Le R.S.A.? Adesso tutti sembrano essersi accorti della loro esistenza. E, come spesso accade, molti sono pronti a metterle sulla graticola, anche per scaricare proprie responsabilità. Che sono gigantesche. Prima del Covid è come se non esistessero.
Il virus è penetrato solo in una minima parte delle migliaia di strutture presenti sul territorio nazionale. La gran parte di queste strutture sta combattendo per evitare e/o limitare i contagi.
Le R.S.A. non sono nate, né sono strutturate, come un reparto di medicina infettiva ospedaliera, ma gestiscono anziani affetti da patologie croniche, non acute, né infettive. Ma una R.S.A. può fermare una pandemia? Come può una struttura residenziale dove le persone vivono come se fossero a casa loro. Non sono reparti ospedalieri; non ci sono camere e reparti di isolamento. Chi fa i decreti, chi fa le ordinanze, chi scrive i protocolli dovrebbe entrarci dentro per capire il “vissuto” di queste strutture che oggi sono costrette a fronteggiare l’epidemia. Per il momento reggono, tra enormi tensioni e difficoltà, ma non sappiamo fino a quando. Ieri Vincenzo Montanaro, gestore di una struttura a Rutigliano, ci ha confessato che per reperire le mascherine si è dovuto rivolgere al mercato nero. Per cambiarle giornalmente, se non cambia nulla in meglio, ci vorranno migliaia di pezzi che è difficile reperire perché gli ospedali hanno la priorità. Senza prendere in considerazione l’onere economico con prezzi in aumento, anche per logiche speculative.
Montanaro ci ricordava che queste strutture erano nate e dimensionate per funzionare in “tempo di pace” e non in “tempo di guerra”. Gli spazi, l’organizzazione generale e il personale, sono dimensionati con quella logica. Con il Covid dovranno cambiare radicalmente. Come? Come si potrà far rispettare il “distanziamento sociale” ad un anziano con l’alzheimer? Dovrà essere legato al letto? Come potranno dire ad un anziano che ha ancora una discreta autosufficienza, abituato ad uscire dalla sua camera, a giocare a carte con gli altri ospiti, guardare la tv insieme agli amici, a dirgli che a causa del Coronavirus deve restare in isolamento. L’altro giorno un anziano fermato dai carabinieri sul litorale di Ostia ha risposto che essendo vecchio non gli importa di morire. Come faranno a dire al vecchietto che non può uscire dalla camera, che deve mangiare da solo, che non può ricevere i parenti? Chi scrive i protocolli ed è pronto a puntare il fucile su queste strutture probabilmente non ha mai visto un anziano depresso. Le R.S.A. – diceva ieri Montanaro – sono residenze dove le persone ci abitano e ci vivono”.
Concludo rivolgendo un grazie al personale di queste strutture che, oltre a vivere le tensioni che stiamo vivendo tutti, si reca al lavoro quotidianamente, sapendo di esporsi al pericolo e di esporre al pericolo i propri famigliari. Tutti hanno una casa ed una famiglia. Lo fanno in silenzio, senza clamore. A loro va tutto il nostro ringraziamento, a loro sì. A loro che con professionalità, serietà, senso del dovere stanno lavorando al meglio di quello che sanno e che possono fare; a loro che, pur preoccupati della situazione, non si sono mai tirati indietro ed hanno sempre dato la massima disponibilità per affrontare questa emergenza. Dietro la mascherina, i loro occhi sorridono. A loro va tutta la nostra compressione. Siamo in guerra, ma prima o poi finirà.
Oggi tutti si sono accorti che esistono le RSA
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