Il Chips Act proposto dalla Commissione europea per renderemeno dipendente l’Unione dai microprocessori provenienti dall’estero va nella giusta direzione di una riduzione geoeconomica delle catene del valore. Il progetto prevede di aumentarne la quota di mercato dall’attuale 9% al 20% entro il 2030 con un investimento iniziale di 45 miliardi di euro realizzato anche con aiuti di Stato.
Il tema dell’autonomia strategica dell’Unione europea, ribadito anche dal premier Draghi a Versailles, è divenutoimprocrastinabile per la coincidenza di eventi che vanno dalla pandemia Covid-19 all’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia, fino agli elevati aumenti dei prezzi dell’energia e delle materie prime, provocati, in parte, anche da fenomeni speculativi. È evidente, perciò, la necessità di strategie atte a rendere l’Europa meno dipendente da fattori esterni, soprattutto per quei settori industriali più sensibili quali, ad esempio, l’elettronica, l’aerospaziale, la farmaceutica, l’automotive e i comparti ad alta intensità energetica. Guardando agli ultimi due anni, è incoraggiante che l’Unione abbia avviato diverse iniziative volte ad aumentare la resilienza del sistema industriale. Ci riferiamo, sul fronte interno, alla costruzione di nuovi IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo), basati sulla cooperazione e il rafforzamento degli investimenti in R&S; ciò anche in un’ottica di rilocalizzazione di alcune catene del valore strategiche: ne è un esempio l’avvio delle mega-fabbriche di batterie elettriche in Francia e Germania. Quest’anno saranno finalizzati ulteriori IPCEI in quattro settori:microelettronica/connettività, idrogeno, salute e cloud. Inoltre, dal 1° gennaio 2022 sono operative le nuove norme in materia di aiuti di Stato a favore degli IPCEI, sulle quali sarà importante riflettere in merito alle esigenze di finanziamento dei settori con maggiori criticità, valutandone i bisogni e le esigenze specifiche in termini di investimento in R&S o per l’applicazione delle nuove tecnologie.
A breve, la Commissione pubblicherà il secondo rapporto annuale sul mercato interno con una sezione dedicata all’analisi delle dipendenze strategiche dell’UE. Il rapporto mira a completare le informazioni da fornitori esterni per 137 prodotti (su 5200 valutati) che sono utilizzati dai settori industriali più sensibili, conun focus sulle materie prime indispensabili per procedere nella transizione verde, i magneti permanenti, i materiali da costruzionee le Terre rare, termine usato per indicare un gruppo di 17 minerali particolarmente scarsi sulla crosta terrestre e presenti in alcuni metalli, minerali attualmente utilizzati nei comparti maggiormente innovativi. Saranno inoltre esaminati nuovi settori chiave: pannelli solari, prodotti chimici, sicurezza informatica e servizi IT. Da rilevare che dall’analisi ne sono risultati 34 più vulnerabili, cioè con un basso potenziale di sostituzione con la produzione dell’UE. È stata altresì effettuato uno studio approfondito di 6 aree strategiche in cui sono presenti dipendenze: materie prime,batterie, ingredienti farmaceutici attivi, idrogeno, semiconduttori,tecnologie cloud ed erge. A partire dal 2020 diverse iniziative hanno riguardato in modo specifico le materie prime, come il Piano d’azione dedicato, l’istituzione dell’Alleanza industriale sulle materie prime, la costituzione di un gruppo di lavoro ad alto livello sul magnesio, fondamentale per molti ecosistemi industriali.
In ambito spazio e difesa, la Commissione si appresta a presentare una strategia che includerà obiettivi tesi a rafforzare la resilienza delle catene europee del valore in comparti critici quali la quantistica e l’intelligenza artificiale e l’istituzione di un comando spaziale europeo. Nella convinzione che proprio un accesso sicuro e autonomo allo spazio rappresenti un elemento cruciale ai fini di una più forte autonomia, recentemente la Commissione, insieme a BEI e FEI, ha lanciato un Fondo da 1 miliardo di euro per sostenere gli investimenti di Start up e PMI.
Costituisce un ulteriore tassello di questo mosaico il pacchetto sull’economia circolare atteso per marzo, tenuto conto del contributo che può dare, in termini di riduzione delle dipendenze,attraverso maggiori investimenti nella ricerca, nel riciclaggio e nell’uso sostenibile dei materiali. Tra le principali iniziative legislative di rilievo ricordiamo anche il Global Gateway, ovvero la nuova strategia d’investimenti infrastrutturali per rafforzare i collegamenti con i propri più importanti partner internazionali nei cinque ambiti del digitale, clima ed energia, trasporti, salute ededucazione e ricerca. Il Global Gateway punta a mobilitare fino a 300 miliardi di euro in investimenti entro il 2027. Inoltre, l’UE sta valutando la possibilità di istituire uno strumento di credito all’esportazione. Si prevede anche la creazione di un Business Advisory Group per raccogliere input dal settore privato. L’importanza della nuova strategia europea d’investimenti infrastrutturali è evidente: questi contribuiranno, da un lato, allo sviluppo di catene di valore di materie prime sostenibili e resilienti; dall’altro forniranno sostegno all’esigenza di sicurezza/diversificazione delle catene di approvvigionamento. A latere, il nuovo Forum che unisce l’Unione europea e gli USA, il Trade and Technology Council. Il TTC ha lo scopo di creare una piattaforma di dialogo continuo per il coordinamento di una serie di settori e temi chiave, con particolare riferimento alla sicurezza delle catene di approvvigionamenti, previa raccolta di pareri degli stakeholder su: 1) semiconduttori, 2) materie prime critiche, 3) prodotti farmaceutici, 4) energia solare. Il lavoro avviato dal TTC dimostra la volontà di fornire una risposta comune da parte dell’UE e degli USA nell’affrontare gli aspetti critici legati ai blocchi delle forniture. Anche se non sempre esplicitamente menzionata, la Cina è la principale destinataria di molti dei provvedimenti sopracitati.
Opportuno aggiungere che da parte industriale non ci si limita agli auspici, ma in molti casi sono già state attivate strategie proattive. Un esempio: il gruppo Sanofi (tra i principali players del settore farmaceutico e biotecnologico), per la situazione pandemica ha avuto problemi di approvvigionamento della sua materia prima, i ‘principi attivi’, provenienti da fornitori cinesi e indiani. Da ciò la tempestiva decisione di creare una nuova Società, EuroApi, in cui concentrare in Europa la produzione appunto di principi attivi mediante sei unità produttive in Italia (Brindisi), Francia,
Germania e Regno Unito. Società di cui Sanofi deterrà il 30% delle quote azionarie, che si prevede sarà la prima in Europa e la seconda al mondo nel settore.
Giuseppe Di Taranto Professore Emerito di Storia economica Luiss
Angelo Guarini Direttore Confindustria Brindisi