A Taranto per decenni si è detto e scritto che l’Ilva poteva e doveva continuare ad avvelenare l’ambiente perché dava lavoro. Poi si è visto dove si è arrivati. L’altro ieri siamo stati tacciati di creare allarmismo per qualche like quando abbiamo scritto “Anche l’esercito in campo per vietare la movida”. Una notizia data da (quasi) tutti i giornali perché arrivata in redazione con un comunicato stampa della Prefettura. Non tutti lo hanno scritto? Che dire. Ripeto: non siamo stati bravi noi a trovare la notizia. Noi quando scriviamo non ci preoccupiamo di cosa può dire la gente o il padrone. Perché non abbiamo padroni. Noi siamo padroni di noi stessi, sia quando facciamo bene che quando sbagliamo. Lo facciamo per conto nostro.
E allora torniamo a scrivere quello che pensiamo. Non scopriamo l’acqua calda se diciamo che il virus non è scomparso ed è sempre tra noi. E’ un problema reale. Evitiamo di doverci svegliare il prossimo inverno di fronte ad una tragedia. I Sindaci non sanno più come fare per evitare assembramenti che poi rischiano di costare caro alle loro città. Basterà un caso per fare esplodere tutto. Certo adesso è arrivato il caldo e speriamo che ci protegga. Ma è sufficiente una movida sbagliata come quelle che sono state fatte – anche a Mesagne – nell’ultimo week end e si perderà di nuovo il controllo. I Sindaci hanno chiesto dei volontari che affianchino le forze dell’ordine per spiegare alla gente cosa si rischia stando ammucchiati uno sull’altro. Addirittura il sindaco di Milano ieri ha detto che non si può rivedere un altro fine settimana come quello appena trascorso, ed ha annunciato il divieto di vendere bevande alcoliche dopo le ore 19,00. Sicuramente la situazione è diversa da regione a regione. E sono anche d’accordo che bisogna rimettere in funzione le nostre città con qualche margine di rischio. La speranza di tutti è che per pochi irresponsabili non si sia costretti poi a richiudere. Se vogliamo salvare la pelle, dobbiamo cercare per un lungo periodo. Certo non aiutano i tanti decreti, tutti incomprensibili, con decine e decine di clausole da seguire: 3%, 2%, 1,5% ecc. un metro, un metro e mezzo, due metri di distanza. Una babilonia. Ma chi va a controllare. Le questioni non sono chiare, controllabili e gestibili. Il congiunto, il sesto grado, l’amico; l’amico contagia e invece il parente no. Grottesco. Ma al di là di quanto stanno facendo il Governo centrale, quello Regionale ed i Sindaci, siamo sempre noi cittadini che dobbiamo dare una mano in una situazione difficile e di emergenza. Ognuno di noi deve dare un contributo. Questa si chiama responsabilità individuale. Nella foto la movida distanziata a Mesagne.
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