C’è un momento, nella carriera di ogni atleta, in cui la traiettoria della vita prende il sopravvento su quella del parquet. Per Marco Giuri– brindi sino, classe 1988, una carriera distribuita tra Serie A, A2 e B, scudetto a Venezia e promozioni pesanti conquistate in piazze storiche– quel momento è arrivato quest’estate. Dopo oltre quindici anni in giro per l’Italia, ha scelto di tornare a casa.
Letteralmente. Non per un ritiro dorato, ma per sposare l’ambizioso progetto della Virtus Mesagne, in Serie C Regionale, squadra che lotta per il salto di categoria.
Una decisione controcorrente, soprattutto per chi ha attraversato palazzetti ben più grandi e scenari più scintillanti. Ma per Giuri, oggi, contava altro. «La scelta di Mesagne e non di una qualunque altra piazza di Serie C è stata molto semplice racconta–. Già l’anno scorso avevo avuto modo di iniziare la preparazione con loro e mi sono sentito subito a mio agio e benvoluto. Per un atleta questa è una cosa fondamentale, a prescindere dalla categoria».
Mesagne non è una parentesi, è una direzione. Il punto d’arrivo di un percorso che parte da lontano, da quando quel bambino che correva a bordo campo a Brindisi guardava gli allenamenti dei grandi e aspettava ogni pausa per tirare con il suo pallone. «Da che ho ricordi chiari nella mia testa ogni giorno ero presente agli allenamenti della squadra della mia città, ai tempi in B1. Sfruttavo ogni piccola pausa dell’allenamento per entrare in campo e tirare. Vedendo quei giocatori capii che la pallacanestro doveva diventare il mio futuro».
A sinistra Giuri con la maglia del Mesagne.
Il talento, però, non basta senza una spinta iniziale. Nel caso di Giuri, quella spinta ha un nome e un cognome. «Mi sono avvicinato al basket grazie a mio padre (Enzo Giuri), ex giocatore della Libertas Brindisi. Mi ha trasmesso la sua passione che poi ho trasformato in un vero e proprio lavoro». Un lavoro che lo porta presto lontano dalla sua città: alla Virtus Siena, prima tappa decisiva, a cui sono seguite Caserta come trampolino verso la A1, poi Venezia, Brindisi, Udine, Verona.
«Ricordo con maggior piacere le annate in piazze dove abbiamo portato a casa un trofeo: dallo scudetto di Venezia, al campionato e la coppa con Brindisi, alle coppe con Udine e Verona. Senza dimenticare Caserta, che per me è stato il vero trampolino di lancio in A1».
Una carriera piena, vissuta senza rimpianti. «Tutte le scelte che ho fatto le ho prese consapevole di dove sarei andato a giocare. Annate positive e meno positive sono all’ordine del giorno per un atleta, ma non cambierei niente». Poi, questa estate, l’infortunio. Quello che ti costringe a fermarti, a guardarti dentro, a decidere cosa davvero conta. «Spero di essermelo lasciato definitivamente alle spalle», dice oggi.
E la scelta di Mesagne arriva proprio nel momento in cui la scala delle priorità cambia. «Quest’anno ho fatto la scelta di non spostarmi più per la pallacanestro anche per occuparmi di cose extra basket. La chiamata di Mesagne è calzata a pennello perché oltre all’aspetto emotivo c’è un aspetto organizzativo di club e voglia di vincere. Valori che nella mia carriera ho sempre inseguito ovunque io sia andato».
La Virtus Mesagne di coach Davide Olive vuole crescere, e lo ha chiamato per questo: per mettere leadership, esperienza, mentalità vincente al servizio di una squadra che ambisce a fare un salto di qualità. Giuri lo sa, e non si nasconde. «Da questa stagione mi aspetto una crescita costante su tutti i fronti: dai più giovani, che piano piano si devono togliere le casacche delle giovanili e indossare quelle senior, ai più grandi, che con l’esempio devono indicare la strada». Mesagne allora non è un ritorno al passato ma un ponte verso il futuro. Un luogo dove mettere radici, o magari costruire un domani in panchina. Di certo, è la prova che il valore di un percorso non si misura solo dai palazzi in cui si gioca, ma dalla profondità delle scelte che lo rendono unico. Marco Giuri, oggi, ha scelto casa. E, a modo suo, ha già vinto.
di Rino Porro, dal Corriere del Mezzogiorno