(di Angelo Stanisci) Sul piano della 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮, il punto è semplice: un’inchiesta sull’usura 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 che in questi anni a Mesagne si sia fatta solo propaganda sulla legalità. Prova, semmai, una cosa più seria e meno comoda da semplificare: che 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗻𝗲𝘂𝘁𝗿𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮𝗿𝗶, non sono definitivi e non si misurano con slogan assoluti.
𝗦𝘂𝗹 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼, confondere la persistenza di un fenomeno con il fallimento dell’intero percorso è un errore di framing. Perché una città può aver compiuto 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗲𝗻𝗼𝗿𝗺𝗶 sul terreno civile, istituzionale e reputazionale e, allo stesso tempo, continuare a presentare 𝘀𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝘂𝗲 𝗱𝗶 𝘃𝘂𝗹𝗻𝗲𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀, zone grigie e comportamenti regressivi.
𝗟𝗮 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝘃𝗮, in termini di marketing politico-amministrativo, non è l’esistenza del caso.
È 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗲𝗮𝗴𝗶𝘀𝗰𝗲. E qui il dato conta: indagine, monitoraggio, emersione, intervento dello Stato. Questo non certifica il fallimento del cambiamento. Certifica che il cambiamento è un processo ancora vivo, non una cartolina.
𝗖’𝗲̀ 𝗽𝗼𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼. La figura del 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮 viene subito usata come arma per colpire una stagione amministrativa, una narrazione cittadina, perfino un’intera idea di trasformazione del territorio. Ma qui serve rigore: una vittima, anche se appartenente alla sfera pubblica, non può essere ridotta a 𝗺𝘂𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮 per regolare conti politici o giornalistici. Altrimenti non si sta facendo informazione: si sta facendo 𝘄𝗲𝗮𝗽𝗼𝗻𝗶𝘇𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼.
𝗟’𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲. Prendere un episodio grave, isolarlo dal contesto storico e usarlo per dire che “𝗲𝗿𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗳𝗶𝗻𝘁𝗼”, “𝗲𝗿𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮”, “𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮”. È una tesi debole, perché ignora la domanda fondamentale: 𝗠𝗲𝘀𝗮𝗴𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝟯𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮? Se la risposta è no — e oggettivamente è no — allora sostenere che negli ultimi anni si sia fatta solo propaganda non è analisi: è propaganda contraria.
𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 Una lettura seria deve tenere insieme due verità: 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗴𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮𝘁𝗮 e 𝗠𝗲𝘀𝗮𝗴𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗶𝗲𝗿𝗶. Negare la prima è ingenuità. Negare la seconda è malafede narrativa.
Mesagne. Attenzione a non trasformare un fatto giudiziario in un’operazione di manipolazione narrativa
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