Tra i tre tendoni predisposti per accogliere i ragazzi del taekwondo italiano al Foro Italico di Roma, c’era esposta la teca con i resti dell’auto Quarto Savona 15 dentro cui il 23 maggio 1992 morirono, oltre al giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, anche tre servitori dello Stato, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. E’ stato un messaggio che Marcello Pezzolla ha voluto dare “perchè – ha detto – riveste una importanza senza uguali per i cittadini e per i giovani in particolare”.
Il rombo del motore della Quarto Savona 15 è riacceso per vincere l’oblio. “Perchè – ha detto ancora Pezzolla – quel 23 maggio 1992 non morirono solo gli uomini della scorta, ma morirono tre padri, mariti figli e fratelli. “Il taekwondo – prosegue il presidente della taekwondo laziale – non è solo dare calci e pugni, non è vinci tu o vinco io. Questo non conta niente se non c’è nello sport una progettualità di crescita dei giovani, a prescindere dalle vittorie e dalle medaglie. Mi sembrava giusto portare qui quell’auto per il ruolo che ho di dirigente sportivo. Ho il dovere di far conoscere la storia e condividerla con i bambini, con i giovani e con i tecnici, che svolgono l’importante ruolo di educatori. I nostri ragazzi devono crescere sotto il profilo dell’etica, della moralità e del rispetto, valori purtroppo in via di estinzione”.
A Capaci “Cosa Nostra” cercò di fermare quell’auto. Non ci riuscì. Quei rottami continuano a girare in tutte le scuole di polizia per ricordare ai giovani poliziotti la storia di questo Paese e consegnare loro la responsabilità che c’è stato chi, prima di loro, ha dato la vita per le istituzioni e per lo Stato.
Marcello Pezzolla: “Nel taekwondo c’è progettualità per la crescita dei giovani. Il rombo del motore di Falcone è riacceso”
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