La “Peregrinatio Crucis” vicariale per i giovani è stata un momento intenso di preghiera e cammino, ma anche di ascolto, presieduto dal nostro Arcivescovo Giovanni.
La serata è stata divisa in due parti. Nella prima parte si è vissuto un momento di pellegrinaggio nei luoghi “bui” del centro storico, non solo per esprimere fede, ma per lasciare un segno concreto nei luoghi quotidiani dei ragazzi. Durante le tre soste che sono state effettuate sono stati consegnati ai luoghi dei messaggi di speranza e dei vasetti “illuminanti” per portare luce e speranza nel buio. Il percorso ha toccato anche aree simboliche per i più giovani, spazi di aggregazione dove, come evidenziato dagli organizzatori, emergono spesso fragilità, solitudini e perfino segnali di sofferenza sociale. Tali realtà, presenti nel tessuto urbano e giovanile, costituiscono una ferita che la comunità ha voluto riconoscere pubblicamente e accompagnare con vicinanza e attenzione, ricordandoci che nessuno di noi cammina mai nel buio da solo.
Tra i momenti forti e toccanti della prima parte ci sono state due testimonianze: Alessandro, giovane della comunità terapeutica Emanuel di Oria, che ha raccontato come sia iniziato tutto il suo percorso di smarrimento prima e di ritrovo di sé stesso successivamente. Forte e toccante la sua testimonianza nell’ammettere che tutto è iniziato per solitudine e altrettanto forte la sua scelta di rivolgersi alla comunità
Emmanuel che lui stesso ha definito famiglia.
La seconda testimonianza è stata affidata al commissario di Polizia Giuseppe Massaro, che ha spronato tutti i giovani a riprendersi e ad occupare fisicamente e legalmente quelle che sono e che erano le piazze dell’illegalità. Ha inoltre sottolineato come la presenza e la voglia dei cittadini possano davvero cambiare tutto. Terminate le testimonianze il pellegrinaggio è proseguito sino alla Chiesa Madre dove si è svolto il momento di Adorazione della Croce. I ragazzi hanno potuto scrivere su un bigliettino, nella libertà più totale, una “croce” che li attanaglia e deporlo ai piedi della croce. Al termine del momento di Adorazione l’intervento dell’arcivescovo che ha ricordato ai giovani che chiedere aiuto non è segno di debolezza ma di coraggio.
Terminato l’intervento dell’arcivescovo i ragazzi hanno pescato un biglietto di quelli che loro stessi avevano lasciato nel cesto, non per giudicare o commentare un problema, ma per custodirlo e condividere una croce con qualcuno, perché a volte parlarne con qualcuno è difficile e scriverlo ti aiuta a condividerlo.
“è stato un momento di profonda riflessione e soprattutto condivisione. Le testimonianze segni tangibili dei disagi che ci circondano. La condivisione delle nostre croci mi ha profondamente colpito, il biglietto che ho
preso è un grido di aiuto”. Così si esprimeva una partecipante.
La consulta vicariale di Pastorale Giovani
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