita e quella delle persone che gli sono state accanto e, in questo incessante quotidiano, non ha mai dimenticato di fare tre cose: la pennichella al pomeriggio, il bagno a mare d’estate, e il rifiuto gentile ma invincibile di mangiare cibi preparati da estranei.
 Vogliamo ricordarlo così Ernesto: da uomo e da amico. E lo salutiamo nel secondo 26 febbraio della nostra vita con quello che conoscendolo ci avrebbe detto: “Mio caro, qui sono nato e in questa  strada lascio il mio cuore. Ma come fai a non capire… e’ una fortuna per voi che restate” (Adriano Celentano). Lui amava profondamente la vita”.Â